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  1. Claudio B Rispondi
    Non è chiaro cosa lo studio voglia stimare: l'effetto di breve periodo degli investimenti oppure quello di lungo termine? E poi: sono le osservazioni (aree geografiche) di simile grandezza? Altrimenti paragonare il +2% a Napoli con il -2% a Maratea sarebbe come paragonare mele con pere: a livello aggregato l'effetto è ben diverso.
  2. Piero David Rispondi
    Sull'efficacia della spesa i due autori hanno ragione. Sulle ragioni non basta l'analisi quantitativa. Ad es. il PO FSE Sicilia 2007-2013 ha finanziato nei sette anni del programma quasi 1 miliardo di euro di cors di formazione (circa la metà della dotazione iniziale del fondo). Ma questa spesa non si è tradotta in nuova occupazione perché quei corsi fino al 2010 gravavano sul bilancio ordinario (circa 300 milioni di euro l'anno). I tagli dei trasferimenti statali e la riduzione delle entrate fiscali ha costretto la Regione Siciliana a spostare la spesa sul FSE. Quindi quella che doveva essere spesa aggiuntiva, per creare nuova occupazione, è diventata spesa sostitutiva per compensare la riduzione delle risorse ordinarie. E lo stesso meccanismo è avvenuto con percentuali molto simili per il FESR.
    • MS Rispondi
      Esattamente. Il suo esempio indica uno dei casi nei quali la spesa non è aggiuntiva, ma sostitutiva di spesa nazionale. Quando questo succede, e a prescindere dalla qualità/efficacia della spesa, perchè mai ci si dovrebbe attendere una modifica di indicatori di occupazione o sviluppo? Questo sarebbe possibile solo se si assumesse che la spesa dei fondi strutturali fosse qualitativamente di molto superiore alla spesa nazionale. Ma non è del tutto così, o non è sempre così. La spesa non è solo sostitutiva in termini monetari, ma anche le strategie originarie dei fondi strutturali, spesso ambiziose, vengono piegate ad esigenze diverse e molto più ordinarie. Una valutazione macro, su serie storiche lunghe, mostra come non ci siano misteri nell'aumento del gap macroeconomico tra Nord-Sud, che è correlato ad una riduzione dell'intervento pubblico per lo sviluppo, cresciuto in termini relativi nel Centro-Nord, con conseguente ampliamento dei divari nel Paese. Valutazioni più specifiche, su opere, regolazioni e politiche, contribuiscono a migliorare notevolmente la conoscenza del contesto e dell'efficacia della spesa, purchè non si confonda tutto insieme e non si usino indicatori come i valori immobiliari come variabili dipendenti. I valori immobiliari variano non solo per ragioni di sviluppo, ma per dinamiche speculative connesse ad una grande massa di risparmi in libera uscita in cerca di extraremunerazioni (Piketty).
  3. MS Rispondi
    A me sembra che l'articolo segua un approccio sbagliato. In primo luogo la spesa dei fondi strutturali, nel Sud, è contestuale ad una severa contrazione della spesa pubblica nazionale e per investimenti (che emerge soprattutto se si opera il confronto tra Centro-Nord e Sud). Quando ciò accade, come negli ultimi 15-20 anni, le spese della coesione intervengono in un quadro macroeconomico che acuisce i divari territoriali nazionali, vieppiù durante la crisi economica. In secondo luogo, l'idea che i pagamenti (presi genericamente nell'insieme) possano essere confrontati con effetti su variabili territoriali non tiene conto che tra i pagamenti possono esserci "oggetti" di diversa natura, il cui impatto sui processi di sviluppo differisce nel tempo e nei modi. In terzo luogo è mia opinione che l'uso di una varibile come i valori immobiliari non tenga conto della natura "depressa", di lungo termine, di molti contesti in via di spopolamento e calo demografico, dove la dinamica immobiliare non segue l'andamento delle aree sviluppate. In generale l'articolo non tiene conto della diversità dei contesti. Considera il Sud d'Italia come "la stessa cosa" rispetto al Centro Nord. Questo è a mio avviso un errore teorico prima che statistico, a fronte del quale gli esercizi econometrici "non tornano". In un'area più arretrata, solo discontinuità consentono modifiche strutturali dei comportamenti.
  4. Luca Rispondi
    Articolo molto interessante, però bisognerebbe chiedersi se nel meridione i problemi sono i finanziamenti europei oppure questi sono da ricercare tra i numerosi fattori che hanno impedito lo sviluppo del sud nel primo quarantennio della Repubblica, quando il Governo agiva in un'ottica di intervento straordinaria. Sarebbe interessante analizzare i risultati del centro-nord
  5. Cristofaro Rispondi
    L'articolo è senz'altro interessante: mi piacerebbe conoscere il risultato replicando la stessa metodologia per le regioni del Centro Nord. Sarebbe inoltre altrettanto interessante, stante la dimensione economica dei "finanziamenti" ex UE, capire su quali variabili è stato effettivamente prodotto un effetto nei sistemi locali del Sud. LC