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  1. Savino Rispondi
    C'è un solo modo per combattere la corruzione nella P.A.: creare una nuova generazione di dirigenti e funzionari pubblici. Mettere nel circuito della P.A. una generazione di laureati che sa cosa sono la disoccupazione e la precarietà. Invece, qui si continua a far lavorare i pensionati, raggirando anche la ristrettezza delle leggi degli ultimi 3 anni.
  2. Gaetano Sgalambro Rispondi
    Il governo ha annunciato la presentazione del disegno di legge sull’ “anticorruzione pubblica” , di cui se ne può prevedere l’inefficacia al buio. Sono convinto, e spero di sbagliarmi, che nella fattispecie, oggi, in Italia non possa nascere una buona legge perché il parlamento manca dei due pilastri principali su cui fondarla. Uno è costituito dal patrimonio di conoscenze profonde e integrate giuridico-amministrative capaci di dare corpo a valide misure di prevenzione e di deterrenza del reato, in uno con provvedimenti in grado di svuotarne di valore lo scopo e di renderne il godimento poco appetibile oltre che molto improbabile. L’altro è costituito dalla codificazione dell’osservanza dell’elementare principio di responsabilità personale di tutte le parti contrattuali della commessa di un’opera pubblica (cioè della collettività), che mi pare smarrito nell’inestricabile dedalo di norme, prassi e autority varie.
  3. Luca Rispondi
    L'appalto e' un contratto in una parte si impegna a realizzare un'opera a fronte di un corrispettivo. I mali intervengono quando chi prende un appalto pensa di riuscire a aumentare il corrispettivo. Nel mondo questo si combatte con un semplice strumento. Il Perfomand Bond. Non ci sono varianti. Quando offri il prezzo ti assumi il rischio. Se non ci riesci paca il garante. Questo significa che il controllo della bonta' dell'offerta e' fatto dalla banca che da le garanzie.
  4. bellavita Rispondi
    Tutte le vicende che si stanno svolgendo confermano che la nostra è una repubblica basata sulla corruzione, e che le varie riforme (accentramento della gestione delle singole grandi opere, accentramento di tutte le grandi opere in unica gestione, istituzione dela funzione anticorruzione, finiscono solo col definire il soggetto burocrsatico garante dell'equa distribuzione della tangente tutte le riforme in materia finora si sono sempre risolte nell'identificazione di un sogggetoo garante dell'equa distribuzione della tangnete. Che si chiami direttore generale, coordinatore delle grandi opere, direttore del consorzio o a nche garante anti corruzione del ministero, il suo ruolo vero è sempre quello. E la difesa a oltranza di Incalza da parte di questo poveraccio di Lupi lo conferma
  5. carlo giulio lorenzetti settimanni Rispondi
    La tendenza - dura a morire - ad affrontare gli scandali che periodicamente emergono nell'affidamento e nella gestione dei lavori pubblici con inasprimento delle pene e l'introduzione di sempre nuovi controlli non ha impedito sino ad oggi il malaffare e la collusione tra controllori e controllati e la formazione di un "sistema" che favorisce alcuni ed esclude altri. La via maestra è quella di partire dal progetto, esigendo un vero "esecutivo" dettagliatissimo e non suscettibile, se non in casi assolutamente straordinari, di variazioni in corso d'opera, facilitate -come accade oggi - dalla genericità di molti progetti e degli elaborati. Il secondo punto riguarda gli appalti, che devono essere sempre e comunque di evidenza pubblica e concepiti in modo tale da non consentire né ribassi insostenibili ( chi li propone fa oggi affidamento su aumenti successivi in corso d'opera che fanno regolarmente lievitare i costi preventivati), né la pratica degli accordi tra poche imprese, facenti parte appunto di quel sistema degenerativo che va a scapito sia della concorrenza sia delle finanze pubbliche.
  6. Massimo Rispondi
    Concordo pienamente con Marco e Cristina. Il problema dell'Italia è aver da tempo rinunciato alla pena, sia essa sanzione penale o amministrativa. Tra prescrizioni e vincoli corruzioni ed evasioni fiscali (i due fenomeni sono paralleli e spesso collegati) restano impunite nel pur limitato numero di casi in cui vengono scoperte. Come ha detto già qualcuno per questo tipo di crimini l'unica sanzione effettivamente applicata in Italia è la parcella dell'avvocato.
  7. Cristina Rispondi
    Concordo con Marco. La certezza della pena è il primo deterrente. Un sistema di controllo va bene ma deve essere snello per essere efficace. Ipotizzare le sezioni provinciali mi sembra una follia! oltretutto ora che si è deciso di abolire le provincie!
    • Luigi Oliveri Rispondi
      Le province non sono state per nulla abolite e, comunque, la proposta concerne una distrubuzione territoriale dell'Anac o di un qualsiasi altro soggetto competente a controllo, che con le province, in quanto enti, non ha nulla a che vedere. Il problema principale della corruzione non è la repressione: la deterrenza penale, come si nota, è pochissimo efficace, anche se utilissima. Occorre la prevenzione. Senza controlli è oggettivamente più complicato.
      • bob Rispondi
        La corruzione si limita con pochi concetti di carattere culturale: assunzione di responsabilità ( vera) e limitazione dei livelli di potere e di frazionamento. Se facciamo passare il segnale che con la politica "si campa senza lavorare" o " non so fare l' ingegnere o l' architetto allora mi butto in politica" possiamo fare tutte le leggi e i controlli che vogliamo inutilmente. Non ho numeri statistici ma mi viene da dire che il 30-35% di elettorato che ancora va alle urne in qualche modo è complice con i politici per i più svariati motivi dal rapporto familiare familistico al voto di scambio, al favore. Un consigliere di circoscrizione a Verona viene eletto con 70 voti in pratica genitori, cugini e familiari più stretti da qui parte il marcio culturale. Il localismo esasperato ha generato vere e proprie bande che non hanno più bisogno neanche di corrompere perchè hanno la possibilità, visto il sistema, di aggiustare già la legge a monte. L' Abruzzo ha un numero di leggi regionali 4 volte l' intera Gran Bretagna. Questa folle burocrazia sta divorando giorno per giorno la parte sana del paese e il futuro di tanti giovani
  8. marco Rispondi
    Le misure proposte mi sembrano sempre nel solco del passato, ossia creare il controllore del controllore e via di seguito, una teoria infinita di gente, che va poi anche sulle spalle delle casse dello Stato, che si autocontrolla con risultati scarsi. Ho lavorato anche nel settore, e non in maniera marginale. Credo che la responsabilità di chi commette reati nella PA sia semplicemente del responsabile di quest'ultimo, che ha il dovere di controllare in primis. Ciò che manca è banalmente la certezza di una pena e in tempi rapidi, garanzie che cambierebbero l'atteggiamento di molti "operatori" del settore.