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  1. Piero Rispondi
    Boeri, che ne è dell'ormai famosa busta arancione? Anche il successore di Giovannini, colui che non cavò un ragno dal buco, è un ignavo?
  2. Mentuhotep II Rispondi
    I furbetti del retributivo prendono ciò che non hanno versato: va bene se ha una funzione sociale, è un latrocinio generazionale se invece supera i 1600 euro netti. Sopra i 1600 netti niente regalino retributivo, si paghino solo pensioni contributive. E con il grande risparmio ottenuto si aiutino i veri poveri!
  3. Mario rossi Rispondi
    Il problema è molto più semplice di quello che sembra e non serve la scala per capire che il sistema previdenziale italiano non è sostenibile come non è sostenibile lo stato italiano. Attualmente si cerca di rincorrere il calo della contribuzione dovuto essenzialmente al calo di reddito degli italiani facendo la media del pollo, cioè mantenere i famosi diritti acquisiti a quelli che ce li hanno togliendo tutto agli altri. Non ci sarà pensione per gli italiani di questa generazione fino a quando non saranno morti tutti quelli della generazione passata e finalmente l'INPS tornerà in equilibrio. A questo punto però la lotta diventa contro il tempo perchè viene da domandarsi quando saranno tutti morti e se il calo verticale dell'economia italiana manterrà sostenibili i diritti acquisiti. Non serve essere economisti o prefessori quando il solo scopo è cercare di galleggiare senza toccare nulla di quello che c'è. Slo una cosa è diversa dal passato, il mondo è molto piccolo, il nazionalismo non esiste più e il concetto di popolo è scomparso dalla faccia della terra, molti infatti se ne sono andati e mi fa ridere il Censis quando dice che gli italiani all'estero sono una risorsa quando di certo non impegneranno un istante della loro vita a pensare al paese che gli avrà dato anche i natali ma poi gli ha rifilato un calcione nel culo che li ha costretti a sacrificare la propria vita e ricominciare da capo.
  4. pao piters Rispondi
    Vi è inoltre un grande problema: troppi dipendenti dell'ente "masticano" male la tecnologia informatica e quindi tutti i processi risultano rallentati e, spero incosciamente e in buona fede, tutto ciò crea qualche favore di troppo a qualcuno!
  5. Ylenia Rispondi
    Sottoscrivo tutto l'articolo, che facciamo? Raccogliamo firme per farci inviare le buste arancioni? Come possiamo pressare i politici?
  6. Stefano Rispondi
    Purtroppo le conseguenze sociali di rilevare tali informazioni sono semplici da immaginare: più forconi nelle strade.. se rilevassimo ai nostri ragazzi che lavorando in Italia per pochi centinaia di euro il loro futuro pensionistico è la pensione sociale scatterebbe: 1) una fuga di massa verso l'estero 2) una rivolta per le strade. Per questo ogni volta che si parla di solvibilità dell'INPS Mastropasqua si affretta ad assicurare la gente. Il fatto è che la classe dirigente non comprende che i ragazzi sono molto più intelligenti di quello che si crede e sanno già che la loro pensione sarà assicurata non dall'INPS, ma dagli immobili che erediteranno alla morte dei loro genitori ... sempre sperando che non abitino ancora con loro....
  7. Alessandro Smerieri Rispondi
    Giovannini e' l'ennesimo componente della casta, versione moderna e un po' squallida di Ponzio Pilato. Quando gli hanno chiesto uno studio sugli stipendi dei parlamentari, ha detto che "era troppo complesso (!!). Ha partorito quell'aborto propagandistico che e' il bonus giovani e, con il no all'invio della busta arancione, continua la politica dell'ignavia e del riformismo fasullo. Del resto e' la politica del novello gattopardo Letta. Far finta di cambiare senza toccare nulla.
  8. Roberto Foresta Rispondi
    Ho usato per parecchio tempo il programma dell'Inps Carpe PC caricando la mia personale posizione contributiva. Tale programma che mi risulta molto usato, consentiva di verificare i contributi caricati e dava l'esatto importo della pensione maturata ad ogg nei sistemi retributivo, misto e contributivo. Da qualche giorno non è piu' consentito caricare il proprio estratto conto !! Mi sembra che ci sia una precisa volontà di non far capire ai pensionandi la propria situazione. In tale ambiguità i funzionari INPS e del Ministero possono fare impunemente tutti i giochi che vogliono. Dovremmo sempre ricordare che i contributi previdenziali sono di chi li ha versati.
  9. Alberto Rispondi
    Fino a qualche anno fa sul sito dell'INPS era possibile avere una simulazione della propria pensione a partire dai contributi versati, ho provato a guardare ora e non mi sembra ci sia più. Qualcuno sa dirmi se e dove trovare il simulatore? grazie
    • fabio Rispondi
      Il problema è che le modalità di calcolo delle pensioni, in particolare le pensioni a calcolo contributivo, considerano delle variabili che ex ante possono solo essere stimate. Parlo del tasso annuo di capitalizzazione, da applicare all'ammontare dei contributi risultante dalla variazione media quinquennale del prodotto intero lordo nominale (PIL), appositamente calcolata dall’Istat con riferimento al quinquennio precedente l’anno da rivalutare e del coefficiente di trasformazione che viene aggiornato con cadenza triennale e che riflette le variazioni nella speranza di vita. E' del tutto evidente che dovendo stimare sia le variazioni nominali del pil che quelle della speranza di vita il risultato della simulazione sarebbe del tutto inutile.
  10. Salvatore Rispondi
    Nella realtà, la mancanza di trasparenza e' ancora più grave! Mia moglie, alla soglia del pensionamento, ha chiesto informazioni circa l'opzione per il sistema contributivo. Negli ultimi 4 mesi ci ha provato prima online, tramite "Inps risponde", ottenendo per cinque volte sempre e solo la medesima risposta: "sara' contattata al più presto". Da ultimo - e proprio il giorno in cui la Voce ha pubblicato l'articolo sulla "ignavia di Stato" ! - si è recata fisicamente presso gli Uffici Inps ex Inpdap di Roma 2, ottenendo il seguente risultato: e' incerta la sussistenza dei requisiti per potere esercitare l'opzione per il contributivo; non vi è alcuna possibilità di stimare il futuro trattamento pensionistico n'è', tantomeno, il divario fra la prestazione assicurata dal regime naturale (misto) e quella derivante dall'opzione per il contributivo. In conclusione, normalmente "l'Inps non risponde" e quando vi è proprio costretta non sa che pesci pigliare.
  11. Enrico Rispondi
    <> Mah, i contraccolpi potrebbero arrivare da migliaia di ragazzi che oggi lavorano o hanno lavorato per anni come precari (intendendo tutti i contratti atipici) e che capirebbero che il loro destino sarebbe di versare per quarant'anni, ricevendo qualcosa di simile alla pensione sociale e solo per mantenere le attuali pensioni. A quel punto qualche contraccolpo ci sarebbe, credo, o spero.
  12. Luciano Rispondi
    Il vero problema è che le future pensioni a 70 anni, secondo la "impareggiabile" riforma Fornero, sono un "traguardo" semplicemente insostenibile. Un problema sociale ancora più grande dell'esiguità dei trattamenti pensionistici a venire. Diciamocela tutta; nessun lavoro (ad esclusione di esigue attività intellettuali) può essere svolto in modo sicuro e performante dopo i 60 anni. Al contempo nessuna azienda ha la minima intenzione di tenere con sè collaboratori anziani (neppure part-time). Parlare poi di incentivare e aumentare il risparmio previdenziale dei lavoratori dipendenti (e di gran parte degli autonomi) quale soluzione dei problemi e un'altra pia illusione. Ma vi siete accorti del livello di "compressione" dei salari in Italia? Con le continue riforme (tagli) alle pensioni degli ultimi 20 anni si sono imbellettati i conti pubblici e si è fantasticato di anziani iper-attivi e work-addicted, ma alla fine si dovrà intervenire per aiutare pensionati indigenti ed esodati prossimi venturi. Questa è la realtà che ci attende.
  13. Fabio Atzeni Rispondi
    Grazie per l'importante articolo. Sono assolutamente convinto che rendere trasparenti gli aspetti previdenziali (così come tanti altri aspetti del rapporto tra cittadino e PA) sia certamente possibile e presupponga un orientamento al cittadino ancora da perfezionare. Lo dico da funzionario pubblico. E gli esempi in tal senso non mancano in Italia, in Europa e nel mondo. Dobbiamo migliorare l'organizzazione, per esempio abituarci a lavorare per processi e non per competenze standard, dobbiamo utilizzare la tecnologia in maniera intelligente evitando duplicazioni e facendo colloquiare archivi diversi, dobbiamo premiare il merito e le cosiddette best practice, dobbiamo andare oltre le norme per fare e sperimentare in campi in cui le norme appositamente non vietano di inoltrarsi. Dobbiamo essere felici di dare un servizio sempre migliore al cittadino e quindi anche a noi stessi.
  14. Andrea Rispondi
    Buonasera Professori, onestamente, credo che il motivo di tanta "ignavia" sia da ricollegarsi al fatto che i soldi versati per la propria pensione, in realtà, sono un prestito vero e proprio effettuato allo Stato. L'unica differenza è che l'importo versato non viene reso con tanto di interessi, ma scontato, proprio perché questi importi vengono "usati" e non messi da parte o investiti. Premesso questo, sono a chiedervi un parere su queste mie idee sul tema pensionistico: 1) Non sarebbe opportuno impiegare l'Inps esclusivamente per la gestione delle pensioni, lasciando ad altri enti il compito di sostegno al welfare, con fondi diversi? 2) Se la pensione alla fine è un prestito allo Stato, quest'ultimo non potrebbe emettere dei Titoli di Stato ad hoc, da far sottoscrivere ad ogni cittadino? In questo modo, raggiunto il taglio, chi andrà in pensione riceverà quanto versato, maggiorato dagli interessi. Inoltre, con questo metodo, ognuno riceverà quanto versato (senza bisogno di proiezioni) e, volendo, qualcun altro potrebbe pagare la nostra pensione, in segno di beneficenza, sottoscrivendo il nostro titolo ad hoc. Concludo dicendo che questa "ignavia" è visibile anche per l'utilizzo dei soldi dei titoli di Stato. Sappiamo che lo Stato raccoglie dei fondi e che paga i relativi interessi. Non sappiamo, però, i progetti legati a questi fondi.
  15. Fabio Ranchetti Rispondi
    L'articolo è assolutamente condivisibile e ragionevolissimo. E' ovvio che per immaginarsi, pianificare e costruirsi un percorso di vita (e di fine vita), sarebbe necessario avere una stima precisa della propria futura pensione. Esiste tuttavia una questione, preliminare, ma fondamentale - che rende qualsiasi calcolo della pensione, per quanto preciso, assai poco significativo e utile. Anzi, direi, impossibile. Infatti, le regole e i criteri che ne determinano il valore continuano a cambiare, e anche una volta che uno è già in pensione! Dunque, mi pare che, anche in questo campo fondamentale della vita, le previsioni siano scritte sull'acqua o sulla sabbia. PS. Per fare un es. che conosco bene: negli ultimi cinque anni mi sono state fatte tre stime, una diversa dall'altra sull'importo della mia futura pensione e sul tfr; da quando, compiuti i 65 anni (e dopo più di 40 di contributi) sono andato in pensione dall'università, l'importo della stessa è cambiato (in meno, naturalmente, e anche in termini nominali) almeno due volte - e mai, dico mai, che mi sia stata inviata una comunicazione né dall'Inpdap né dall'Inps, né per iscritto né via email. Chiedere chiarimenti è impossibile, o comunque un'esperienza kafkiana: se si chiede all'Inps, che eroga attualmente la pensione, dicono di rivolgersi all'Inpdap, all'Inpdap dicono di rivolgersi all'Inps poiché l'Inpdap è stato incorporato dall'Inps. Solo dall'estratto conto mensile della banca, si può conoscere il valore - sempre mutevole - della propria pensione. Perché mai le cose dovrebbero cambiare, nel presente e nel futuro di questo Paese? O, pensando in modo più positivo, che cosa si dovrebbe o potrebbe fare perché anche i valori stimati, e poi gli importi corrisposti, diventino "precisi" e, soprattutto, stabili?
  16. Paolo Rispondi
    Tu mandami l'informazione, che se non capisco me la faccio spiegare. E' davvero incredibile questa storia. Anch'io sono uno di quelli, relativamente vicini alla pensione, che vorrebbero almeno avere un'idea, un ordine di grandezza della futura pensione, e anche del TFR. Mi riesce anche difficile capire quali contraccolpi si possano mai aspettare dalla rivelazione di questi segreti. E' così difficile capire che si tratta dei miei soldi e non dei loro?
  17. Roberto Rispondi
    "Il ministro Giovannini è singolare: gli italiani non sanno la matematica e quindi non capirebbero ciò che verrebbe loro mandato nella busta arancione" . Ma dove crediamo di andare con dei ministri che fanno una dichiarazione del genere?
  18. salvatore Rispondi
    Per esperienza personale ritengo l'INPS una associazione per delinquere. Per prima cosa rubano ai lavoratori (che hanno versato oltre il 30% dei loro stipendio all'INPS) quando non hanno raggiunto i 20 anni di contribuzione. Seconda cosa, non sono obbligati a mandare un resoconto annuale confrontabile con il CUD inviato dalle aziende, così da consentire un controllo immediato e semplice della correttezza dei versamenti dei loro datori di lavoro e conseguentemente esporre il fatto all'INPS.