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  1. Piero Rispondi
    Grazie all'intervento governativo si è creato il panico tra i risparmiatori, non hanno più fiducia nelle banche. Il risparmio è sempre stato in Italia un punto di forza, ci è ricorso lo stato per il suo indebitamento, le banche per finanziare le imprese. Oggi, vista la perdita di fiducia nelle banche, i risparmiatori si sentiranno sicuri solo con lo stato, le imprese cosa faranno? Il risparmio deve essere tutelato sempre, proviene dal reddito già tassato e non consumato, esso è il motore dell'economia. Oggi questo motore è stato rotto dal,governo.
  2. Massimo Matteoli Rispondi
    Con tutta sincerità non so come si possano definire "aiuti di stato" dei pagamenti fatti da privati. Non si può certo invocare l'interesse pubblico alla tutela del risparmio, visto che ogni banchiere intelligente, se vuole continuare a fare affar,i ha un chiaro interesse "privato" a garantire i propri clienti, attuali e futuri. Il punto, però, non è questo. Non penso che la decisione finale a Bruxelles sia stata presa sulla base di questo dibattito teorico. Al contrario in questa vicenda vedo poco mercato e parecchia politica: il nostro paese non si decide a voler ridurre il deficit ed allora dopo la campagna di Grecia si dà il via a quella d'Italia. Non a caso si parte dalle banche , colpevoli per la Bundesbank del gravissimo "crimine" di avere troppi titoli di stato italiani in bilancio. Non è complottismo, né fantapolitica, basta leggere quello che scrivono gli ambienti vicini a Scauble o l'intervista dello scorso dicembre di Lars Feld al Corriere http://www.corriere.it/.../dovrete-colpire-i-risparmi...., che definire "brutale"è un eufemismo. Non è nemmeno antieuropeismo, al contrario saranno questi folli sacerdoti dell' austerity che se non si fermeranno porteranno l'Unione alla rovina . Fino ad oggi il "potere della parola" di Draghi (anche ieri all'opera) ha impedito il peggio, ma quanto ancora potremo durare se non seguiranno fatti concreti, cioè più sviluppo e soprattutto più occupazione?
  3. enrico baffi Rispondi
    Con riferimento all'ILVA mi sembra che si possa parlare di esternalità ambientale. Deve per questo l'ILVA eliminarla? Per decidere se un'esternalità deve essere corretta, come in questo caso, si dovrebbe vedere chi è arrivato prima: l'ILVA o i residenti dei quartieri vicino alla fabbrica? Se si dovesse ritenere che l'ILVA aveva diritto a produrre la nuisance, l'aiuto nei suoi confronti sarebbe un aiuto per i vicini. Tuttavia la regola del "coming to the nuisance" non deve valere sempre, come insegna la giuseconomia. Il problema è discusso dal 1960, da quando Coase pubblicò il suo articolo. Ma, allora come si fa a decidere se ci sono aiuti di stato?
  4. Tom Rispondi
    Dunque le banche grandi - di rilevanza sistemica non pagheranno mai - mentre le piccole si. E dividere i too big to fail!? Non ci si pensa nemmeno....
  5. bob Rispondi
    ...c'è chi la polvere la lascia ben in vista e chi la nasconde sotto il tappeto. Ma la polvere sempre c'è!