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  1. Avv. Aniello Sandolo Rispondi
    Caro prof. Bordigon non concordo con il contenuto del suo articolo in quanto l'approccio alla riduzione della spesa pubblica è simile a quello di Cottarelli e quindi si taglia e basta ma non si colpisce in via definitiva l'origine del debito. Pur riconoscendo i meriti della Commissione Cottorelli, sarebbe meglio seguire un'altra strada a mio parere più sicura e proficua di effetti e risultati strutturali.
  2. Michele Rispondi
    1) Il grafico 1 con la enorme scala delle ascisse rispetto alle ordinate è fatto per far sembrare tutto costante o quasi 2) mischiare i dati di pensioni e cassa integrazione rende i dati non leggibili 3) la spesa corrente che si mantiene costante sul GDP non è un bel risultato 4) il crollo degli investimenti pubblici ha un effetto negativo sul ciclo; si doveva fare il contrario 5) annunciare che i lavoratori di oggi avranno pensioni peggiori delle attuali (serve una ottava riforma...) non aiuterà certamente la ripresa dei consumi interni.
  3. Ludovico Rispondi
    E' un errore che si ripete affrontare il problema della spesa pensionistica come fosse tutta spesa pubblica. Fino a che persisterà questo approccio non emergeranno soluzioni ragionevoli e quindi accettabili. La spesa c.d pensionistica è in parte spesa pubblica in quanto corrispondente alla spesa sociale, di tipo extracontrattuale, tipica di uno Stato, che ha in Costituzione il welfare, e in parte è "spesa privata", in quanto derivante da contratti di lavoro, di diritto privato, che lo Stato ha stipulato con i dipendenti della PA. Quest'ultima deve essere scorporata nelle riflessioni sulla spesa pubblica. E' come se, mutatis mutandis, un'azienda privata volesse portare via il TFR maturato dei dipendenti per aggiustare i propri conti.
    • luigi Rispondi
      Attenzione a non cadere nell'inganno teso dal governo della guerra tra poveri ( baby pensioni prepensionamenti ecc.) . Bisogna essere uniti e rispondere che se il governo decidesse di trasformare le pensioni in essere in pensioni calcolate col contributivo : i pensionati uniti deciderebbero di spendere molto meno danneggiando i consumi interni e,di conseguenza, la ripresa.
  4. Maurizio Rispondi
    Se ho ben capito non si è tagliato dove si doveva tagliare e non è stata colta l'opportunità della sentenza della Corte per rivedere "equamente" l'intero sistema. Congratulazioni!
  5. Savino Rispondi
    Qui mi pare che ce n'è solo per chi già si è fatto una posizione da un pezzo, per i pensionati di alto livello che continuano a lavorare o ad avere privilegi.
  6. paolo Rispondi
    Più ci penso e più mi convinco che possiamo salvarci solo se tagliamo drasticamente la spesa per pensioni senza ridurle di un centesimo. E no, non intendo proporre esecuzioni di massa, ma un meccanismo per cui una % crescente della pensione (es. 0% fino a 2000 €, poi a crescere fino al 50% a 5000 €) non viene più erogata in denaro, ma in azioni delle società veicolo che realizzano le infrastrutture (e perché no, anche la riqualificazione del patrimonio immobiliare pubblico): Basterebbe "trasformare" una quota molto ridotta (circa 15% del monte pensioni) per ottenere un raddoppio secco della spesa per investimenti senza ledere i diritti di alcuno e ottenendo anche un forte aumento della sorveglianza civile sul modo in cui i soldi vengono spesi (non sarebbero più solo soldi soltanto pubblici, ma anche propri...)
  7. Henri Schmit Rispondi
    1. Bisogna rispettare il diritto = la consulta. 2. Inaccettabile voler ribaltare la decisione con la nomina parlamentare dei nuovi giudici; se è vero (e lo è!), significa che qualcosa non va con la consulta, che non è indipendente. 3. Un certo tipo di pensiero pseudo-liberale da qualche lustro pretende convincerci che lo Stato deve essere equiparato a un privato; allora la consulta avrebbe ragione, pacta sunt servanda. Ma non è così! 4. Lo Stato non è un'impresa privata; almeno all'interno dell'ordinamento nazionale non fallisce, e non può licenziare i suoi dipendenti, che fra tante altre garanzie godono di una garanzia A VITA per il loro lavoro. Questa asimmetria dovrebbe comportare un diritto "del principe" di modificare le regole dell'ingaggio unilateralmente, per ragioni gravose (=necessità) e in termini GENERALI (=equità) . In altri paesi con meno problemi di finanza pubblica si fa così, si ritoccano i diritti presunti "acquisiti" di intere categorie di dipendenti pubblici. Perché non limitare da domani di un colpo la remunerazione totale (non solo lo stipendio) dei funzionari secondo nuovi parametri obiettivi. 5. Se non si osa fare questo, come si può pretendere di ridurre unilateralmente le pensioni (medie-piccole, senza nemmeno eliminare gli abusi più gravi). 6. Come farlo? Impossibile con l'attuale potere della consulta; e peggio se si risolve con nomine "vincolate". Unica strada = nuovo strumento: iniziativa popolare di legge costituzionale e referendum vincolante.
  8. Massimo Gandini Rispondi
    Le pensioni e i diritti acquisiti (quelli che consentono attualmente a 230mila italiani di percepire lapensione da prima del 1980...incommentabile) sono le zavorre che trascinano a fondo questo paese. Prima ci si mette mano (ignorando il reparto geriatrico chiamato corte costituzionale che vive in una realtà sfasata da quella reale) ,meglio è
  9. Rainbow Rispondi
    Quest'analisi dettagliata, dati alla mano,fa giustizia di tanti luoghi comuni che ci vengono continuamente propinati e spacciati per verità assoluta! La tanto criminalizzata spesa pubblica primaria, compresa quella per il pubblico impiego (contratti bloccati dal 2010, in odore di incostituzionalità,la Consulta si pronuncera'il 23 giugno) e'stata ridotta,non e'vero che non si e'fatto niente,ed e'prevista in calo nei prossimi anni! Il problema e'che tale risultato è stato ottenuto comprimendo sopratutto la spesa per investimenti, ed in parte,quella della pubblica amministrazione! L'unica voce che corre,nonostante la legge Fornero che ora si vorrebbe allentare,e'la spesa previdenziale. Ha ragione Tito Boeri che vorrebbe metterci mano per riequilibrare i tanti squilibri presenti nella stessa dopo ben 7 riforme! Segnalo a tal proposito,l'illuminante contributo in tema di Sergio Rizzo stamane sul Corriere.it con l'articolo dal titolo:" Il guazzabuglio delle Pensioni che blocca l'Italia"! Il sistema pensionistico italiano, dopo ben 7 riforme,e'un concentrato di privilegi e di ingiustizie altro che diritti acquisiti! Prendano nota i conservatori,i giudici della Corte che ignorano queste cose e l'art. 81 della Costituzione, i formalisti del diritto come Rodotà e i populisti d'Italia che strumentalizzano ogni cosa pur di attaccare il governo sostenendo che la scandalosa ed ottusa sentenza della Consulta andrebbe applicata alla lettera! Se applicassimo alla lettera quella sentenza dovremmo sfasciare il bilancio pubblico per dare 18 miliardi ai pensionati,molti dei quali baby o con pensioni pagate in parte con la fiscalità generale! Parafrasando Toto’: "ma fatemi il piacere"!