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  1. Nicrix74 Rispondi
    Articolo fuori da ogni logica e largamente (se non volutamente) incompleto. Troppe le variabili non considerate, quasi tutto il pezzo non computa i vantaggi delle rinnovabili e le negatività delle fonti tradizionali. Solo di costi socio sanitari queste ultime (per uso carbone in primis) pesano per circa 2 miliardi di euro annui sulla sanità pubblica. L'import di petrolio, gas, carbone, dai paesi più instabili del pianeta ci costa circa 70 miliardi l'anno. Faccio notare, peraltro, quanto sia illusorio fare questi raffronti quando già oggi le rinnovabili (rapporto TERNA Agosto 2014) hanno coperto il 45% della produzione nazionale. Il termoelettrico tradizionale è in caduta libera. Il pezzo andava benissimo 10 anni fa. Ma il mondo cambia
  2. Massimo Matteoli Rispondi
    Secondo autorevoli studi e dichiarazioni gli incentivi producono un generale effetto calmiere sulla borsa elettrica e quindi sul costo della bolletta per famiglie ed imprese. L'aumento della produzione da fonti rinnovabili non fa, quindi, bene solo all'ambiente ma anche al nostro portafoglio. E speriamo che i venti di guerra che soffiano ad est non blocchino l'import di gas. Dalla tabella comparativa risulta, poi, che gli "austeri" tedeschi hanno incentivi ben più ampi dei nostri sia per il fotovoltaico che per l'eolico. Dubito che siano più fessi di noi.
  3. Davide Assange Rispondi
    Gli incentivi del primo conto energia non erano eccessivi come si è spesso detto, ma commmisurati al costo dell'impianto di allora. Basti pensare che all'epoca del primo conto energia i tempi previsti per rientrare dalla spesa dell'impianto erano di 8-10 anni in Sicilia, contro i 5-6 anni di adesso (Sempre in sicilia ovviamente) senza incentivi. Altro punto importante: i costi ambientali non credo siano quantificabili. Non sappiamo esattamente quali saranno i costi dovuti ai cambiamenti climatici, innalzamento delle acque etc. Alcuni scienziati credono che ormai abbiamo oltrepassato il punto di non ritorno. Supponendo e sperando non sia così va fatto tutto il possibile fermare il cambiamento climatico. In quest'ottica (a mio avviso la più corretta) fare questo tipo di analisi è fuorviante e denuncia una mancanza di coscienza (nella migliore delle ipotesi) veramente sconcertante. Le domande, le anilisi, gli studi dovrebbero rivolti sopratutto a trovare un piano, una Road-Map, per abbandonare il più presto possibili i combustibili fossili. E forse sarà tardi...
  4. matteo gianni Rispondi
    Articolo interessante, ci fa capire quanto poco si sa del settore soprattutto tra chi dovrebbe saperne. In particolare: Facili profitti Visto il borbonico periodo di 2 anni i permessi alla costruzione, il business plan e ridimensionato prima ancora di cominciare in quanto maturano costi per 200-300k euro/MW. A cio si aggiungono: corrispettivi ENEL, IMU, IVA anticipata, Ritenuta d’Acconto, Royalties, opere di compensazione, tasse di registro etc. Chi e allora il beneficiario dei "facili profitti"? Benefici del FV Indipendenza energetica: se vogliamo dipendere dalla Russia e dalla Algeria, allora tanto vale diventare un loro feudo. Germania e Giappone hanno preso una direzione un po' piu ambiziosa. Crollo dei prezzi dell’Energia: -45% al Centro/ -70% al Sud. Complici calo della domanda e aumento dell'offerta dalle rinnovabili. Come mai in bolletta non si vede? Chi e che specula facendo trading sulla differenza? Beneficio dei sussidi Grazie alla domanda creata dai sussidi il costo dell’investimento di un impianto FV e sceso del 80%. Quali altri casi di successo abbiamo avuto in Italia negli ultimi anni? Oggi, senza sussidi, si puo costruire un impianto su uno stabilimento industriale e si hanno risparmi tale da rientrare in 5-8 anni. Dopodichè si diventa autonomi. Efficacia Decreto Competitivita Le famiglie sono state escluse dal beneficio. Per le PMI vedremo. Solo la perdita di credibilita all'estero e certa.
  5. Gian Luigi Lombardi-Cerri Rispondi
    Gli incentivi per le rinnovabili vanno limitati alle sole ricerche, rigorosamente controllate allo scopo di evitare lo scandalo in atto di ignobili speculazioni, senza nessuna ricaduta scientifica.
    • matteo gianni Rispondi
      La ricaduta scientifica c'è stata dal momento che grazie all'economica di scala il costo degli impianti è sceso del 80% in 7 anni. E' si potrebbe ancora scendere.... Gli speculatori sono stati coloro che grazie ai complicati ed incerti iter amministrativi hanno venduto le autorizzazioni con un margine di 15 - 20 volte ai produttori di energia rinnovabile.
      • Gian Luigi Lombardi-Cerri Rispondi
        Spiacente , la "ricaduta scientifica " si ha (e si avrà ma non in Italia) quando usciranno le nuove fotocellule ad alto rendimento, nonchè notturne, PAGANTI l'investimento senza aiutini pubblici.
  6. Gianni Girotto Rispondi
    Sono un membro della Commissione Industria del Senato, vorrei segnalare alcune cose: 1) Falso che lo "Spalmaincentivi" penalizzi sopratutto gli speculatori; questi se non sono già andato vendendo gli impianti. Sono rimaste aziende normali e privati che avevano investito i loro capitali e ora si troveranno a rischio default. 2) Falso che non esiste un'analisi costi benefici. C'è il rapporto 2013 IREX di Althesys, che esamina il bilancio tra il costo degli incentivi (prima dei tagli) e i benefici delle rinnovabili dal 2008 al 2030 ha un saldo positivo tra i 19 e i 49 miliardi di euro. 3) Il costo della tonnellata di CO2 nel sistema ETS è risaputamente troppo basso. Andrebbe portato ad almeno €20/ton. 4) A quando un articolo equalmente critico sui 12miliardi/anno di sussidi diretti e indiretti alle fossili? In particolare il secondo punto demolisce completamente il presente articolo. Le Rinnovabili hanno quasi DIMEZZATO IL PREZZO ALL'INGROSSO dell'elettricità (PUN) e già ora ci fanno risparmiare 6 miliardi/anno di importazioni. Perchè questo non viene detto? Chiedo agli autori se si rendono conto che questo è l'ottavo provvedimento consecutivo contrario alle Rinnovabili, e la filiera è allo stremo. Cui prodest? E' incredibile come ci si accanisca contro le rinnovabili invece di concentrarsi sugli enormi scempi passati e futuri delle fossili. O meglio non è incredibile, è evidentemente il risultato delle pressioni delle lobbies a cui evidentemente troppi non sanno opporsi.
    • Gian Luigi Lombardi-Cerri Rispondi
      Sutor, nec ultra crepida ! Dice un vecchio proverbio latino. Le comunico che da tempo il prezzo di mercato dell'energia è , da tempo , di 0,07-0,08 euro al kwh e che basta vedere l'incidenza non delle rinnovabili (in cui si inserisce per fare peso l'idroelettrico) ma del solo FV che incide in maniera ridicola, per vedere che l'influenza è vicino allo zero. Se poi si introduce nel conteggio l'aumento per le accise applicate per ripagare in buona parte il FV ...........
      • Massimo Gandini Rispondi
        Caro ingegnere , lei sembra essere rimasto a considerazioni che si potevano fare 10 anni ,nel frattempo c'è stata un'evoluzione, ci sono miriadi di siti che trattano in maniera professionale l'argomento (ad esempio qualenergia) e le conclusioni che si possano trarre sono ben diverse dalle sue valide in momenti storici in cui una smart grid era uno scenario da visionari. Basta leggere e informarsi , di materiale su cui documentarsi se ne trova quanto si vuole. Tra l'altro l'articolo in questione della Voce scritto dai soliti noti viene proprio preso ad esempio un po' ovunque come cattiva informazione
  7. Luca Rispondi
    Considero gli incentivi al fotovoltaico eccessivi, ma non è stato preso in considerazione l'effetto che questi hanno avuto sulla curva di sviluppo tecnologico di un settore che altrimenti sarebbe rimasto ai primordi.
  8. gpdz@stat.unipd.it Rispondi
    Questo articolo parte da un presupposto a mio avviso poco convincente, ossia che la motivazione degli incentivi alle rinnovabili fosse solo "La correzione di un fallimento del mercato, ossia la presenza di esternalità ambientali negative non internalizzate". In realtà, gli incentivi avevano l'obiettivo di far "partire" un mercato che altrimenti sarebbe rimasto per troppi anni al palo, a causa dei costi non competitivi con quelli delle fonti fossili. Gli incentivi sono stati il kick off per investimenti in R&S che hanno permesso quasi di raggiungere la "grid parity". Ora, in alcune circostanze, sono più convenienti impianti rinnovabili che impianti con combustibili fossili. In sintesi, i ragionamenti svolti nell'articolo sono certamente interessanti, ma mi sembrano di corto respiro. Detto questo, credo che quanto abbiamo votato qualche settimana fa in Senato sia abbastanza equilibrato, anche se temo che la Corte Costituzionale - se interpellata - darà ragione agli investitori, come mi sembra sia già accaduto in Spagna. Condivisibile è invece l'idea di una Carbon Tax, ma di difficile realizzazione a livello planetario. Sen. Gianpiero Dalla Zuanna - Partito Democratico
  9. Fabio Pisi Vitagliano Rispondi
    Mi sembra che in questa analisi manchi una parte importante. Forse mancava anche negli studi dei governi che hanno varato i diversi conti energia. Gli incentivi alle rinnovabili avevano anche l'obiettivo di sviluppare l'industry in modo da stimolare ricerca nel settore e rendere sempre più efficienti e quindi meno care le centrali fotovoltaiche. Senza dubbio, non è saggio pagare l'energia fotovoltaica a un prezzo infinitamente superiore all'esternalità che si vuole correggere, al contempo sarebbe opportuno non soltanto limitarsi a una fotografia istantanea del presente ma ad una analisi in prospettiva. Grazie agli sforzi economici odierni riusciremo (o saremmo riusciti) ad avere energia pulita molto più economica domani?
  10. Julien Bollati Rispondi
    Buongiorno, Ho letto con molto interesse l'articolo e non ho potuto far a meno di notare che un'aspetto piuttosto importante e stato tralasciato: Le rinnovabili promettono una produzione energetica libera dall'acquisto di carburante. Questo significa che oltre alle esternalita' il valore dell'incentivo potrebbe legittimante coprire anche il valore economico delle risorse rispariate (ossia il gas naturale nell'esempio citato non bruciato nel processo produttivo). Da una rapida ricerca pare che un MWh di gas costi (a prezzi di confine) circa 25€ (http://ec.europa.eu/energy/observatory/gas/doc/20130814_q2_quarterly_report_on_european_gas_markets.pdf). Questo dato (probabilmente da rivedere al rialzo per includere ulteriori costi di trasporto e di processo) non ribalta le conclusioni dell'articolo ma dovrebbe essere tenuto a mente. Soprattutto in uno scenario in cui le risorse naturali sono in via di esaurimento ed il loro valore economico tendera a crescere significativamente.
  11. claudio Rispondi
    Sarebbe interessante, nel calcolo del rapporto costi-benefici, capire a quanto ammonta il valore delle tensioni internazionali per l'approvvigionamento di gas e petrolio, che quasi tutta l'area OCSE, se non sbaglio, importa da Paesi non propriamente tranquilli e/o democratici, nonchè il valore delle vite umane, delle distruzioni e dei propositi di vendetta che si lasciano dietro le guerre (destinate allo scopo) a bassa intensità che il Papa definisce ormai "terza Guerra mondiale". Su questo terreno gli economisti non si sbilanciano, ma i popoli (e la politica in generale) un pò di preoccupazione ce la dovrebbero mettere.
  12. Paola Comi Rispondi
    Mi permetto di chiedere agli autori se in questa analisi sono stai considerati anche i costi derivanti dalle salatissime multe europee che l'Italia avrebbe con molte probabilità dovuto pagare in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi stabiliti dal Pacchetto Clima-Energia (cosiddetti 20-20-20) che certamente non raggiungeremmo senza l'introduzione degli incentivi. Inoltre, sono state considerate le esternalità positive legate allo sviluppo di una filiera italiana di eccellenza nel settore rinnovabili, efficienza energetica, smart grid, oltre alle esternalità positive legate ad una minor dipendenza dall'estero? E' vero che abbiamo altri problemi, legati all'attuale overcapacity, ma uno degli obiettivi iniziali era anche quello di ridurre la dipendenza dall'estero, sviluppando un sistema alternativo basato sulla generazione distribuita. La strada che l'Italia ha imboccato ha sicuramente costi elevati, ma mi piacerebbe sapere se in questa analisi sono state internalizzate queste (e altre) esternalità positive che devono necessariamente essere considerate e valutate. Grazie dello spunto.
    • Federico Brucciani Rispondi
      Aggiungerei che il problema dell'overcapacity potrebbe essere risolto in maniera relativamente semplice: dismettere tutte quelle obsolete ed inquinanti centrali a carbone ed olio combustibile ancora presenti su tutto il territorio nazionale.
  13. Rick Rispondi
    A parte la carbon tax mondiale (s'è visto come ha funzionato bene Kyoto con Cina e India liberi di inquinare a piacimento e come conseguenza gli USA fuori) quale soluzione realistica (cioè italiana e/o europea) suggeriscono gli autori per incentivare le rinnovabili?
  14. Gian Luigi Lombardi-Cerri Rispondi
    Il FV basato sul silicio, non ha avuto e non ha nessuna interessante possibilità di sviluppo a causa del basso rendimento e di non essere in grado di soddisfare la richiesta al momento della domanda. E' solo servito a finanziare la più sordida speculazione. Il FV interessante sarà invece quello basato su cellule a struttura diversa , con possibilità di captare energia anche di notte ( ad es nanotubi di carbonio, opportunamente "drogati"). Questo, in Italia non interessa poichè l'unica "ricerca" che interessa è quella di guadagnare molto a spalle altrui. Volutamente si dimentica che l'energia va generata non quando interessa al produttore, ma quando richiesta dall'utente.
  15. Piero Rispondi
    Un paese che non rispetta un contratto può essere paragonato all'Argentina, gli investitori lo hanno capito, nessuno verrà a fare investimenti dopo che il Governo ha fatto il taglio sugli incentivi già contrattualizzati, vi saranno i ricorsi contro questo provvedimento, si stanno già muovendo i grandi studi legali internazionali.
  16. Andrea beghetti Rispondi
    I costi di esternalita negativa del nucleare sono palesemente sottostimati...chiedete ai giapponesi dati aggiornati Le rinnovabili a regime abbattano importations di combustibili fossili e migliorano la bilancia commerciale il livello Italiano degli incentivi al solare, via va calato nel tempo, risulta nella media europea Gil incentivi erano via via calibrati dati I costi Della tecnologia dell epoca, per permettere un ritorno del capitale Sufficiente a giustificare Gil investimenti; Ora Che gli impianti sono in funzione con benefici rilevanti per il sistema elettrico (vedasi calo del prezzo ingrosso) riducendo le tariffe si fanno fallire le imprese Che hanno realizzato tutto cio, tango vale nazionlizzare direttamente!
  17. simone ricci Rispondi
    Ma, nell'analisi costi-benefici non bisognerebbe anche tener conto del fatto che il gas si paga e il sole no?
  18. Alfredo Rispondi
    Buongiorno, Al di là dei numeri e del fatto che un Analisi Costi Benefici sia un tipo di approccio da tenere in considerazione per indirizzare una scelta politica, ma in questo caso ad esempio, installare fonti rinnovabili significa anche aumentare l'indipendenza energetica del Paese, elemento che è un esternalità anche nella CBA!!! Comunque il punto in questo contesto non è l' Instabilità del Quadro Regolatorio di un mercato, ma la retroattività dell'intervento. Saluti
  19. Gertsen Rispondi
    L'aritmetica sfuggente e rarefatta dell'analisi costi-benefici produce un ritratto complessivo elegantemente distorto.. Certo, il decreto salva Alcoa contemporaneamente al crollo dei prezzi del FV ha determinato rendite di posizione eccessive che è giusto correggere, ma valutare l'"equità" degli incentivi in base alla quotazione dei permessi di emissione è fuorviante. Come se gas, nucleare, per non parlare dell'idroelettrico agli albori della storia industriale italiana, non abbiano goduto e godano tuttora di "incentivi" nelle forme più diverse, dirette e indirette. Per esempio, il passaggio dal gasolio al gas per riscaldamento dopo lo shock petrolifero del '73 è stato una scelta politica, non certo di mercato.
    • iuri cantarini Rispondi
      Ritengo che siano 2 le cose gravi che si rilevano dall'articolo esposto: 1) Non è possibile cambiare le regole come sta facendo oggi l'Italia. Bisogna assolutamente cambiare logica. Ma se un giocatore di carte, a metà partita, decidesse di cambiare la briscola a suo favore...che comportamento potrebbe indurre sugli altri giocatori? Provate a rispondere. 2) L'analisi condotta nell'articolo è estremamente superficiale ed anche distorta. In ogni caso, rimanendo in Italia, l'eventuale distorsione dovuta agli incentivi del passato (perchè già ora la situazione è molto diversa) a causato un danno neanche lontanamente paragonabile con quello creato dalle lobby delle energie tradizionali. Conclusioni Si vuole rivedere il settore nel suo complesso? Bene, facciamolo...con più competenza, trasparenza ed onestà! Ma una volta stabilite le regole, queste siano! Ed, ancora meglio, si stabilisca DA SUBITO in che modo dovranno essere cambiate nel caso, in futuro, sia ancora necessario.