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  1. Andrea Rispondi
    La legalizzazione porta un crollo dei consumi non un aumento degli stessi. Costi sanitari? Bassissimi. E non perché lo dice l'Olanda, che non ha mai legalizzato nulla (produzione e trasporto sono illegali nei paesi bassi).
  2. Andy Mc TREDO Rispondi
    Premesso che mi bastano due mezzi bicchieri di vino per ubriacarmi ma la stessa quantità di grappa o di rum non mi fa girare la testa, premesso che nel mio sinngolo caso un mezzo toscano mi rilassa meglio di un "mezzo cannone"... trovo l'articolo finalmente completo ed esuriente. Soprattutto non vedo perchè lo stato biscazziere non possa essere anche puttaniere o pusher... In realtà bisognerebbe chiarire la relazione e la convenienza fra i maggiori costi ospedalieri (tumori ai polmoni, cirrosi epatiche, malattie veneree) e le maggiori entrate... fermo restando che anche i costi ospedalieri fanno PIL...
  3. Andrea Rispondi
    Volevo segnalare che con la revisione dei conti operata nell'estate 2014, applicando una direttiva europea, l'Istat ha incluso l'economia illegale (droga, prostituzione, contrabbando) nella stima "ufficiale" del Pil, e che le nuove serie 1995-2014 già comprendono queste componenti. Nel 2011 il valore aggiunto dal consumo di stupefacenti (droghe leggere e pesanti insieme) era ipotizzato pari a poco più di 10 mld di euro. Per una panoramica sul trattamento della questione nei diversi paesi consiglio http://www.istat.it/it/archivio/134102
  4. Pingback: Droghe leggere: legalizzarle per risollevare l'economia - Il Fatto Quotidiano

  5. clusone Rispondi
    A volte è meglio copiare ed adattare: si dà una classificazione come con l'alcool, lo stesso per le droghe leggere (Thc in %). La gente ha bisogno di informazione per poter fare una scelta razionale.
  6. Davide Rispondi
    L'analisi non tiene conto che la criminalità organizzata agisce come un soggetto economico: nel momento in cui si contraesse il mercato delle droghe leggere, si riposizionerebbe sulle altre droghe ("pesanti"' o sintetiche) cercando di incrementarne il consumo (anche agendo, in una prima fase, sui prezzi), con il vantaggio di una platea di consumatori ampliata dalla facilità di accesso a sostanze per le quali l'illegalità costituiva una forma, per quanto limitata, di barriera al consumo.
  7. giovanni Rispondi
    Ho letto da più parti che la cannabis in realtà non è più una droga leggera in quanto, a seguito di pratiche colturali e modificazioni genetiche, il principio attivo risulta moltiplicato fino a 30 volte rispetto ai tempi del '68. La legalizzazione potrebbe anche permettere il controllo della sostanza e riportarla a produrre effetti meno devastanti di quanto non faccia oggi.
    • Manshoon Rispondi
      La distinzione tra droghe leggere e pesanti è data dagli effetti della dipendenza, non tanto dalla concentrazione della sostanza: un fumatore di sigarette è dipendente a prescindere dalla nicotina contenuta nella marca che sceglie, per fare un parallelo. La cannabis odierna, venendo coltivata quasi solamente in serra a seguito del proibizionismo, è più "concentrata" di quella che si ottiene in pieno campo.
  8. Antonio Gasperi Rispondi
    Il sistema dei Cannabis Detaillisten (il cosiddetto "coffee shop system") nei Paesi Bassi è stato introdotto come esperimento per tentare di segmentare il mercato delle droghe, separando i buyers delle "leggere" dai trafficanti di "pesanti". Dopo quarant'anni di policies, restano diversi problemi insoluti, il primo dei quali è forse il "backdoor problem", il fatto cioè che anche per i Detaillisten rifornirsi di droga resta illegale. Sorgono allora due questioni preliminari, prima di calcolare i supposti benefici netti della legalizzazione. Gli autori pensano forse che le organizzazioni criminali lasceranno facilmente che onesti dettaglianti facciano loro concorrenza nel lucroso mercato italiano della droga? E ancor più, con quali forze un’agenzia per la gestione di produzione e vendita della droga leggera (struttura che non esiste neanche nei Paesi Bassi) riuscirebbe ad imporre le proprie regole ai cartelli della droga?
    • Piero David Rispondi
      Il processo di trasformazione del mercato delle droghe leggere da illegale e legale potrebbe essere analogo a quello del mercato dell'alcool negli USA degli anni '30. Anche in quel caso le più forti organizzazioni criminali erano quelle che gestivano tale traffico (tra i più noti Al Capone). Una volta terminato il proibizionismo sugli alcolici il mercato venne totalmente abbandonato dalle organizzazioni criminali. I diversi casi nel mondo dimostrano che la velocità di tale processo di legalizzazione dipende dal costo del prodotto sul mercato legale. Se è pari a quello del mercato illegale, il consumatore preferisce il primo meno rischioso.
  9. Andrea Freschi Rispondi
    Effetto redditi sulle aziende agricole. Se si ipotizza che la struttura dei costi della distribuzione della Cannabis sia simile a quella dell'ortofrutta che vede in Italia il 22,5% del prezzo di vendita come remunerazione alla azienda agricola (dati unioncamere), nell'ipotesi bassa di 24 mld euro di fatturato significherebbe 5,4 mld euro per le aziende di produzione. In Italia la plv dell'ortofrutta vale 43,3 mld euro (dati 2012) l'effetto legalizzazione impatterebbe per il 12,5%. Non male pur considerando effetti di sostituzione colturale e l'opportunità di impiegare terreni relativamente marginali!
  10. Massimo Matteoli Rispondi
    Chiunque segua il "problema droga" sa benissimo la potenza economica devastante che il proibizionismo mette in mano alle mafie ed ai criminali di tuttto il mondo. L'accomunamento delle norme sulle droghe leggere a quelle pesanti (solo di recente attenuato dalla Corte Costituzionale che anche qui ha dovuto superare l'inerzia di un legislatore inetto ed ignave), aggiunge ed aggrava il danno. Se poi ci aggiungiamo i benefici economici (oltre che politici e sociali derivanti dalla diminuzione del mercato "nero" della cannabis) giustamente messsi in rilievo nell'articolo, l'unica domanda da farsi è cosa si attende. E per cortesia non venite a parlarmi di "valori etici", quando lo Stato fa cassa con tabacco e liquori e da qualche anno anche facendo il biscazziere.
    • Giorgio Rispondi
      Daccordissimo!