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  1. Giovanni Teofilatto Rispondi
    Le scelte dei consumatori in indifferenza del piano di acquisto del lavoro salariale coincide con l'aumento dei prezzi al consumo nelle aree di maggiore interesse creando così un effetto di bolla speculativa a svantaggio del lavoro non produttivo tale per cui la situazione economica generale (la macroeconomia) determina conseguenze negative sul reddito nazionale e, quindi sui lavori non competitivi in attesa di un libero mercato del lavoro tale da creare la condizione per lavoro svantaggiato di essere produttivo nella produzione di merci di maggiore interesse con garanzie crescenti (vedi job-act) ma con salari più bassi quindi deflazione competitiva per il lavoro.
    • marcello Rispondi
      Infatti la deflazione interna ha distrutto la Lettonia (PIL -25% in due anni).
  2. marcello Rispondi
    E' vero che un dato mensile non fa storia, ma esiste un altro dato che mostra numeri da brividi e che è in crescita ed è quello relativo alla disoccupazione giovanile. Domanda: ma non ci era stato spiegato da noti commentatori ed esperti che l'aumento dell'età pensionabile avrebbe favorito l'occupazione giovanile? Damnatio memoriae?
  3. Max Rispondi
    Se il governo fosse un venditore quello che fa si chiamerebbe "pubblicità ingannevole". Grazie a La Voce per il lavoro di fact checking che tutela i "consumatori". P.S. Bisognerebbe misurare non solo la creazione di nuovi contratti a tempo "indeterminato", ma come sottilineato, le cessazioni, la creazione netta di lavoro, le variazioni nelle ore lavorate, le variazioni nella retribuzione media, ecc., per fare una valutazione seria della riforma. Poi, anche per il futuro, confrontare il numero di "vecchi" contratti a tempo indeterminato con quello dei "nuovi" (a tutele crescenti) è come confrontare mele con mezze mele....
  4. Michele Rispondi
    L'uso della comunicazione che fa questo governo è ridicola. E' la somma che fa il totale, e bisogna saper valutare gli addendi. Il dato ufficiale è che la disoccupazione è aumentata. Nel futuro è molto probabile che il governo punterà molto sull'aumento dei contratti a tempo indeterminato a t.c. a scapito dei determinati. Sarà sicuramente vero, ma solo perché si è deciso di chiamare rosa falsus un filo di erba. Sarà conveniente farlo , ci sono incentivi, e con la crisi economica non si avranno problemi a liberarsi di chi non serve o non vuoi (non necessariamente in esubero). Perché non ho letto il divieto di assunzione post licenziamento, per cui potrò assumere qualcuno a me grato. In un paese come l'italia è la definitiva consacrazione del clientelismo. P.S. Ma perchè lavoce.info fa sempre meno articoli seri di confronto con gli altri paesi e soprattutto corredati da numeri. Era il vostro valore aggiunto.
  5. Savino Rispondi
    Nonostante mille tentativi di riforma, restano sul tappeto problematiche rilevanti, mai risolte perchè mai nemmeno sfiorate: 1) occorre disincentivare il mero tesoreggiamento sterile di capitali, con una politica fiscale appropriata e inversamente proporzionale alla volontà di investire in risorse umane; 2) occorre riequilibrare le tutele tra generazioni e tra categorie di lavoratori; oggi ci sono, soprattutto, ipertutelati e ipotutelati; 3) occorre sminuire il ruolo dei contratti collettivi nazionali e favorire le relazioni industriali a livello aziendale, distrettuale e territoriale, 4) occorre definire con precisione rappresentanza e rappresentatività effettiva di tutte le parti sociali; 5) occorre dare maggiore fiducia alle giovani generazioni, perchè non è l'esperienza il grimaldello per la ripresa e perchè gli stessi consumi possono ripartire davvero solo se vengono incrementati i redditi di queste generazioni.
    • Luca Palazzi Rispondi
      Il problema è molto semplice, abbiamo un problema (a livello macro) di domanda. Se riparte la domanda, le aziende al massimo fanno turnover, stabilizzano, ma non hanno motivi per assumere altre persone se la mole di lavoro è la stessa! questo in europa non lo capiscono, non gli entra in capoccia. il piano juncker è ridicolo, viene posta tantissima enfasi sulle riforme del lavoro..ma finchè si interviene sull'offerta ignorando il problema (che è, RIPETO, di domanda) perdiamo solo tempo.
      • bob Rispondi
        ..aggiungo che pensare di creare posti con i decreti e con le leggi è pura utopia. La situazione attuale rispecchia perfettamente quello che è il Paese e le origini dei suoi mali: qualsiasi schieramento politico va al potere deve fare i conti con una burocrazia figlia della " degenerazione del '68" . Si è visto con Lupi che come un "agnello" prendeva ordini dal burocrate di turno. La generazione del '68 è quella cresciuta con il "6 politico" con il " potere a chi lavora" con " la polizia disarmata" etc etc. Quella inoltre che sosteneva " mi sono diplomato (?!) lo Stato mi deve dare un lavoro". Generazioni di famiglie da padri a figli a nipoti sono cresciuti con il culto del diritto senza sapere assoluamente cosa sia dovere. Una sola cosa può distruggere questa pleteora di burocrati : la fame! Ma sarà morto anche il Paese! Anche se esistesse un leader illuminato nulla potrebbe fare contro questo esercito sterminato e maggioritario del Paese. Giuseppe de Rita Censis in una ricerca pubblicata sul Corsera sosteneva che a fronte di un 25% di società attiva, propositiva e trainante c'era un 75% trainato. Questa è l'amara e tragica realtà