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  1. alberto Rispondi
    leggendo con attenzione di questo articolo si viene presi da una sottile depressione. le intelligenze lobbistiche del settore autostrade riescono sempre a far centro. curando benissimo il loro interessi.noi cittadini, la massa becera, paghiamo, sempre, tutto.
  2. Amegighi Rispondi
    Ci sono pochi commenti da fare a dei fatti evidenti. Ci sarebbero da fare alla capacità logica di chi cerca di coprire con giustificazioni impossibili o quantomeno ridicole, ciò che in Paesi seri quale noi vogliamo e pretendiamo di somigliare, sarebbe considerati modi e comportamenti vicini alla truffa.
  3. Mauro Rispondi
    Le concessioni autostradali ed i loro rinnovi: non ricordo il motivo, ma ancora negli anni '80, al termine degli studi di ragioneria, leggevo le stesse cose: i rinnovi delle concessioni per altri 29 anni (il periodo finiva sempre con i nove anni) perché un anno in più era vietato. Immancabilmente gli investimenti non venivano fatti; da ultimo la trasmissione REPORT, tempo fa, fece un servizio sulle concessioni (se non ricordo male degli stabilimenti balneari): anche qui introiti irrisori per i Comuni ma lauti guadagni per i concessionari. Ma perché il turista non pretende una ricevuta o scontrino? per lo meno questi stabilimenti pagherebbero qualcosa in più di tasse. Tornando alle concessioni autostradali , il Prof. scrive : "Ogni concessionaria a rischio di scadenza individua nuovi lavori “urgentissimi” che giustifichino la proroga della concessione: nuove corsie o nuovi tratti, come il prolungamento... "; par di capire , come succede anche in altri appalti, che verso la fine della concessione, ci sia un lavoro migliorativo per far vedere che la società "opera" e quindi fa "bella figura" e quindi "merita" il rinnovo. Ma ci sono anche degli appalti dove il funzionario comunale da 6 mesi di tempo alla concessionaria per eseguire i lavori previsti nel capitolato d'oneri, pena delle sanzioni monetarie. Evidentemente non accetta "regalìe di sorta".
    • stefanoC Rispondi
      Da leggere assolutamente anche quanto scrive Massimo Florio (Professore di Scienza delle Finanze e cattedra Jean Monnet di EU Industrial Policy. Università degli Studi di Milano): " Mi sono convinto, soprattutto studiando il caso Telecom Italia (in I ritorni paralleli di Telecom Italia), che la vera origine delle privatizzazioni non sia il liberismo ..., ma uno scambio fra rendite politiche e finanziarie. La tesi che ho sostenuto (in Le privatizzazioni come mito riformista) è che in particolare la sinistra, oltre più ovviamente la destra, abbia cercato di accreditarsi presso i gestori della finanza offrendo loro in pasto delle attività perfette per montarvi operazioni speculative, garantite dalla dinamica nel tempo dei flussi di cassa. Il caso delle autostrade è in questo senso emblematico. Il rischio imprenditoriale è nullo, la rendita garantita, gli investimenti attuati minimi e neppure rispettati, le tariffe aumentano con e più dell’inflazione, il contribuente continua a farsi carico della spesa per la rete in aree meno ricche e più a rischio "... "La capacità dei gruppi finanziari che controllano gli ex servizi pubblici di influire sui governi e sulle stesse opposizioni parlamentari diviene così formidabile che, di fatto, diventa impossibile tornare alla gestione pubblica. Semplicemente diventa più facile comprare i governi, i parlamentari, i giornalisti, gli economisti, e il dissenso viene emarginato. "