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  1. Massimo Rispondi
    Troppe parole: le parole degli italiani sono troppe, confuse, antiquate, ideologiche... non ci lamentiamo delle condizioni del paese se noi stessi non siamo in grado di mettere a fuoco un problema e proporre soluzioni. Il TFR, ci sono al momento due possibilità: lasciare il sistema cosi come è oppure cambiare nel senso di dare la possibilità di scegliere se averlo direttamente in busta paga oppure versato su di una posizione previdenziale. La prima soluzione è propria dei paesi in via di sviluppo, dove si vuole creare un welfare e dove l'avere un lavoro è una condizione che di per se garantisce un tenore di vita sopra la media. I paesi industrializzati hanno TUTTI abbandonato questo tipo di sistema perché: A) Il livello culturale medio permette alle persone di scegliere come allocare queste risorse in modo più efficiente di un'imposizione (questi soldi possono essere usati in modo consapevole per scopi più importanti della vita anche a discapito del welfare stesso, ad esempio far studiare i figli) o possono essere usati per investimenti personali, dipende B) La possibilità stessa di scegliere non toglie nulla e anzi aggiunge un diritto sacrosanto nella gestione dei propri soldi C) La liquidazione del TFR aumenterebbe il gettito fiscale nell'immediato e, quindi permetterebbe di abbassare la tassazione diretta su aziende e/o lavoratori oppure altri utilizzi. Poi si può parlare di come implementare la soluzione, andare incontro alle esigenze delle aziende, ecc..
    • Francesco Rispondi
      Ma che bravo, davvero un ragionamento che lascia a bocca aperta. A proposito di parole antiquate confuse e ideologiche, penso che non ti riferivi alle mie, visto che le mie sono parole tecniche che se risultano confuse è sole perchè non si dispone delle capacità di comprenderle. Per quanto riguarda i tuoi punti te li smonto uno ad uno. A: non esiste alcune evidenza circa l'esistenza di un livello culturale medio; peraltro l'unico dato oggettivo al quale potremmo fare riferimento è il numero di laureati che, nel nostro caso, risulta essere uno dei più bassi dei paesi civilizzati. B: non parliamo di possibilità di scegliere, visto che un lavoratore disgraziato che non riesce ad arrivare a fine mese logicamente finirà per prostituire il suo TFR giusto per tamponare gli effetti indotti da un'Europa che non funzione e da millantati enfant prodige della politica che inculcano in certi italiani medi la necessità di cambiare. C: è vero, anticipando la liquidazione del TFR aumenterebbe il gettito fiscale, il tutto sempre e comunque a danno delle categorie più svantaggiate. Vai a studiare
      • rob Rispondi
        esatto! Il TFR? L' argenteria di famiglia
      • Massimo Rispondi
        Come volevasi dimostrare ..... non è un problema di TFR o meno, ma di qualità delle persone, del dibattito, di apertura mentale, di approccio al costruttivismo e al cambiamento ... ora vado a ripassare qualche libro
        • rob Rispondi
          In pratica? Oltre a ripassare qualche libro?
        • Francesco Rispondi
          Bene se vuoi qualche lezione avvisa!
          • Francesco
            E comunque vendi solo ciccia ti ho smontato i 3 punti e non hai detto una sola parola per risollevarla, mi sa che devo abbassare il mio livello culturale medio.
  2. Francesco Rispondi
    Da non sottovalutare il profilo equitativo: una delle tante vergogne del nostro paese riguarda la condizione dei pensionati. Agli economisti che sostengono l'anticipazione del TFR mi piacerebbe tanto domandare se ricordano che il TFR è stato concepito per attutire la caduta del reddito che avviene alla fine della fase lavorativa?
  3. Francesco Rispondi
    Ma possibile che nessuno, dico nessuno, faccia riferimento a due evidenze empiriche in questa situazione rilevanti? La prima è quella riguardante la relazione tra tassazione e consumi: un esoso fiscalismo spinge i consumatori a formulare aspettative di un ulteriore aumento della pressione fiscale, tale per cui un incremento del reddito genera effetti esigui sui consumi, preferendosi il risparmio. La seconda concerne sempre il comportamento dei consumatori in una fase di deflazione: i consumatori finiscono per attendersi un'ulteriore riduzione dei prezzi, risparmiando e quindi posticipando l'acquisto di determinati beni. Qui nessuno (e parlo di economisti) ha ancora capito che per rilanciare i consumi bisogna semplicemente ridurre la pressione fiscale, in primo luogo quella gravante sui beni di consumo (IVA!). C'è di più: anticipando il TFR ai lavoratori non solo non si noterebbero effetti positivi sui consumi di breve periodo, ma soprattutto si comprometterebbero quelli che incidono sul medio-lungo termine. Di fatto spingendo i lavoratori (non ho ben capito se l'anticipo del TFR sia una facoltà del lavoratore oppure sia un effetto ex lege) a percepire anticipatamente la liquidazione si scoraggiano gli investimenti delle famiglie in beni durevoli (immobili, ristrutturazioni edilizie, automobili); va da se poi che si finiscono per scoraggiare gli investimenti delle stesse imprese, le quali certamente hanno bisogno di liquidità, ma non già per il fine qui prospettato.
  4. rosaria Rispondi
    Sembra tutti dimentichino che tfr in busta paga sarebbe del tutto volontario riguardo la tassazione sarebbe sufficente abbassarne l'aliquota al 23.%. X la verità io penso che il lavoratore dovrebbe ricevere in busta paga ogni compenso ( 13ma e quantaltro) e compensare aggravio tasse abbassando le stesse in modo da bilanciare.
  5. Carlo Nasuti Rispondi
    Il sistema pensionistico italiano poggia troppo sul I pilastro. Occorre, dal mio punto di vista, sensibilizzare i lavoratori alla costituzione di forme di previdenza integrativa, al fine di compensare future prestazioni pensionistiche INPS di importi ridotti. Il TFR può essere un buon incentivo per cominciare a muovere i primi passi verso la previdenza complementare. In assenza di questo, si dovrebbe ricorrere al risparmio personale che, in alcune situazioni, è ridotto o assente. Per questo motivo, credo che la proposta del Governo sia da rigettare. Se ne potrà parlare in futuro, ma penso che per un rilancio dei consumi sia necessario aumentare il reddito netto dei lavoratori passando per altre forme di riduzione del cuneo fiscale.
  6. Pierluigi Rispondi
    Nell'articolo di Patriarca non ho letto dei risvolti negativi sulla tassazione che potrebbe avere l'inserimento in busta paga di parte del TFR ( volontario o meno). In questo caso l'unico che veramente potrebbe guadagnarci è l'Erario! Per rendere almeno un pò sensata la proposta del Tfr in busta paga la cifra percepita dovrebbe essere esentasse o almeno non concorrere al superamento di fasce di reddito che rischierebbero " di mangiarsi" parte o tutta la cifra. Comunque personalmente rimango dell'idea che certe trovate siano esempio di miopia politica e fondamentali prese in giro nei confronti dei lavoratori: che aumento è se me lo pago con ilmio stipendio?
  7. un lavoratore Rispondi
    Egregio Signor Primo Ministro, le vuole imporre l'erogazione di una voce economica che, per l'ottenimento della quale, fino a tutt'oggi io (e tanti altri come me) siamo costretti a umiliarci e sottometterci al datore -la prego, sempreché non le faccia distrarre troppo tempo- voler leggere quanto sotto e, se vuole, come lettura serale, anche l'allegata comunicazione. Il fatto di voler erogarci la somma spettante a fine rapporto, in forma diluita calendarizzata e/o mensile, mi creda, non comporterebbe alcuna miglioria, né per l'economia e ancora meno per i Lavoratori. La situazione economica da ambo i fronti, resterebbe invariata, salvo che a fine percorso lavorativo non avremmo più nulla da poter realizzare, venendo a mancare il Trattamento di Fine Rapporto, che ella vuole tramutare in Trattamento in costanza o corso di Rapporto . Quindi, alla luce di quanto sopra, mi permetto di DIFFIDARLA formalmente nel voler perseguire il suo intento, decretando tale suo diktat. Dovesse comunque voler procedere con il SUO intento "me ne farò una ragione" e adirò le vie legali, per far si che venga dichiarato il suo agire arbitrario, anticostituzionale e in contrasto con tutte le Norme annotate. Bona P.S.: mi preme sottolineare che non mi firmo (tanto avete il mio IP) unicamente per motivi di discrezione e non per timore di eventuali azioni nei miei confronti, anche perché, nel caso voleste agire in tal senso, non avendo risorse economiche, potrei farvi fronte unicamente con "le mie prigioni". Istanza per la Liquidazione di ferie e PERMESSI maturati e non fruiti fino a tutt’oggi, nello specifico: PAR, ROL, permessi per ex festività e altri permessi maturati e non fruiti. Ferie maturate e non fruite alla data del 31.12.2013, eccedenti il monte ore a copertura dell’annualità in corso, in deroga alla Disciplina vigente, come già avvenuto in altri casi e come da storico Verbale di Accordo Sindacale del 21.07.2000 (indubbiamente in vs. possesso) qui viene la comunicazione che per motivi di spazio non mi è consentito inserire saluti
  8. un lavoratore Rispondi
    Egregio Signor Primo Ministro, le vuole imporre l'erogazione di una voce economica che, per l'ottenimento della quale, fino a tutt'oggi io (e tanti altri come me) siamo costretti a umiliarci e sottometterci al datore -la prego, sempreché non le faccia distrarre troppo tempo- voler leggere quanto sotto e, se vuole, come lettura serale, anche l'allegata comunicazione. Il fatto di voler erogarci la somma spettante a fine rapporto, in forma diluita calendarizzata e/o mensile, mi creda, non comporterebbe alcuna miglioria, né per l'economia e ancora meno per i Lavoratori. La situazione economica da ambo i fronti, resterebbe invariata, salvo che a fine percorso lavorativo non avremmo più nulla da poter realizzare, venendo a mancare il Trattamento di Fine Rapporto, che ella vuole tramutare in Trattamento in costanza o corso di Rapporto . Quindi, alla luce di quanto sopra, mi permetto di DIFFIDARLA formalmente nel voler perseguire il suo intento, decretando tale suo diktat. Dovesse comunque voler procedere con il SUO intento "me ne farò una ragione" e adirò le vie legali, per far si che venga dichiarato il suo agire arbitrario, anticostituzionale e in contrasto con tutte le Norme annotate. Bona P.S.: mi preme sottolineare che non mi firmo (tanto avete il mio IP) unicamente per motivi di discrezione e non per timore di eventuali azioni nei miei confronti, anche perché, nel caso voleste agire in tal senso, non avendo risorse economiche, potrei farvi fronte unicamente con "le mie pri
  9. Gabriele Rispondi
    Gli 80 euro, un flop. Ora ci riprovano con un prelievo dai nostri risparmi......sarà per permetterci di pagare le Tasi ?
    • giuseppe cuscito Rispondi
      io sono uno di quelli che la liquidazione , come i miei colleghi ,dopo anni di beghe legali la pagata l'inps notevolmente tagliata e con i costi legali da pagare. io dire per le piccole imprese e le srl , la liquidazione la date subito in busta , vorrei sapere delle 8000 imprese fallite in questi mesi , quante liquidazioni dobbiamo pagare noi con il fondo pagato con le nostre tasse?
  10. Vittorio Rispondi
    Il tfr in busta paga? Chi lo vuole, perché no. Il lavoratore deve essere libero di scegliere che è cosa è meglio per lui. A qualcuno ancora sfugge che l'Italiano è cambiato. La crisi l'ha cambiato. Ha cambiato il suo stile di vita, il modo di consumare. Come dire, è sufficientemente "scafato" per scegliere in piena libertà. Però, quella del Tfr non è la strada giusta per ridare ossigeno ai consumi. E' solo una scorciatoia, peraltro già paventata in passato, che porta in vicolo cieco. Perché i problemi sono altri: lavoro (e non art 18, un feticcio), tasse (tasi, Irap etc) e giustizia su tutti. Quindi, ritengo che la "tarantella" sull'anticipo del tfr in busta paga sia solo polvere negli occhi. Con un Paese in deflazione, è evidente a tutti che ci vuole ben altro. Come dimostrano in modo puntuale gli autorevoli interventi pubblicati dalla Voce. All'orizzonte però si vedono solo annunci, quelli del governo.
  11. Franco Rispondi
    L'articolo di Stefano Patriarca mi sembra molto chiaro ed esauriente. Nel complesso mi sembra una buona idea. Forse un compromesso potrebbe essere, per stimolare i consumi e quindi contribuire al rilancio dell'economia almeno nel breve/medio periodo, quello di attuarlo per un paio di anni. Alla fin fine quando un lavoratore andrà in pensione a 70 anni dopo averne lavorati 30-40, non credo che possa essere così significativo e determinante un TFR calcolato su 28-38 anni anziché 30-40. Pensate ad un lavoratore che attualmente guadagna 1000-1500 euro che per un paio di anni si ritrova un aumento di ca. un centinaio di euro (oltre ai "famosi" 80).
  12. blackpower Rispondi
    Massì, così per effetto dell'anticipo magari il governo risparmia pure sugli 80 euro per superamento del limite. La miopia e la non progettualità della proposta in questo Paese comunque è comunque un punto a favore della sua realizzazione.
    • Giovanni Teofilatto Rispondi
      La delazione con iperdisoccupazione in assenza di contratti di assicurazione nella busta paga e no nell'economia attuale di solo scambio non è produzione. Meglio la fusione per incorporazione delle BIN...
      • Giovanni Teofilatto Rispondi
        No l'assenza di investimenti sì la trappola ideologica del capitale e del lavoro che crea flessibilità verso il basso e, quindi sfruttamento degli imput e quindi della risultante fanta-finanza. Purtroppo il lavoro è stato liquidato dal famoso progresso tecnico motore della crescita economica e dei diritti del libero arbitrio in assenza di leggi efficienti: distribuzione paretiana della ricchezza..
  13. Enrico Rispondi
    La proposta di ricevere in busta il TFR, al di là di cifre e statistiche, è un esempio eclatante di mancanza di lungimiranza e progettualità. Il piccolo beneficio mensile verrà annullato con un minimo di inflazione, con l'unico risultato di aver perso una riserva per il futuro. Nei paesi dove non esiste TFR, e presi a riferimento, ci sono tutele e previdenza più efficaci.
    • Franco Rispondi
      Nei paesi dove non esiste TFR (tipo USA), mi sembra, che le tutele e la previdenza se le paga il lavoratore stipulando polizze di assicurazione (sanità, pensione, ecc.).
  14. Andrea Toscan Rispondi
    Ma come, ci hanno detto (anche in questo sito) che l'italiano va educato al risparmio previdenziale in quanto le nuove norme determineranno un assegno pubblico insufficiente. E ore che si fa? Riduciamo la spesa pubblica e abbassiamo le tasse? No, troppo difficile! Tagliamo subito i costi della politica! Figurati, di che viviamo noi! Invece, ideona, diciamo alla gente: "sono così generoso che ti metto in tasca i tuoi soldi". Tanto quando avrai 70 anni e avrai un assegno più piccolo vienimi pure a cercare, se mi trovi. Come al solito si cerca sempre di spostare il problema più avanti, e non si aggrediscono i problemi.
  15. Piero Rispondi
    Riduciamo ancora di più la liquidità delle imprese, il vero problema è questo, fare arrivare la liquidità alle imprese che oggi è parcheggiata solo nel mondo finanziario. La soluzione di liquidare il ter per aumentare i consumi va bene, ma deve essere fatta solo con la soluzione del credit crunch, problema che sta uccidendo tutte le nostre piccole imprese.
    • Aldo Rispondi
      credo non venga annullato solo dall'inflazione ma anche da ulteriori tasse nascoste per mantenere i soliti privilegi, in poche parole è un ulteriore trucco In questo Paese è ora di distinguere e vedere la differenza tra diritti acquisiti e privilegi acquisiti i diritti sono quando son di una larga fetta della popolazione e chissà perchè vengono sempre calpestati mentre i secondi ovvero i privilegi vengono spacciati per diritti che in reatà calpestano i primi
  16. gabriele Rispondi
    Non mi è chiaro solo il meccanismo di tassazione. Mi spiego, ora il TFR viene tassato con l'aliquota media degli anni passati (per me il 26% per esempio) se pagato mensilmente verrebbe invece tassato ad aliquota marginale (per me ora nonostante la retribuzione di 1.600€ ben il 38%) si produrrebbe un vantaggio netto solo per l'erario.
  17. mrai Rispondi
    Un piccolo neo in un articolo che vorrei essere stato capace di scrivere: Il TFR non deve essere considerato 'autofinanziamento' delle imprese, in quanto si tratta di vero e proprio finanziamento, per di più poco retribuito. Una domanda: Il TFR, che, come sappiamo, e' un'anomalia italiana, non potrebbe essere considerato dalla comunità europea come un illecito vantaggio per le imprese italiane?
  18. Roberto Rispondi
    Io credo che l'idea di mettere il tfr in busta paga abbia aspetti positivi e negativi nella realtà italiana. Gli aspetti positivi riguardano la libertà di scelta che va data al lavoratore di gestire come meglio crede il proprio tfr, questo però dovrebbe valere per tutto il tfr, sia il maturato che il futuro. L'aspetto negativo invece fa riferimento alla realtà italiana e alla mancanza di cultura finanziaria. Dando il tfr in busta paga si cerca di rilanciare subito i consumi a discapito di un risparmio futuro che invece potrebbe essere fondamentale visto che le pensioni andranno via via abbassandosi. Purtroppo la maggior parte degli italiani crede di avere garantita una pensione adeguata al proprio tenore di vita, ma questo sarà molto difficile visti i tassi di sostituzione che già adesso si prospettano, quindi utilizzare ora il tfr priva gli italiani di una fonte di risparmio indispensabile per il futuro. La politica gioca su questa ignoranza e al posto di fare le vere riforme per rilanciare il paese utilizza questi mezzi spostando solamente più in la il problema.
    • rob Rispondi
      un Paese con un briciolo di memoria storica dovrebbe ricordarsi che l' Italia dal dopoguerra agli anni'70 è cresciuta con la cultura civica del risparmio ( chi non ricorda i salvadanai color carta da zucchero) . Se oggi nonostante tutto ancora non è compromessa la pace sociale è dovuto alle risorse che ancora provengono da quella cultura. Ma al solo pensiero che da Malagodi o La Malfa siamo arrivati a parlare di Razzi e Salvini dovrebbe far comprendere come siamo messi. La gran parte del popolo non si rende conto ma coloro che stanno "dietro al banco" sono consapevoli e quindi sanno che il "mordi e fuggi" è l'unica ultima spiaggia
      • Roberto Rispondi
        Purtroppo se siamo in questa situazione è proprio perché il paese manca di cultura e di memoria. In un paese normale certi personaggi non sarebbero nemmeno candidabili invece in Italia fanno addirittura i parlamentari, però la colpa di tutto ciò sta in chi li vota quindi "chi è causa del suo mal pianga se stesso". Ormai si sta raschiando il fondo del barile ed inserire il tfr in busta paga in Italia equivale a compiere il primo passo verso lo smantellamento del sistema previdenziale.
        • Silvestro De Falco Rispondi
          Il sistema previdenziale già non c'è più. Dal 1996 siamo passati al metodo a contributi definiti. Quanto metti tanto riprendi; è come mettere soldi su un conto corrente. Ognuno è responsabile del suo futuro. Non c'è più neanche l'integrazione al minimo.
          • marco
            Il nostro resta un sistema a ripartizione, nel senso che i contributi versati oggi non vanno in un salvadanaio per la pensione futura,ma finanziano le pensioni di oggi.
  19. silvestro de falco Rispondi
    Quello che non ha detto è che per ottenere questo tasso di sostituzione sono necessarie una crescita delle retribuzioni reali fra l’1,2 e 1,57 per cento e una crescita del PIL nominale fra il 3 e il 3,57 per cento, con un’inflazione del 2 per cento. Ipotesi altamente irrealistica alla luce degli sviluppi degli ultimi anni.
  20. Hk Rispondi
    Come piccolo imprenditore concordo con il fatto che gli oneri contributivi sono già talmente alti che aggiungerci anche la previdenza integrativa e' solo un danno per il lavoratore (e un ghiotto boccone per i fondi sindacali..) Tuttavia bisogna ricordare che il TFR consente di creare una riserva di liquidità non tassata per l'impresa. Per non peggiorare ancor la situazione delle imprese si dovrebbe aggiungere la possibilità di mettere a riserva utili con tassazione ridotta e anche togliere la mostruosità del limite di 120 000 € di capitale oltre il quale una srl deve dotarsi di un costoso collegio sindacale
    • Gianni Rispondi
      Cosa sarebbero questi fondi sindacali?Io ho sentito ancora parlare di fondi negoziali che sono nati tra accordi tra Organizzazioni Sindacali dei Lavoratori e quelli delle Imprese. Non cerchiamo di confondere le idee e spargere ancora zizzania contro i sindacati, che avranno anche le loro colpe, ma alla pari di tanti Italiani che hanno votato per anni dei politici che ci hanno portato in queste condizioni.
      • rob Rispondi
        i Sindacati cono coloro che hanno distrutto il concetto di cultura del lavoro, a tuttoggi uno che fa impresa viene definito "padrone" nel loro linguaggio e nella loro cultura uno da abbattere. Del caso FIAT si dovrebbero vergognare
        • Gianni Rispondi
          ALLORA VIVA AGNELLI&C E I SUPER MANAGER CHE PAGANO LE TASSE ALL'ESTERO!!
          • rob
            il comportamento deprecabile degli Agnelli è frutto di un sindacato politicizzato che ha pensato a tutto meno alla difesa professionale degli operatori e quindi alle strategie che doveva avere l'azienda FIAT (vedesi VW in Germania) . W l' Agnelli lo dice Lei....la crisi è di cultura
  21. rob Rispondi
    A mio avviso la questione del TFR viene considerata con lo stesso pensiero e le stesse modalità del inserire nel conteggio del PIL l'economia cosiddetta criminale. Oppure per essere più specifici come di colui che per levarsi gli sfizi utilizza i suoi risparmi e non pensa invece ad "creare ulteriore ricchezza con quello che ha". Il frutto di "trovate" simile è dovuto ad una classe politica e burocrata di infimo ordine ( che forse mai questo Paese ha avuto dal 1860). Una classe mediocre è priva inoltre di qualsiasi etica. Si ricorre a questi pensieri quando nel Paese manca una progettualità lungimirante fatta di progetti seri e verificabili per creare lavoro e ricchezza. Certamente è difficile, dopo 40 anni di immobilismo, ripartire, un qualsiasi piano industriale, produttivo o di sogni da realizzare ha bisogno di decenni e non si può fare con la bacchetta magica. Il TFR invece è proprio un tocco di magia che soddisfa l'appettito della pancia ma fa restare il problema, anzi lo sposta e lo aggrava per chi viene dopo. Il mondo non si ferma si producono auto, chimica, elettronica etc noi non produciamo più niente quindi non produciamo più ricchezza, ma nessuno ha il coraggio di dire, che non avendo a suo tempo impostato strategie e piani industriali, oggi la FIAT non potrà ( pur volendo) produrre auto in Italia . Cosa produrrebbe? La Panda nuova ennesima versione? Abbiamo fatto l' Italia dei piccoli artigiani, dei sindaci-sceriffo il mondo va esattamente all' opposto