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  1. Sandro kensan Rispondi
    Come dire che siccome chi vende petrolio non avrebbe modo di venderlo se non ci fosse chi lo compra allora dovrebbero vedere gratis oppure pagare per dare il petrolio. Non mi sarei aspettato un discorso così comunista in un giornale liberale. Invece si tratta di incontro di domanda e offertta dove un editore propone la sua news e se google non accetta di pagarlo l'editore si porta la sua news si altri aggregatori di news oppure si fa il proprio aggregatore di news. Qui invece c'è una legge che dice o si fa come dico io o ti metto in galera.
  2. Sandro kensan Rispondi
    Trovo irragionevole l'ultimo discorso: «Dall’altro lato, non stupisce che gli editori cerchino di essere remunerati in qualche forma da parte di Google per i contenuti aggregati dal servizio news: in assenza di contenuti, quale sarebbe la materia prima per un servizio di aggregazione di notizie?» Come dire che siccome chi vende petrolio non avrebbe modo di venderlo se non ci fosse chi lo compra allora dovrebbero vedere gratis oppure pagare per dare il petrolio. Non mi sarei aspettato un discorso così comunista in un giornale liberale. Invece si tratta di incontro di domanda e offertta dove un editore propone la sua news e se google non accetta di pagarlo l'editore si porta la sua news si altri aggregatori di news oppure si fa il proprio aggregatore di news. Qui invece c'è una legge che dice o si fa come dico io o ti metto in galera.
  3. DDPP Rispondi
    Riflettendo sulle implicazioni dell'articolo si rimane stupefatti. La rete e i motori di ricerca hanno costituito una fantastica opportunità di aumentare l'accesso alle informazioni da parte di utenti, sia professionali che privati. Specularmente, i fornitori di informazioni (qualsiasi informazione) hanno l'opportunità di uscire da nicchie culturali e di proporsi a un pubblico centinaia, migliaia di volte superiore a quello cui erano abituati. Ora, qualcuno dei fornitori di informazioni (che hanno beneficiato del sistema nel suo complesso) vogliono essere pagati per le informazioni che loro stessi mettono in rete nello loro piccola nicchia "sito". E per farsi pagare fanno lobbing sulla classe politico/burocratica loro sodale. Forse non si rendono conto che Google o Yahoo o a chi volesse cimentarsi nei motori di ricerca potrebbe eliminare dalle ricerche coloro che non danno un esplicita liberatoria ad utilizzare ciò che essi stessi mettono in rete. Se i fornitori di informazioni sono convinti che la loro proposta di contenuti sia talmente buona da vivere di vita propria e che pertanto preferiscono rimanere nella propria nicchia: ci rimangano. Fatti loro! Chi li andrà a cercare sarà motivato e invogliato dai contenuti proposti. Non so quanto sia difficile mettere filtri nei motori di ricerca, ma mi sembra che i nostri amici regolatori ci riusciranno a convincere Google.