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  1. Daniel Avanzini Rispondi
    La solita follia forgiata dall'incompetente politica italiana, l'ennesimo caso in cui la cura rischia di rivelarsi peggio della malattia. Da un lato è corretto regolamentare maggiormente un territorio come quello del web, dove non sempre le regole sono chiare e giuste, ma nel fare questo non va "violentata" la natura dello strumento, col rischio di piombare nel medioevo digitale...
  2. Stefano Cudini Rispondi
    et voilà! http://qn.quotidiano.net/economia/2014/02/05/1021439-yahoo-italia-irlanda-servizi-privacy.shtml
  3. Maurizio Rispondi
    Sono d'accordo con i ragionamenti fatti quando ci si riferisce a prodotti immateriali. Credo tuttavia che ben diverso sia il problema della tassazione per gli operatori e-commerce che aprono sedi logistiche in Italia. Per loro infatti il costo del trasporto del prodotto dalla loro sede fiscale non è nullo. Questi soggetti beneficiano congiuntamente di un regime fiscale favorevole e di una organizzazione prossima al cliente collocata laddove vige un regime meno favorevole. Chiedo ai conoscitori della materia: questo assetto è accettabile dal punto di vista del diritto comunitario? Quali interventi sarebbero più adeguati?
  4. Guidosdraculea Guglielmi Rispondi
    bho vedremo
  5. michele Rispondi
    Anche io non ho ben compreso la faccenda della detrazione su libri cartacei. Prima il governo toglie gli sconti, poi mette la detrazione. bah. Secondo me era meglio togliere la legge dell'anno scorso e mettere iva al 4 anche su ebook, più interventi liberalizzatrici del settore.
  6. Marco Quadrelli Rispondi
    Il problema consiste nell'imporre alle imprese italiane di acquistare servizi online solo ed esclusivamente da soggetti dotati di una partita Iva italiana. Da giurista che dal 1997 studia, scrive ed insegna tale materia, ritengo che la norma - oltreché contraria al diritto europeo ed incostituzionale. Per farla breve l'iniziativa è in contrasto con i principi di libertà di stabilimento e di libera circolazione delle merci dei servizi e dei capitali (art. 26 TFUE) e di libertà dell’iniziativa economica privata, che implica anche la libertà di commerciare fuori dei confini del territorio nazionale (art.41 Cost.). Cosa dimentica l'On. Boccia: per l'e-commerce indiretto, la disciplina che propugna è già regolata dalla direttiva 2002/38/CE All. L) (recepita dal DLgs 273/2003) per operatori non comunitari ed artt.67 ss. Dpr 633/1972 e Dpr 43/1973. Per l'e-commerce diretto lo stesso DLgs 273/2003 regola già la materia. Infine, le operazioni B2C sono equiparate alle vendite per corrispondenza, non sono soggette all’obbligo di certificazione mediante emissione di fattura né all’obbligo di certificazione mediante emissione di scontrino fiscale o di ricevuta. La soluzione che propongo: gli acquisti effettuati da privati in cui il trasporto e l'importazione sono compiuti da corrieri nazionali, abituali partner dei fornitori. All'atto dello sdoganamento delle merci per conto del cliente, le somme anticipate per conto del destinatario vengono addebitate a quest'ultimo alla consegna. Se le transazioni sono a mezzo posta, i diritti doganali e l'iva devono essere pagati dal soggetto importatore direttamente in dogana. Se pagabile tramite PayPall et similia, basta applicare un'aliquota fissa al bonifico con destinazione estera, altrimenti questo non parte. L'introduzione di partita iva per i fornitori business di prodotti venduti via Internet in Italia, induce in una ulteriore complicazione nello svolgersi dei commerci e non ci sono problemi di tracciabilità in quanto il flusso è tranquillamente verificabile in quanto pagato attraverso strumenti di riconosciuta affidabilità qual'è ad esempio PayPall. Se il problema è di gettito, occorre strutturare un accordo con i soggetti tipo PayPall prelevando al momento della transazione.
  7. Marco Bochatay Rispondi
    Le grandi aziende del web (che poi fare di tutta l'erba un fascio è sempre pericoloso, visto che spesso trattasi di aziende che offrono servizi molto differenti) non si stabiliscono in Italia perché il regime fiscale è sfavorevole, e la risposta sarebbe quella di aggiungere un'altra tassa? Geniale! Tra l'altro, questa "web tax" finirà per danneggiare le piccole imprese italiane, non certo Google & co., che dato il potere di mercato possono benissimo alzare i prezzi nei confronti dei loro clienti. Chi ha disegnato questa tassa, comunque, dev'essere parecchio a digiuno di nuove tecnologie. Internet è un luogo così fluido, come fluidi sono i suoi contenuti, che dire "tassiamo la pubblicità su Internet" significa tutto e niente. Per dire, il New York Times dovrà aprire una partita IVA per giustificare le visualizzazioni in Italia dei suoi banner? Boh, chi la capisce è bravo. Riguardo i libri, beh, gli e-book non solo non vengono considerati in questa nuova proposta, ma sono ancora considerati software, e quindi costretti all'aliquota più alta dell'IVA, il che è a mio avviso paradossale.
  8. Francesco Placco Rispondi
    Un problema non trascurabile è che si sta facendo decidere questa "cosa" a delle persone palesemente ignoranti in materia. Queste persone sono ancorate ad un sistema economico decisamente vecchio, che non è assolutamente al passo con internet e con i suoi traguardi, sempre in costante aggiornamento. Concordo pienamento con l'autore, che parla di coordinamento fiscale tra i paesi dell'Unione. Però, il problema in questo caso è il digital divide tra l'Italia e gli altri stati. E la distanza, purtroppo, non si limita solo alla rete, ma anche al modo di pensare, ragionare, intendere e volere.
    • Luca Di Cesare Rispondi
      Si evince la sua grande e profonda conoscenza della materia
      • Francesco Placco Rispondi
        Più di quanto pensa. Lavoro da poco nel mondo IT, ma so per certo un paio di cose: dapprima, la pessima alfabetizzazione informatica, sopratutto della maggior parte della "vecchia" generazione. Non bisogna essere programmatori o analisti senior, ma non bisogna nemmeno andare in panico per allegare un file ad una mail. Chi lavora nel settore sa bene che tipo di chiamate e richieste possono arrivare. Aggiungiamoci anche la scarsa conoscenza dei mezzi disponibili. Parlare di iPad e simili viene facile, a spiegare cosa puoi fare con un db e php ti prendono per pazzo (o mago del pc). É un paradosso vedere tanti personaggi su twitter e sapere che i vari db di procure, prefetture, caserme ecc. non sono collegati tra loro. Quando basterebbe poco. Aggiungiamoci anche l'aspetto pratico. Ad un commerciante che risiede in Germania, e vende i suoi prodotti in Italia, non posso imporgli la p. iva di due paesi. Si usa quella del paese dove risiede e poi si tassa la merce. Non é difficile. Con le grandi società informatiche si vuole fare lo stesso, ma il principio é errato di fondo. Il mondo informatico poi é vasto e arricolato. E sopratutto, a livello nazionale, richiede menti esperte e consapevoli delle opzioni migliori disponibili, per sceglire la via migliore. Ma noi ste menti non le abbiamo. Non è questo il posto dove mettersi a discutere di cursori e cicli, di protocolli e comunicazione :)
  9. Bruno Arena Rispondi
    Mi pare che non ci sia risposta alla domanda "perché non funzionerà?" contenuta nell'articolo. Si evidenziano -giustamente, eh- punti di criticità e basta. Ma perché "non funzionerà"?
    • Alex Rispondi
      Non funzionerà perché ce la bocceranno in commissione UE, perché non sono previste sanzioni per chi non rispetta tali norme e perché di fatto, va nella direzione opposta a destinazione Italia e all'agenda digitale (che sono pezzi di puzzle diversi, sarebbe bello averne uno solo su cui lavorare). Nel concreto, il mondo andrà per la sua strada e questa roba resterà lettera morta dinanzi al fatto che se vogliamo avere un minimo di competitività online, dobbiamo sottrarci a queste bestemmie diventate legge. Can che abbaia non morde e qui si ulula alla luna senza nemmeno sapere com'è fatta.
  10. Fabio Polo Rispondi
    Una cosa fastidiosissima della legge è che esclude il pagamento a Google con carta di credito. Era una manna da cielo per noi imprenditori perché ci evitava di pagare in anticipo la pubblicità posticipando anche la valuta fino a 30 giorni con la possibilità di buyback in caso di problemi. Sono matti. Non hanno mai usato questi strumenti e sono del tutto incompetenti.
    • Nino Prato Rispondi
      Bhè, purtroppo sembra che Google stia abusando della sua posizione dominante. Chissà se a distanza di 4 anni le cose non stiano cambiando.