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  1. Carlo Bonadonna Rispondi
    la sottovalutazione dei rischi a fronte di una forte motivazione (fare una gita è altamente motivante, oppure l'azienda è mia) è un problema, tanto quanto la sopravvalutazione dei rischi (l'azienda non si muove più e.. la pancia cresce) come possiamo approfondire il tema ?
  2. marcello Rispondi
    Confondere un evento incerto, cioè caratterizzato da un intervallo di probabilità, con un cigno nero, cioè con un evento estremo, non mi sembra un buon punto di partenza. Esistono bollettini delle valanghe che definiscono la probabilità su una scala da debole a moto forte (es. AINEVA). Un evento estremo come Katrina o Fukushima ha caratteristiche completamente diverse. Overconfident è un fenomeno ben noto ed esiste unìestesa letteratura sull'argomento (es Camerer) e caratterizza un fenomeno diverso dalla stima dell'affidabilità delle distribuzioni che rimanda all'attitudine all'incertezza. Quello che descrivono gli autori è la stima dell'affidabilità del bollettino delle valanghe, che esprime l'attitudine all'incerteza, che come nota ha a che fare con la probabilità e non con la forma della funzione dell'utilitò come nel caso del rischio. In conclusione l'esperimento mostra che l'attitudine all'incertezza è diversa dall'attitudine al rischio e che va considerata anche in casi, come quelli descritti, in cui non si tratta di eventi estremi o cigni neri.
  3. Massimo Antichi Rispondi
    Condurre questo tipo di analisi che possono apparire in prima battuta scollegate dai temi della politica economica invece ci dicono molto rispetto a quello che gli individui singoli come i governi dovrebbero fare per coprirsi dagli effetti devastanti dei "cigni neri". Pensiamo, ad esempio, all'incidente nucleare di Fukushima. Una overconfidence sulla capacità di tenuta delle barriere a protezione dalle onde anomale portò a ritenere improbabili onde superiori a 6,5 mt. Peccato che lo tsunami portò le onde a 14 mt con la conseguenza di mandare in tilt gli impianti elettrici di raffreddamento del "nocciolo". L'overconfidence portò a rendere fragile l'impianto. Sarebbe bastato proteggersi in assoluto dagli effetti dell'acqua e non fidarsi della distribuzione di probabilità empirica delle altezze delle onde anomale per rendere antifragile l'impianto. Il decisore pubblico o privato deve diffidare dalle sue capacità previsionali e proteggersi dagli eventi ritenuti improbabili. Naturalmente c'è un problema di costi che i privati non possono affrontare da soli e qui dovrebbero intervenire i governi nazionali. Per cui un plauso agli autori di questa ricerca.
    • marcello Rispondi
      Fukushima fu causata dal blocco del sistema ausiliario di raffreddamento, che raggiunto dall'acqua andò in blocco, da cui la reazione a catena. Il rischio viene stimato come prob x conseguenza, ma se la probabilità eè bassissima, come nel caso allora il sistema di valutazione collassa, cioè lo schema non funziona quando ci si avvicina all'asintoto della funzione. Occorre definire un altro tipo di metodologia che usi un tipo diverso di misure, per esempio non addititive o fuzzy o processi di scomposizone della misura (probabilità) del tipo Yosida-Hewitt. Le cose non sono semlici e la soluzione non è quella di mettere un po' più di ferro e cemento nei piloni o di alzare di un metro la collocazione dei generatori, anche se ex-post può apparire sufficiente.
  4. zipperle Rispondi
    sembra che tra gli scialpinisti la psicologia cognitiva si stia diffondendo da qualche anno http://www.fuorivia.com/forum/viewtopic.php?f=12&t=24001&p=985636&hilit=+economista#p985636