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  1. Marco Rispondi
    Vorrei che la memoria di una notte del passato, mentre il Governo D'Alema stava chiudendo, durante la quale il Gruppo Benetton fece il passo decisivo verso la concessione delle Autostrade italiane, ci fosse ricordata è spiegata. Grazie se qualcuno di buona memoria lo fa...
  2. Leonardo LIBERO Rispondi

    Mi ero occupato della scandalosa mangiatoia sulle autostrade - che gli italiani continuavano a dover pagare, care, anche se abbondantemente ammortizzate - molti anni fa, come collaboratore de l'Indipendente e di Quattroruote. In seguito mi sono interessato in prevalenza di fonti energetiche rinnovabili e anche lì, puntualmente, mi sono trovato davanti a una autentica truffa fatta dallo Stato a danno degli utenti elettrici. E' la famosa, in quel settore, "CIP 6". Una delibera - non una legge - del 1992 in forza della quale lo Stato impone forti sovrapprezzi (gli "A3") alle tariffe elettriche in favore delle fonti rinnovabili, ma poi ne eroga l'80% del gerttito a fonti che rinnovabili non sono, ma anzi sono inquinanti, L'ammontare complessivo del giochetto è stato stimato in 60.000 miliardi di Lire (30 miliardi di euro) dalla X Commissione della Camera il 6 novembre 2003. Mi chiedo con che faccia tosta lo Stato italiano possa punire come reato la truffa commessa da un suo cittadino.

  3. nick Rispondi

    Penso possa definirsi, insieme al sistema sanitario, una delle più grandi truffe operate a danno del povero...popolo italiano.

  4. luigi zoppoli Rispondi

    L'articolo è la sintesi e la conferma di quanto, sia pure in modo meno dettagliato è stato scritto sulla stampa in questi anni. Ma la questione è sempre la stessa: impresa a ridosso dello stato e conseguenti conflitti di interessi. E' il cancro del sistema economico italiano. In termini diversi lo schema si sta ripetendo per alitalia: imprenditori remunerati si spera senza accordi sottobanco, visto che sono molti ad essere in conflitto di interessi, a spese degli utenti e del paese. In attesa di vendere la propria partecipazione ad AirFrance che si troverà graziosamente in mano Alitalia senza alcun problema. Luigi Zoppoli

  5. Tarcisio Bonotto Rispondi

    Sono impressionato da come si continui ad analizzare la realtà economica, finanziaria, sociale etc. da scrittori, giornalisti, economisti, psicologi e politici, senza aver certezze di poterla modificare. I politici fanno ridere: dicono che i problemi ci sono, mentre dovrebbero essi stessi trovare le soluzioni. Invece no, fanno solo le analisi come se qualcuno dovesse venire da Marte a risolverci i problemi. Ma chi comincia ad arginare tale corsa al massacro? Dovremmo creare opposizione sociale: intellettuali, studenti, giovani, lavoratori etc. Perché siamo sicuri che i politici, se in sei mila anni di storia non hanno mai fatto nulla di buono per l'umanità, non lo potranno fare nemmeno ora. Ci sono centinaia se non migliaia di associazioni che lavorano in questa direzione, ma sono divise. Si potrebbe dare una mano con una visione nuova idea dell'economia e della società. Ma gli intellettuali sono molto divisi e mi stupiscono per questo più di tutti. Continuiamo a sfornare analisi, ma nessuno mai scaglia la prima pietra.

  6. franco Rispondi

    I tentacoli della politica, sono ormai dovunque, l'intrallazzo,le tangenti, i favoritismi e tutto il resto si traducono oggi come ieri sempre e solo in quattrini sfilati dalle tasche dei lavoratori.Siccome però non v'è mai stata alcuna decenza,nemmeno di fronte a situazioni che andavano verso il degrado più profondo, ci troviamo adesso in una situazione irrecuperabile, ove vi sono falle pesanti in ogni settore:Sanità,Scuola,Strade,Trasporti,Immondizia,Energia....I soldi (tanti) presi dalle tasche della gente sono spariti e probabilmente è ormai inutile sperare nel grande uomo che potrà risolvere le storture di troppi decenni. Il nostro povero paese è ormai come il titanic,che se fortunatamente riuscirà ad evitare gli iceberg,potrà ancora per qualche tempo proseguire la sua rotta verso il suo destino: Argentina.

    • La redazione Rispondi

      I molti commenti sin oggi arrivati testimoniano quanto sia diffusa la sfiducia nella classe politica e la sensazione che il paese sia governato da "furbi", e pertanto destinato alla stagnazione. Tuttavia penso e spero che denuncie specifiche e documentate non siano inutili, e nel tempo possano avere qualche influenza anche sulle scelte concrete.

      Giorgio Ragazzi

  7. Hans Suter Rispondi
    Martin Wolf ha scritto sulla FT un commento sulla giusta remunerazione dei concessionari di strade. Arriva alla conclusione che non essendoci rischio il capitale va remunerato come un bond governativo.
  8. Donato Pulacchini Rispondi

    In seguito all'ordinanza di rinvio pregiudiziale sul caso Aiscat vs. Anas, promossa dal Tribunbale di Genova alla Corte di Giustizia europea vi è anche il rischio che le concessioni autostradali attuali costituiscano violazione dell’artt. 87 e 88 del Trattato, ovvero Aiuti di Stato. Inultile aggiungere che si finirà con ogni probabilità allo stesso modo nell'affaire Alitalia Insomma all'estero per Alitalia si intendeva Always Late in Take-off, Alweays Late in Arrival. Questa locuzione mi sembra ora pertinete per l'Italia, sempre in ritardo nell'avviare riforme giuste e sempre in ritardo nell'arrivarci in fondo bene. Bene per gli utenti si intende!

  9. luigi barberio Rispondi

    Dalla lettura dei brani del libro, sembra di rivedere film già visti, telecom, o film di prossima realizzazione, alitalia. Siamo ormai un paese privo di alcuna capacità progettuale se non quella di fare film sempre uguali, telecom, autostrade, alitalia, domani ferrovie. E' possibile che nessuno dei nostri politici riesce a comprendere, leggendo un pò di storia, che la forza di un paese è anche nella corretta gestione delle proprie reti strategiche (connessione, autostrade, voli, ferrovie).

  10. Vittorio Tauber Rispondi

    (1) I pubblici concessionari hanno utili altissimi a fronte di concessioni ridicole e di reiterate inadempienze sulla mantuenzione che dovrebbero ex lege senza grosse difficoltà legali portare al ritiro delle concessioni. Non faccio nomi ovviamente, ma si tratta dei soliti straccioni che fanno i miliardari (in euro) per 'grazia' ricevuta, non certo per le capacità imprenditoriali che non hanno. Inoltre (2) invece di rendere gratuite le autostrade vanno mantenuti i pedaggi (anzi andrebbero alzati a mio avviso, per disincentivare l'uso distorto dell'auto privata) e gli utili andrebbero espressamente indirizzati al rafforzamento della rete ferroviaria locale e nazionale, alla costruzione di nuove metropolitane e nuove tranvie, metrotranvie e linee bus su tutto il territorio nazionale, ovviamente in base ad uno strutturale *piano trasporti pubblici* dello spostamento delle merci da gomma a ferro (e acqua) di largo respiro; che contribuirebbe non poco anche a rientrare nel Protocollo di Kyoto, per il quale già oggi paghiamo una penale. Francamente come è ora il ruolo e la struttura delle concessioni sono criminogeni, ecologicamente distruttivi e a bassissimo valore aggiunto economico.

  11. AF Rispondi

    Dovrebbe essere impedito a chi controlla già un asset come Autostrade di investire in un vettore che avrà il controllo della tratta roma milano. Ma credo che il vero problema sia nella mancanza di un authority che regoli il tutto, dai prezzi alla qualità del servizio, etc. Questo è il vero scandalo, voluto. Si guardi a paesi come la Gran Bretagna da cui potremmo importare molto in termini di Authority. Ai tempi della privatizzazione di autostrade si era fatta molta attenzione a non cederne il controllo a chi fosse in conflitto di interessi. Cosa dire di Autogrill ? Cosa è successo a quel divieto? Non è possibile che in un settore in monopolio come quello autostradale (in un paese in cui le infrastrutture in genere sono qualitativamente e quantitativamente scarse) l'operatore privato abbia margini vicini al 70% e continui ad incrementare le tariffe con una qualità del servizio decrescente. In quale altro paese con una densità abitativa simile alla nostra si trovano autostrade ancora a due corsie con lavori in corso infiniti?

  12. af Rispondi

    Dovrebbe essere impedito a chi controlla già un asset come Autostrade di investire in un vettore che avrà il controllo della tratta Roma milano. Ma credo che il vero problema sia nella mancanza di un authority che regoli il tutto, dai prezzi alla qualità del servizio, etc. Questo è il vero scandalo, voluto. Si guardi a paesi come la Gran Bretagna da cui potremmo importare molto in termini di Authority. Ai tempi della privatizzazione di autostrade si era fatta molta attenzione a non cederne il controllo a chi fosse in conflitto di interessi. Cosa dire di Autogrill ? Cosa è successo a quel divieto? Non è possibile che in un settore in monopolio come quello autostradale (in un paese in cui le infrastrutture in genere sono qualitativamente e quantitativamente scarse) l'operatore privato abbia margini vicini al 70% e continui ad incrementare le tariffe con una qualità del servizio decrescente. In quale altro paese con una densità abitativa simile alla nostra si trovano autostrade ancora a due corsie con lavori in corso infiniti?

  13. Abesibé Rispondi

    E non dimentichiamo che il generoso Gavio ha anche le mani sul mitico Terzo Valico del TAV. Autostrade, treni, rioplani... Tutto a spese dello Stato naturalmente. Meglio andare in bici ;-)

  14. de santis umberto Rispondi

    Il costo del pedaggio è una intesa tra i concessionari e i politici di turno. Mal dalla discesa in campo di Berlusconi nel 1994 si parla dei soliti soggetti che perpetuano il loro controllo. Come è possibile che si favoriscano i consumatori? Il Berlusca, grazie ai favori concessi, può chiedere al Benetton di entrare nella cordata Alitalia ...

  15. Giuliano Delfiol Rispondi

    Il testo è abbastanza tecnico, non trasparentissimo per il grande pubblico che non è pratico di meccanica societaria. Nondimeno l'impressione che se ne trae è sconvolgente: questi dunque sono i modelli nazionali di privatizzazione? In buona sostanza, lo schema sembra quello post sovietico: conferire a privati (a costi bassissimi) aree di monopolio. Io non ho le competenze per discernere se e in che misura la cosiddetta privatizzazione-salvataggio di Alitalia si basi su uno schema consimile, ma il sospetto è fortissimo. Una volta di più vien da pensare che il vero problema italiano non sia la stagnazione economica, l'arretratezza infrastrutturale, o il degrado del sistema formativo. Il vero problema è una società culturalmente basata sulla furbizia, complice una legislazione costantemente incoraggiante per i furbi, quale che ne sia l'argomento. Giuliano Delfiol

  16. Nino Rispondi

    non ci sono solo Gavio e Benetton ma anche gli altri fra cui Tronchetti e tutti gli amici del Capo che è riuscito a metterli insieme per salvare l'Alitalia e le nostre tasche...! Auguri a tutti

  17. EMANUELE Rispondi

    Vorrei far notare che quando si parla di autostrade, molti non considerano una voce sempre più preponderante nei bilanci delle concessionarie: le royalties per le aree di servizio. Con la scadenza delle aree iniziata nel 2003, si è passati da una royalties per area del 4-6%, al 20%. Tutto grasso che cola! e chi paga? Ma certo! il viaggiatore. Mi chiedo perché sia permesso tutto cio' e se non sarebbe meglio scorporare le aree di servizio dalle concessioni e privatizzarle.

    • Guidone Rispondi
      il viaggiatore paga se spende in autogrill, io faccio 70.000 km all'anno, posso dire di essere un grande consumatore di autostrada, tuttavia in autogrill lascio solo l'organico :-) e se sono senza gasolio faccio 5 € giusto per arrivare a casa, con un'audi A6 le risparmio i commenti degli addetti al rifornimento. Noi consumatori avremmo un grandissimo potere solo che da perfetti italioni non sappiamo sfruttarlo a nostro vantaggio.
  18. Nello Bosco Rispondi

    Non ho parole!

  19. Ermes Cavicchini Rispondi
    Il volume è sicuramente di grande interesse in sé ma si direbbe che questa storia possa fornirci spunti di riflessione anche in merito ad altre questioni, come quella di cui si discute in questi giorni anche su lavoce@info, ovvero di alitalia. Tra l'altro sbaglio o qualcuno dei protagonisti di questo volume li ritroviamo anche nella mitica cordata italiana'? E Air France (o chi per essa) non rischia di diventare un'altra Abertis?
  20. stefano Rispondi

    Bene e adesso visto che non è stato aiutato abbastanza dalla "fortuna" regaliamogli anche un pezzo di Alitalia come sono quasi riusciti a fare. A non c'è solo lui nella torta ma anche ovviamnete Benetton.

  21. Raffaele Acierno Rispondi

    Esistono casi del genere in altri paesi del mondo? Vi prego di dirmi di sì

  22. Tommaso G. Rispondi
    Da ignorante in materia pensavo che il pedaggio servisse a pagare la manutenzione. E allora, cosa si puo' fare? Occorre "occupare" le autostrade?