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  1. Francesco Rispondi
    Le detrazioni sono un sistema non tanto di redistribuzione del reddito tout court, quanto di mirata redistribuzione soprattutto legata ad aiutare fasce deboli della società, come malati, disabili e famiglie, o per incentivare obiettivi sociali di grande impatto come il risparmio energetico. Eliminare le detrazioni sarebbe un grande errore. Non si capisce poi a chi gioverebbe eliminarle: a chi semplifica la vita eliminarle? Ai commercialisti e ai Caf forse, non certo a chi ne beneficia davvero. Forse solo nel caso di una corrispettiva riduzione delle aliquote fiscali più basse si giustificherebbe l'eliminazione delle attuali detrazioni.
  2. ondo21 Rispondi
    Sono una persona di modesta cultura e non ho la minima idea di cosa sia la scomposizione di Pfahler tuttavia tutti i giorni sono costretto a confrontarmi con un reddito bloccato da anni che perde continuamente potere di acquisto. Come lavoratore dipendente sono costretto a pagare tutte le tasse e come proprietario della propria abitazione pago anche la TASI con la sua componente per le spese indivisibili; e pensare che, nella mia ignoranza, ero convinto di pagare già l'IRPEF e le sue addizionali per finanziare questi costi. Quando sono costretto, mio malgrado, alla sanità privata, al momento del conto mi viene spesso, o meglio sempre quando fatturano, se voglio la ricevuta o meno. Con l'attuale sistema di detrazioni, la tentazione del "pochi, sporchi e subito" e molto forte. Infatti di fronte ad un risparmio immediato di 20 Euro, che per chi vive del suo salario possono anche essere importanti, e l'opzione di non raggiungere la soglia di franchigia e, peggio, di dover pagare un professionista o Caf per compilare il mod 730, la tentazione al risparmio immediato è davvero forte anche in considerazione che i costi sostenuti per pagare le tasse sono indeducibili e indetraibili. Forse sarebbe opportuno, per recuperare immediatamente del gettito, rendere detraibili determinate spese, come quella dell'esempio precedente. Infatti, di fronte ad una perdita di gettito del 27% (Aliquota massima della maggioranza dei lavoratori dipendenti e dei pensionati), si avrebbe l'incremento dovuto al maggiore imponibile di quei professionisti che oggi evadono bellamente buona parte del fatturato. Tale misura, aumentando la base imponibile, comporterebbe anche qualche beneficio per le casse previdenziali.
  3. stefano delbene Rispondi
    Non si capisce perchè, mentre in tutti i sistemi fiscali dei paesi sviluppati sono previste detrazioni fiscali, l'Italia dovrebbe eliminarle. Dalla tabella che viene pubblicata (che però mi sembra abbia un vizio d'origine nei dati, come peraltro riconosciuto dagli autori), risulterebbero fra le detrazioni con effetto regressivo quelle per le ristrutturazioni e per il risparmio energetico: ma mi sembra evidente che non sempre le detrazioni nascono con questo scopo. La prima è per far emergere almeno in parte il "nero" nella componenete dell'edilizia (con un incremento del gettito fiscale, quindi, che altrimenti andrebbe perduto), la seconda favorendo lo sviluppo del mercato di prodotti che altrimenti sarebbero destinati ad una sempre maggiore marginalità.
  4. giorgio48 Rispondi
    Cancellare la detrazione per spese sanitarie e altre detrazioni porterebbe da un minimo di 5 miliardi utilizzabili per rivisitare la struttura dell'imposta? Trovo questa proposta non opportuna per chi come me dopo 42 anni di lavoro si trova in pensione: in quella fase della vita che presenta i maggiori problemi per la salute. Il mio esempio del 2013: 4500 di spese odontoiatriche ( esistono strutture del SSN a cui accedere o siamo obbligati a rivolgerci al privato? ). Nell'ipotesi di nessuna detrazione, l'effetto sulle retribuzioni dei pensionati è totalmente negativo in quanto sulle prestazioni mediche si paga già un'imposta come l'IVA e si vive con la pensione che ogni anno si riduce per aumento delle tasse regionali e che vale sempre meno per l'aumento generale dei prezzi. Sarebbe corretto smetterla di prendere in considerazione solo i grandi numeri dei contribuenti che pagano le tasse ( ma i pensionati sono evasori? ) e sui 16 milioni di italiani che vivono del lavoro fatto e della retribuzione INPS fare bei conti per avere soldi per generare non un miglioramento della qualità della vita ma solo una riforma IRPEF. In altri paesi i pensionati non sono tassati come in Italia, dove il canone della televisione è uguale per chi ha 60,70,80 anni e l'aliquota di tassazione IRPEF è basato su livelli di reddito indifferenti se si tratta di un lavoratore o di un ex lavoratore. Credo che il rapporto CAF ACLI 2013 rappresenti una distorsione di pensiero economico perverso; si vede questo atteggiamento punitivo nei confronti dei contribuenti per le detrazioni perchè obbligano non solo a produrre la fattura ma a volte anche il preventivo e comunque sempre il pagamento nelle forme effettuate, pena la non accettazione del documento. Dove hanno preso queste radici inquisitorie? Per le spese universitarie non basta la certificazione del pagamento dell'università ma serve il tesserino universitario, il conto corrente con cui hai fatto i bonifici, le ricevute contabili dei bonifici, il certificato di iscrizione etc etc. In fondo dovrebbero svolgere un servizio al cittadino, ma non fanno in questo caso l'interesse del contribuente, perchè se possono respingono ogni richiesta di detrazione. Se fanno anche un tam-tam pubblicitario televisivo è segno che il 730 rende bene alle loro casse.
  5. Bumblebee Rispondi
    Una proposta teorica/matematica, che non tiene conto della realtà. E' vero che l'attuale sistema delle detrazioni è troppo farraginoso e va semplificato, ma alcune detrazioni vanno mantenute: ad esempio, quelle per le spese sanitarie, per il restauro delle abitazioni, la cura degli anziani. Sanitarie: che il contribuente si curi è di interesse sia per il soggetto che per lo stato. Il contribuente, curando la propria salute, è in grado di lavorare meglio e di guadagnare di più - in prospettiva di pagare più imposte/tasse, o di gravare di meno sulla Sanità/assistenza pubblica se pensionato. Lo stato, se il contribuente sta in buona salute e se ne paga il costo, spende di meno per il Ssn. Il costo per cure mediche, in un paese civile, dovrebbe essere dedotto dal reddito (come avviene per le spese strumentali per le aziende). Da noi, già è ingiusto che sia previsto un sollievo al contribuente su una bassa percentuale, fissa. Toglierlo del tutto sarebbe demenziale; inoltre, sarebbe un incentivo per aumentare il nero dei professionisti della salute. Restauro abitazioni: il sistema delle detrazioni ha fatto emergere, almeno in parte, il fatturato dell'edilizia e l'anagrafe dei fornitori, che potrebbe essere ben utilizzata dal fisco anche per controlli mirati. Spese per cura degli anziani. Continuano ad aumentare, a carico degli anziani stessi e dei familiari, per l'invecchiamento della popolazione. Tassare con aliquote elevate un anziano che spende già il 20-30-40% del reddito per assistenza e cure mediche è ingiusto e controproducente. E' un incentivo a non curare gli anziani a domicilio e a ricoverarli in strutture collettive, finanziate anche dallo stato. Se l'Italia fosse oggi un paese civile, permetterebbe già di dedurre tali spese nella misura reale, e non con i bassi massimali attuali. Già è stato proposto, per risparmiare, di non corrispondere più l'indennità di accompagnamento a chi ha un reddito superiore quello alimentare. Chi l'ha proposto, non ha tenuto conto che chi percepisce un reddito superiore a quello alimentare, già è soggetto in Italia a trattenute dal 30% in su sul reddito nominale, mentre il reddito dell'anziano che ha bisogno di assistenza è già falcidiato dalle spese relative, che possono facilmente raggiungere e superare tali percentuali. Così, tra spese di assistenza/mediche e fisco, le trattenute effettive vanno oltre il 70% e più. In tal modo si viola la Costituzione, che prevede la tassazione in relazione alla "capacità contributiva". L'imponibile fiscale, specie per una persona anziana e malata, dovrebbe essere calcolato al netto delle spese per assistenza/mediche, come avviene nei paesi civili del nord Europa: la "capacità contributiva", in un paese civile, è quella che rimane dopo aver pagato le spese mediche/di assistenza.