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  1. Daniela Rispondi
    Ho 57 anni, disoccupata da tre, sola, non in salute. Non sono più né cittadina né persona, ora che sono alla fame. Nessun aiuto dalla città di Pontassieve, dove risiedo.Ultimo gesto disperato: un esposto alla Procura, come testimonianza. E se non sono cittadina tanto meno sono Figlia. Poveri figli oggi, giù, tutto insieme, giù nel dirupo, giù nella fogna, tutto ingoiato dalla falsa smemoratezza di chi oggi vi usa come un richiamo al futuro che rinnega il passato e vi condanna a morte, insieme a me, ora e poi. Tutto quello rubato a me non ritroverete nelle vostre vite, tutti quelli che oggi sono traditi con uno spergiuro, loro son padri vostri e non quelli dalle guance empie, dagli occhi corti, dall'ombelico grasso. Noi insieme siamo i figli e i padri, e chi di voi si fa scudo, una cavalcata avida ed esclusiva sotto falsi vessilli, vi sta lasciando un futuro atroce in cui non sarete né figli, né padri, né fratelli.
  2. rosario franza Rispondi
    Se si analizza il dato congiunto delle entrate da contributi da aziende e lavoratori e quello della spesa per gli ammortizzatori sociali, nel 2012, risulta un saldo negativo a carico della fiscalità generale di 14,4 miliardi di euro. Certamente la “fiscalità generale” interviene in questi ultimi anni in maniera significativa, ma c'è da dire che l’80% dell’Irpef versata viene proprio dal mondo del lavoro dipendente. Se questi sono i dati e la considerazione finale, occorre auspicare un riordino generale degli ammortizzatori sociali includendo, necessariamente, la salvaguardia dei precari e dei nuovi disoccupati: gli over 40! I soldi? Da dove li prendiamo? L'unica alternativa alla povertà di massa è considerare la società come un'unica famiglia solidale, dove chi ha di più dà a chi ha di meno e se questo non dovesse succedere, cosa abbastanza realistica, dobbiamo sapere che, senza una forma di inclusione sociale, i poveri si ribelleranno!
  3. Alfredo Di Lello Rispondi
    Concordo con la necessità di sostegno alle famiglie ma discrepo sul metodo. Non mi piacciono le detrazioni per figli o familiari a carico, hanno il suono di elemosine che lo stato nella sua magnanima bontà concede al povero padre di famiglia. Credo che i nostri figli siano cittadini di pari diritto di qualsiasi altro. Ogni padre di famiglia lavoratore sa che il suo reddito è principalmente destinato ai figli, eppure le aliquote IRPEF sono calcolate come se ogni figlio o familiare godesse al massimo di 2800 euro di reddito. Il wellfare parte da aliqute Irpef calcolate su reddito familiare diviso per i membri del nucleo familiare. Togliamo assegni, detrazioni, regalie... Vedrete che anche i nuclei familiari si allargherebbero a beneficio della collettività. Sei non hai figli pensa che mia figlia sarà la tua infermiera di domani e chiediti se non sia meglio per te aiutarla a studiare ed essere una persona equilibrata, seria e cordiale. I miei figli non sono solo miei sono una risorsa per tutto il paese.
  4. Aldo Rispondi
    Occorre cominciare dai privilegi, è ora di smetterla con i finti diritti acquisiti come il caso del trentino ove la pensione è stata anticipata come prestito rispetto all'età in cui si doveva andare,non è più solo questione quindi di cumuli con privilegio oppure mega vitalizi ma una questione di leggi ad personam che ledono le pari oppurtunità per tanto non sono diritti ma privilegi, dovrebbero esserci tutti gli aspetti legali per contrastare ciò che viene spacciato pure come diritto costituzionale...ma evidentemente in cassazione non sanno distinguere per ovvi motivi le pari oppurtunità
  5. Roel Roel Rispondi
    Che fine faranno i giovani quarantenni da lungo tempo disoccupati e scaricati sui genitori pensionati? Se,come dire il Papa, chi è senza lavoro viene privato della sua dignità, non è consentito emarginare nella discarica sociale un'intera generazione.Un saluto, Roel
    • Aldo Rispondi
      in poche parole su ciò che taluni chiamano diritti acquisiti, quando le pari opportunità non hanno la possibilità evidente di potere essere estese sono in realà un privilegio
  6. Bamba Rispondi
    Assolutamente d'accordo sulla premessa alla base dell'articolo: la coerenza dell'intero sistema welfare e' un principio da difendere prima di tutti gli altri. In assenza di questo, alcune misure possono finire per ostacolarne altre o creare effetti assolutamente indesiderati. Detto questo, in termini di discussione dei contentuti - cioe' dei diritti da difendere - l'articolo sembra un po' leggero. Prenderei spunto da un recente report su social inclusion / social justice nella UE per citare alcune priorità: 1) Equitable education. Priorità assoluta, per giustificare le idee liberiste: va bene accettare diversi punti di arrivo, se tutti hanno la stessa linea di partenza; 2) Poverty prevention. Di supporto al punto 1. Quindi focus qui e' supporto al mantenimento dei figli. Questo e' citato nell'articolo 3) Labor market access. Include l'abolizione di incoerenze di decine di rapporti di lavoro differenti. 4) Social cohesion and non-discrimination 5) Health 6) Intergenerational justice. Questo e' un punto di cui si parla poco ma che Renzi sembra avere a cuore.
  7. trenti giorgio Rispondi
    Il Governo, con l’emendamento all’art. 4 del D.D.L. S1428, vuole essere delegato a modificare i rapporti di lavoro, per non cambiare nulla in una legislazione da 52 anni statalista e liberticida, con 18 tipi di contratto di lavoro. Andrebbero aboliti tutti, perché solo uno è utile: quello che riconosce la libertà alle parti di stipulare i contratti a termine che desiderano. Il provvedimento volutamente aumenta la disoccupazione, persevera sulla linea della burocrazia e dei divieti, crea complicazioni e vincoli, illude con sgravi contributivi. Ogni lavoratore deve essere libero di regolare il proprio rapporto di lavoro come meglio crede, a tempo determinato o indeterminato, sia nel settore privato, sia in quello pubblico. Le aziende non devono essere intralciate, perché soltanto esse creano la ricchezza che, sotto forma di tributi, finanzia lo Stato. Altro metodo sicuro per aumentare la disoccupazione è il taglio della spesa pubblica. Lo sa bene la filiera del taglio Napolitano/Berlusconi/Monti/Letta/Renzi. Lo Stato è incapace di creare reddito. I privati lo fanno, se sono liberi. Propongo la reintroduzione nel codice civile dell’esemplare articolo 2097. Esso ha permesso la piena
    • principi3 Rispondi
      Il modello che lei auspica non è nuovo...e' lo stesso che ha generato questa crisi economica a livello planetario...di "deregulation" ne abbiamo già avuta abbastanza...non è il caso di perseverare..