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  1. AM Rispondi
    A mio avviso il problema non è la tassa sulla casa a favore del Comune, ma la dimensione di questa tassa. Monti fece l'errore di un rialzo improvviso e troppo elevato ( l'IMU) rispetto all'ICI generando sconcerto fra i proprietari effettivi e potenziali di case con il risultato di far crollare il mercato e mettere in difficoltà il settore edilizia e i settori dell'indotto.
  2. Fernanda Sarzi Rispondi
    La tassa sull'abitazione principale è diffusa nel mondo occidentale: una ragione ci sarà. Quello che il cittadino chiede non è la sua abolizione (pura demagogia renzian-belusconiana) ma un'equa corrispondenza al tipo di casa cui si riferisce nonché, per le fasce di reddito, sotto una certa soglia (per esempio quella che dà diritto all'esenzione dal ticket) di una detrazione se non la totale esenzione. La gente chiede cose ragionevoli, non la luna.
    • diana Rispondi
      Il cittadino medio chiede l'abolizione di ICI/IMU/TASI e basta (forse dà fastidio perché la pagano quasi tutti, mentre se tornasse nel calderone IRPEF la popolazione interessata sarebbe altra...)
  3. Vincesko Rispondi
    La considerazione più importante, però, che, a mio avviso, va fatta è che il dibattito, aperto dalle dichiarazioni di Renzi, prontamente alimentato ad arte dai suoi reggitori di coda vecchi e nuovi, sull'abolizione della IMU-TASI sui ricchi (appena 60.000 residenze su circa 34 milioni) è solo un modo furbesco di stornare l'attenzione dalla colpa principale: favorire i ricchi e i relativamente benestanti, che costituiscono la stragrande maggioranza degli Italiani, fregandosene sia dei principi contenuti nell’art. 53 della Costituzione, sia della natura iniqua e destrorsa del provvedimento che snatura vieppiù il PD, sia degli affittuari, che sono "soltanto" 15 milioni e che - come fiscalità generale - pagheranno anch'essi lo sgravio.
  4. Vincesko Rispondi
    Giusto, ben detto, l’art. 53 Cost. non rileva solo per la progressività ma anche per la capacità contributiva, che tiene conto non solo del reddito ma anche del patrimonio. Art. 53 Cost.: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Il principio di capacità contributiva (art. 53 Cost.)  Le leggi che istituiscono e regolano i tributi, pertanto, devono rispettare il principio di capacita` contributiva, sancito dall’art. 53 Cost., secondo cui Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacita` contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività. • Quali sono i fatti che esprimono capacità contributiva? • Che cosa è la capacità contributiva? • L’indice generatore di capacità contributiva è, per eccellenza, il reddito. • Oltre al reddito, sono considerati indici diretti di cap. contributiva, anche il patrimonio e gli incrementi di valore del patrimonio. • Sono, invece, indici indiretti di capacita` contributiva, il consumo e gli affari (colpiti dalle imposte indirette, come le imposte di fabbricazione, l’imposta sul valore aggiunto, l’imposta di registro, ecc.).
  5. Mark.arduino Rispondi
    La tassa sulla casa è una tassa dovuta in quanto detentori del titolo di proprietà. Non mi pare abbia fondamenti logici includere tra i soggetti anche coloro che non possiedono tale titolo. Escludendo dalla popolazione di riferimento gli inquilini non proprietari la tassa risulta essere regressiva come dimostrato dai grafici di sopra.
    • antonio caputo Rispondi
      Non condivido lo scritto, che ritengo astratto e apodittico. Ben puo' presumersi , ed e' la realta', che vi siano soggetti privi di reddito o con redditi modesti o anche modestissimi, proprietari di prima casa ( altra cosa sono le seconde, su cui occorrerebbe peraltro approfondire meglio)), La progressivita' dell'art.53 non puo' condurre all'esproprio o all'impossibilita' di pagare. Casi limite, numerosi.Piu' comunemente, sarebbe sufficiente inserire la casa in una scala che personalizzi l'imposta personale, tenendo conto del reddito, del nucleo familiare, di persone a carico, di disabili in famiglia o non autosufficienti. Meglio ancora sottrarre agli enti locali il potere di fissare aliquote. Altro ci sarebbe da aggiungere. Certo per un tricco, molto meglio stare in affitto!
    • Massimo Fiaschi Rispondi
      Dopo aver letto l’articolo condivido alcune considerazioni riguardanti le imposte sul lavoro e la progressività del sistema tributario. In Italia i dirigenti, sommando quelli del settore pubblico e del privato, sono circa 308mila, lo 0,7% del totale contribuenti. La categoria genera circa il 12% del gettito Irpef complessivo e paga un’aliquota media Irpef del 37,8% contro il 18,5% medio degli altri contribuenti. Considerando le addizionali regionali e comunali, la tassazione sul reddito supera il 40% e, sommata a tutte le altre imposte dirette e indirette, porta oltre al 75% la pressione fiscale sulla categoria. Riporto questi dati (tratti dalle dichiarazioni 2013 e rielaborati da Nicola Quirino, ne abbiamo parlato sul blog pensioni qui http://pensioni.manageritalia.it/2015/01/20/tanto-per-fare-due-conti/) per evidenziare che l’uso dei “big data” potrebbe non soltanto rendere più equa la valutazione del valore della casa ma, anche, permettere di calcolare con maggior precisione l’impatto delle differenti tasse locali e, magari, la ricchezza reale dei cittadini in base ai beni posseduti e ai consumi. Per realizzare davvero la progressività delle imposte, infatti, occorre contrastare l’evasione fiscale/contributiva, costruendo un sistema fiscale capace di misurare sia i redditi da lavoro, sia il patrimonio sia il tenore di vita, mettendo tutti i cittadini sullo stesso piano e impedendo a chi può di fare il furbo. Massimo Fiaschi, segretario generale Manageritalia
  6. AM Rispondi
    La tassazione delle case dovrebbe servire a coprire le spese sostenute dai Comuni per assicurare i servizi riguardanti le abitazioni (le prime case comportano maggiori spese delle abitazioni di vacanza) ed essere ripartita fra proprietari e inquilini. Non dovrebbe invece servire a finanziare altri tipi di spese comunali e soprattutto gli sprechi di molti comuni. Al fine di assicurare un profilo sociale dovrebbe essere garantita a tutte le abitazioni una franchigia di 300-500 Euro. Ho poi molti dubbi sul "valore di mercato" delle abitazioni, valore che oggi soprattutto in località turistiche appare oltremodo incerto. In sostanza si parla di un certo livello di prezzi, ma se un proprietario si trova nella necessità di vendere con una certa urgenza non trova il compratore se non a condizioni di svendita. Prezzo anche oltre il 40% in meno rispetto a quello che avrebbe incassato nel 2011, pagamento differito, elevate commissioni di agenzia.