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  1. Paolo Rossi Rispondi
    Mi par di capire che siamo alle solite. Infrastrutture costosissime promosse trasversalmente da larghe fasce della classe politica senza minimamente preoccuparsi dei costi, del ritorno economico, della tutela delle risorse pubbliche, semplicemente perché in questo modo si creano grandi centri di spesa controllati dai soliti amici che divengono quindi il braccio operativo di questo e quel politico per dispensare "favori" e quindi accrescerne il potere e la base di "consenso". Questo non è scritto nell'articolo, è un mio personale pensiero, ma mi si conceda il credito di ritenere non essere molto lontano dal pensiero della maggior parte dei lettori. L'analisi oggettiva, con questi risultati, non può peraltro essere l'unico parametro di valutazione di una tale opera che, per la sua lunga durata, va decisa e programmata anche in un'ottica di più lungo termine e più vasto respiro. Da quanto leggo peraltro i politici che sponsorizzano questo terzo valico non hanno alcuna "più ampia visione", "visione della società futura" ma solo l'obbiettivo inconfessabile e devastante di creare un forte centro di spesa sotto il loro controllo. Quello che si vorrebbe invece dalla Politica (con la P maiuscola... utopia!), è un messaggio che possa risuonare più o meno così: "sappiamo che i conti ora non tornano, li abbiamo già fatti anche noi e concordiamo in pieno con quelli, pur critici, delle fonti indipendenti, ma quest'opera è fondamentale per il modello di società che vogliamo costruire, che darà benefici di ben più vasta scala, per cui intendiamo realizzarla per il bene futuro del Paese. Intendiamo evolvere la società verso un modello economico tale per cui quest'opera sarà allora pienamente giustificata." Questo è ora solo un sogno, ma se non ci si dà qualche obbiettivo non si va da nessuna parte. Quello che va assolutamente fatto in Italia, come in qualsiasi Paese evoluto, è di indirizzare l'economia verso la maggiore sostenibilità possibile; questo metterebbe il Paese al riparo da sbalzi dei costi delle materie prime, dei prodotti energetici, ecc. garantendo un'economia più stabile e forte. Questa sostenibilità va raggiunta in primis attraverso una forte riduzione dei consumi energetici, ed in particolare la graduale riduzione del fabbisogno di combustibili fossili. Il trasporto ferroviario è in tale ottica una componente essenziale. So bene che basandoci sui numeri attuali i conti sopraesposti sono corretti, ma come si potrebbero modificare se il costo dell'energia triplicasse o quadruplicasse nei prossimi 20 anni? Quanta percentuale del traffico passeggeri potrebbe migrare verso la rotaia solo per via dell'esorbitante costo del combustibile? E quali sono i costi indiretti dovuti alle soluzioni attuali di trasporto su strada? (mi riferisco soprattutto ai costi sociali legati all'inquinamento prodotto dal traffico automobilistico). Probabilmente, includendo nella valutazione questi fattori (che attengono certamente più ad una valutazione politica che ad un'analisi di economia dei trasporti), anche in un'ipotesi di crescita zero del business globale del trasporto, le conclusioni potrebbero cambiare significativamente rispetto a quanto sopra. E' pur vero che quando di valichi ne esistono già due come tra Genova ed il Nord, quasi certamente il terzo è di troppo, ma per altre direttrici il discorso potrebbe essere ben diverso. Invece il guaio è che i nostri politici (con la p minuscola) si preoccupano più di creare falsi documenti e false dichiarazioni (o di pubblicare montagne di fuffa inutile) per tentare di smentire e svalutare il sempre ottimo Ponti & Co., onde difendere il loro orticello, invece di presentare ai cittadini visioni lungimiranti ben meditate che proprio non hanno... Caro Lupi, riesci a smentirmi?
  2. Carlo Simeone Rispondi
    Non metto affatto in discussione la bontà e i numeri dell'analisi svolta. Che, per la verità, si potrebbe applicare e si dovrebbe ( soprattutto) applicare anche alla gestione dell'attuale rete ferroviaria. Il tema, fondamentalmente, è quello della gestione di una linea rispetto a quello che accade sulle linee concorrenti delle altre modalità. Se fino a qualche anno fa l'obiettivo era quello di trasferire più traffico dalla strada alla ferrovia, perchè ora non se ne parla più? Per essere più chiari, se la gestione delle ferrovie continuerà così, dovremmo chiudere altre tratte ferroviarie interne. La bontà di una linea ferroviaria è data dai treni che possono percorrerla quotidianamente, dal grado di riempimento dei treni ( load factor in termini di merci e persone) e dalla qualità del servizio per le diverse tipologie di clienti. Chiedete, allora, alle imprese perché preferiscono la gomma alle ferrovie ? Le ferrovie tagliano i treni perché ( dicono) che non c'è traffico. Ma cosa fanno, invece, le ferrovie per intercettare il traffico, per aggredire il non mercato che non hanno?
  3. piertoussaint Rispondi
    un grande grazie ancora una volta a Ponti e a Ramella, per la consueta serietà del loro lavoro, che ho segnalato sulla pagina facebook del Ministro alle infrastrutture, Maurizio Lupi. Purtroppo, è una lotta impari, contro i "poteri forti" che - questo è il nocciolo della questione - non avranno pace finché, keynesianamente, avranno completamente bancarottato e devastato il Paese, pur di favorire i loro amici costruttori di "opere grandi" inutili, con i soldi del contribuente. Pur da semplice autodidatta, provo a spiegare in maggior dettaglio questo meccanismo, qui: http://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/01/22/non-basta-la-riforma-della-legge-elettorale-il-problema-e-nei-limiti-strutturali-della-democrazia-rappresentativa/
  4. eliana rossi Rispondi
    La linea era stata raddoppiata durante la grande guerra per sostenere i rifornimenti alle forze armate. Altre guerre in vista non ce ne sono, e quindi, salvo sorprese, l'opera non si farà mai, anche se sarebbe non utile, ma utilissima