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  1. Il nido fa bene. ? Rispondi

    Non credo che si possa valutare la capacità di apprendimento di un bambino che ha frequentato il nido oppure è stato in casa con un'unica figura di riferimento. Il mio primogenito ha circa 32 anni, ha frequentato il nido anche se a quei tempi ce n'erano pochi e funzionavano malissimo....noi che lavoravamo e che avevamo la casa di proprietà non avevamo accesso al nido comunale che sicuramente funzionava meglio ma dovevamo rivolgerci a strutture private che avevano come unico interesse il profitto...non certo l'educazione dei bambini! Lasciavo mio figlio "parcheggiato" per tutta la giornata così...ho dovuto scegliere se continuare a lavorare o se dedicarmi alla famiglia...ho scelto la seconda. Dopo qualche anno ho avuto un altro figlio che è sempre stato con la mamma fino all'età della scuola materna. Hanno studiato e si sono laureati tutti e due, il secondogenito però ha sempre ottenuto risultati migliori a scuola.

  2. angela solimando Rispondi

    Sulla base della qualità in generale dei nidi e in particolare della preparazione delle persone che li promuovono,a scopo puramente imprenditoriale, date le forti esigenze sociali, e delle persone che vi lavorano, in gran parte senza una formazione adeguata, e sulla base anche della mia esperienza personale, non penso che sia così fondata la tesi sostenuta nell'articolo. Studi di altro tipo (v. per tutti, John Bowlby, Teoria dell'attacamento) dimostrano, al contrario che, un bambino seguito da un'unica figura di riferimento, nella fattispecie la madre che si dedica a lui con attenzione e amore, è nella maggior parte dei casi, un adulto più sicuro, consapevole e dotato di maggiore spirito critico.

  3. Saverio Soldi Rispondi

    Fittando una legge di potenza si ottengono risultati migliori di un fitting lineare (anche se non di tanto, vista la dispersione del campione). Tale legge porterebbe a una saturazione sui voti alti al crescere della spesa. Interpretando questo risultato verrebbe fuori che vale la pena spendere per gli asili nido, ma non così tanto quanto l'Emilia Romagna che spende quattro volte più dei molisani per avere le stesse prestazioni scolastiche. Per difendere gli asili nido ci sono argomenti migliori di quelli utilizzati nell'articolo.

  4. Chiara Fabbri Rispondi

    Dalla mia personale esperienza posso dire che il nido fa bene ai genitori e ai figli se è un nido di qualità, innanzitutto delle insegnanti. Fa bene ai genitori perchè in una società come la nostra, nella quale i bambini sono un lusso e si arriva molto tardi a farli, spesso i nuclei familiari sono privi di supporti familiari anche idonei a trasferire l'esperienza dell'allevamento di un figlio e il confronto con personale specializzato e con altri genitori aiuta innanzitutto i genitori a vivere in maniera più serena e corretta le normali problematiche evolutive del bambino. Questo è vero però solo se il personale addetto e le condizioni generali del servizio sono adeguate, altrimenti vale il ragionamento contrario: un nido di cattiva qualità può danneggiare gravemente il bambino e anche la stessa propensione al lavoro dei genitori, che sicuramente da un'esperienza negativa potranno rivedere drasticamente le loro valutazioni di costi/benefici tra l'uso del nido e l'astensione dal lavoro di uno dei due.

  5. maiden Rispondi

    La statistica è una bella scienza perché a seconda di quale tesi si vuole sostenere si cercano le correlazioni preferite. Come hanno detto già altri commenti, dato che i nidi sono più diffusi nelle zone ricche del paese e dato che hanno un costo molto elevato (è quasi impossibile pagare meno di 300-400 euro al mese) è probabile che siano frequentati dalla parte relativamente più ricca della popolazione. Che a sua volta è quella a più alto tasso di scolarizzazione e quindi ciò spiegherebbe perché i figli ottengano risultati migliori. Quanto all'influenza del nido in quanto tale mi sembra risibile: ai miei tempi (primi anni settanta) quasi nessuno andava al nido eppure sia il sottoscritto che tanti dei miei amici si sono serenamente diplomati e poi laureati col massimo dei voti, in una scuola ed università oggettivamente più difficili di quelle attuali...

  6. Dante Petruccioli Rispondi

    Il tema mi sembra affrontato con superficialità. Non sempre i nidi sono concepiti come il primo stage del percorso di istruzione, ma piuttosto come dei meri posteggi per bambini. Altro che socializzazione. La qualità dei servizi va poi analizzata in termini relativi. Il figlio di due docenti universitari accumula più capitale umano se sta in casa, quello di due immigrati irregolari che non sanno l'italiano invece no.

  7. Andrea Zhok Rispondi

    Che gli asili nido siano un'istituzione utile per consentire un maggiore apporto lavorativo delle donne è fuor di dubbio, come è indubbio che in Italia, rispetto a molti partner europei, l'offerta di posti nido è molto carente. Se però veniamo alla correlazione statistica che viene usata a supporto di questa tesi, francamente questa mi pare avventurosa (come spesso mere correlazioni sono): una lettura alternativa degli stessi dati mi dice che le aree che hanno maggiore disponibilità di posti nido sono aree più ricche ed organizzate e le famiglie che mandano i bimbi al nido sono parimenti in media appartenenti a ceti con redditi e formazione superiore (famiglie culturalmente ben disposte al lavoro femminile ed in cui le donne hanno avuto una formazione a ciò atta). Entrambe le componenti, relative alle aree e alle famiglie, incidono plausibilmente sul ruolo attribuito all'educazione dei bambini, e spiegano il differenziale INVALSI. In sostanza, la tesi mi pare giusta, il modo di provarla no.

  8. pepe carvalho Rispondi

    Dal grafico presentato, la correlazione c'è ma non di tipo lineare. Suggerirei di analizzare i dati utilizzando anche la correlazione non-parametrica di Spearman, che non assume la linearità tra le due variabili. cordiali saluti PC