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  1. dvd Rispondi
    E' da diversi anni che mi chiedo se il fisco ci fa o c'è nel senso che gli strumenti presuntivi di reddito dovrebbero essere solo strumenti che indicano la "fedeltà" dei contribunenti non salariati e nulla di più mentre nella pratica con leggi e leggine sopravvenute e sentenze discutibili ma comprensibili solo se lette alla luce del "gettito" immediato si è vista la progressiva applicazione degli strumenti presuntivi come metodo coercitivo per il contribunete tanto da lasciare l'analisi contabile e analitica sullo sfondo con ricadute pratiche "pericolose". Oggi nessuno giudica più la contabilità "importante" a partire proprio dagli organi di controllo che la considerano sempre più "inattendibile" e di fatto spostando il barientro su strumenti presuntivi e finanziari che dovrebbero per me essere solo la "cartina tornasole" e non l'elemento "principe" circa la prova della evasione. Credo che se vogliamo percorrere questa strada come pare sia allora meglio alleggerire la piccola e media impresa di ogni fardello contabile e burocratico e passare in modo deciso e diretto alla forfettizzazione del reddito da programmare di anno in anno direttamente con l'ufficio preposto. Questa sovrapposizione di analisi presuntiva e obbligo di contabilizzazione analitica non ha per me troppo senso e non credo che possa alla lunga reggere e comunque portare maggior reddito e incassi per lo Stato.
  2. Asterix Rispondi
    Cambiare a sorpresa imponendo degli indicatori presuntivi di maggiori ricavi omessi, determinati d'ufficio dall'Agenzia delle Entrate,a 3,5 milioni di contribuenti, non mi sembra una grande idea perché genererebbe solo un inutile contenzioso con esito non scontato a favore dello Stato (soprattutto dopo che la Cassazione ha più volte precisato che i risultati presuntivi degli studi sono un indizio di evasione ma devono essere supportati da altre prove). Gli studi erano finalizzati a far emergere gradualmente maggiori redditi imponibili (partendo però dalla verifica dei soli ricavi primo difetto) per le categorie a maggiore rischio di evasione quali lavoratori autonomi, imprenditori individuali perché non soggette al meccanismo del sostituto di imposta. Hanno funzionato? Nel 1998 erano congrui (naturali o per adeguamento solo il 68% dei contribuenti) oggi la percentuale è incrementata all'81, quindi sembrerebbe di sì. Peccato che i dati pubblicati ogni anno delle dichiarazioni IRPEF ci dicono un'altra verità, visto che la quota dei redditi di lavoro dipendente e di pensioni sul totale è incrementata fino ad arrivare nel 2012 all'81% del totale ed il reddito medio dichiarato dai lavoratori autonomi (tranne alcuni professionisti come i notai soggetti a particolari controlli) è di poco superiore ai redditi dichiarati dai loro dipendenti. Quindi gli studi da soli hanno fallito la loro missione (prevedibile) e devono essere supportati con altri strumenti.