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  1. Lorenzo Pinna Rispondi
    Salve il tema delle macchine automatiche o meno che espellono i lavoratori dal mercato e creano disoccupazione e' antico quanto la rivoluzione industriale. A parte i noti seguaci di Ned Ludd che distruggevano i telai meccanici, i grandi economisti di fine '700, e primi '800 si cimentarono con questo interrogativo (fra questi Smith, Ricardo, Malthus, Say, De Sismondi).
    • bob Rispondi
      quando Nobel inventò la dinamite ci fu chi ci fece mine per fare gallerie e alleviare la fatica e il rischio dell'uomo e chi ci fece bombe per ucciderlo. Basterebbe cambiare il concetto di economia e di produzione industriale per andare di pari passo con le invenzioni tecnologiche. L'economia di avere una finalità: ripartizione della richezza prodotta, questo non vuol dire "economia sovietica" vuol dire introdure un altro concetto di profitto. Il tema da aprire è questo: cosa è il profitto nell'era dei robot?
  2. Ezio Rispondi
    Il lavoro conseguentemente all'introduzione delle nuove tecnologie tende alla continua trasformazione. In tutti i campi il lavoro da manuale è diventato lavoro svolto dalle macchine guidate dall'umano o dal computer. Il nuovo sono la tecnologia e l'efficienza con un trasferimento dei compiti esecutivi dall'umano alle macchine. Questa trasformazione oltre a cambiare il modo di lavorare degli umani cambia anche il modello amministrativo e contabile, trasferendo i costi dalle spese agli ammortamenti. La paura che questa trasformazione provochi disoccupazione sembra essersi dimostrata, almeno fino al 2000, più che inconsistente solo temporanea. Ciò è dovuto alla diversa curva del ciclo dell'innovazione che va dall'idea, alla sua realizzazione e al suo uso. Ciò che ha più influito sulla riduzione dell'occupazione sembra essere stata la mancanza della domanda di prodotti conseguente alla mancanza di fiducia nel sistema socio-economico, con la riduzione della capacità di spesa delle famiglie e con la sentita necessità delle stesse al risparmio per sostenere potenziali peggiori situazioni di vita. Si mette quindi in luce il disagio derivante dalla diverso arco temporale in cui due fenomeni si mettono in evidenza, l'uno ad impatto sul breve periodo che fa emergere le incongruenze della trasformazione (disoccupazione, contenimento dei consumi, impatto socio-politico, ecc.), l'altro di periodo più lungo determinato dal nuovo equilibrio che si stabilisce a trasformazione avvenuta.
  3. Pierre Rispondi
    Il problema è insito nel capitalismo e nella ricerca assoluta del profitto. Le nuove tecnologie vengono usate per aumentare la produttività e ridurre il capitale umano che costa e da solo problemi. Quindi produrre di più, spendendo di meno per guadagnare di più. Se però la gente non ha lavoro chi compra i prodotti così realizzati? La tecnologia dovrebbe servire a lavorare tutti meglio e di meno in modo da avere il tempo di poterci evolvere e diventare qualcosa di più di quello che siamo: ovvero la specie che sta distruggendo il pianeta in nome del dio denaro. A me vengono i brividi quando sento che in un mondo dove le risorse sono sempre di meno, le persone sempre di più, l'unica via è la crescita ed il consumo.
  4. Simone Spetia Rispondi
    Il punto è interessante. Ma il tema di fondo mi sembra che sia: quali effetti produce la nuova ondata di automazione? Negli ultimi anni sono emerse due scuole: la prima ritiene che si genererà disoccupazione tecnologica anche a medio termine; la seconda che l'automazione sia in parte responsabile (e sempre più lo sarà in futuro) di polarizzazione dei redditi e disuguaglianze. Difficile trovare qualcuno che ne neghi l'impatto, perché questa volta, per le caratteristiche di velocità di diffusione, crescita e implementazione della tecnologia, sembra che effettivamente sia diverso rispetto alle predizioni di Marx, Keynes, Ricardo, Colbert e molti altri. Almeno di questo va preso atto. Dieci anni fa Levy e Murmane qualificavano la guida di un auto come difficilmente sostituibile da una macchina. E oggi...
  5. bob Rispondi
    ...rileggendosi Adriano Oliveti (Democrazia senza partiti - Ai Lavoratori etc) forse si trova la risposta e anche la soluzione, che non dovrebbe essere un dramma ma bensì un paradiso