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  1. alessandro Rispondi
    Giudicare dalla laurea l' istruzione di una persona appare poco corretto. In genere chi é a capo di un'azienda é per merito, il che vuol dire anche conoscere, nel vero senso della parola: Quindi sapere, saper fare e saper essere. Il che non sempre si acquisisce all'università. Occorrerebbe maggiormente riflettere sull'utilità della laurea, che appare sempre più spesso un titolo nobiliare non rappresentativo del merito
  2. Antonio Sciala' Rispondi
    Molto interessante. Nella scarsa diffusione dei contratti integrativi a livello di micro-imprese, immagino che un ruolo importante lo possa giocare l'elevata quota di semi-sommerso che caratterizza quella classe dimensionale: che bisogno c'è di un contratto integrativo esplicito, se ne posso sottoscrivere uno "implicito" (a costo fiscale zero) col lavoratore? Nessun incentivo, fosse anche l'azzeramento della tassazione dei premi, può modificare tale comunanza di interessi. Il dato relativo al Mezzogiorno mi sembra possa confermare tale ipotesi. Conclusione: finché non si mette mano ad una politica industriale che abbia come obiettivo principale la crescita della dimensione media delle imprese italiane, qualsiasi riforma del sistema di relazioni industriali è destinata - a mio modestissimo avviso - a fallire.