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  1. Savino Rispondi
    Sono lavoratori anche i disoccupati, gli inoccupati, i cassintegrati, i precari, le vere e le false collaborazioni con partite IVA, gli studenti universitari, i ricercatori, i liceali, i tirocinanti, i praticanti nelle libere professioni, i migranti che lavorano nell'agricoltura e nel commercio, gli emigrati che se ne vanno col loro bagaglio di professionalità (intellettuale e manuale), il salumiere, il barista ed il barbiere, il garzone della salumeria, del bar e del barbiere, il pizzaiolo e i suoi dipendenti, chi sta nel commercio, chi apre una start-up e chi si arrangia con dei lavoretti. Chi li rappresenta in questo Paese?
  2. Flavio Casetti Rispondi
    Per firmare un contratto occorrono almeno due controparti. Non è sufficiente definire la rappresentatività di chi rappresenta i lavoratori. Chi siede dall'altra parte del tavolo? Fiat che esce da Confindustria, UnipolSai da ANIA, minuscole centrali cooperative che fanno dumping contrattuali con strani sindacati, ormai non sono solo episodi. Chi definisce l'ambito contrattuale è l'organizzazione datoriale. Senza una legge che definisca gli ambiti contrattuali e la modalitá di composizione dei tavoli contrattuali non si approderà a nulla. Ricordo ad esempio che oggi esistono almeno 4 CCNL metalmeccanici firmati da Federmeccanica, CONFAPI, associazioni artigiane, centrali cooperative. Non è un problema grave finché i lavoratori sono rappresentati a tutti i quattro tavoli dalle stesse sigle sindacali. Lo diventa se le controparti firmatarie sono entrambe diverse come nel caso dei contratti "pirata" come quello sottoscritto da UNCI e sindacati autonomi per le cooperative sociali in dumping rispetto a quello dei confederali con Alleanza delle Cooperative Italiane.