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  1. antonio gasperi Rispondi
    Ringrazio il prof. Perotti per aver fatto i calcoli sulla spesa mensile per deputato italiano: potrò così essere meno vago con i miei studenti quando spiego l'art. 69 Cost. Lo ringrazio anche per aver raffrontato la spesa italiana con quella britannica, anche se in questo secondo caso mi sfugge come l'importo della "short money" diviso per il numero dei deputati (presumo totale, circa 660) moltiplicato per 12, possa fare 1. non so poi se viene computato anche la spesa per i circa 750 lord. A parte questo, non vorrei che il confronto delle brute cifre fosse fuorviante, considerata la ben diversa efficienza delle istituzioni britanniche in termini di produzione normativa. cordialità
  2. rob Rispondi
    Il problema a mio avviso è mal posto. Il problema italiano non è l'entità del singolo stipendio: è la follia dei livelli di potere, quelli che alcuni chiamano pomposamente "federalismo". Stato centrale, regioni, provincie, comuni, città metropolitane, comunità montane, autorità varie, enti vari etc. Tutto questo in un Paese minuscolo come l'Italia. Il Molise conta gli abitanti di un quartiere di Roma. Questo Paese si è risollevato dal dopoguerra, con uomini validi e con un Governo centrale di programmazione, anche con tutti gli errori fatti, ma almeno esistevano linee guida. Per chiudere non darei la colpa solo ai "politici attuali". Un Paese che elegge Ministro delle Riforme Umberto Bossi è un Paese con seri problemi culturali. Un vuoto pauroso di cultura genera la follia che stiamo vivendo.
  3. Angelo Summa Rispondi
    La legge 6 luglio 2012, n. 96 ha fissato il "tetto massimo" per i contributi pubblici per le spese sostenute dai partiti in euro 91.000.000; è una riduzione notevole rispetto ai 466 milioni addebitati ai parlamentari italiani. Per quanto riguarda il finanziamento ai partiti inglesi è vero che è minimo ma conteggiarlo in un solo euro mensile per parlamentare mi pare errato. Per l’anno parlamentare 2013/2014 per il solo Labour Party sono state stanziate 6.509.319,85 sterline. Sono previste inoltre forme di sostegno indiretto alla attività politica, con costi non da poco: - concessione di spazi televisivi e radiofonici per la propaganda politica sia durante la legislatura (party political broadcasts) che durante la campagna elettorale (party election broadcasts); - la registrazione degli elettori. Si tratta di un’attività molto costosa che la legge pone a carico delle autorità locali e non dei candidati/partiti; - i servizi postali che vengono concessi gratuitamente per la propaganda elettorale; - spazi in edifici pubblici per riunioni e incontri che vengono offerti ai candidati nel corso delle campagne elettorali per le elezioni nazionali, europee e locali
  4. Lillo Lombardo Rispondi
    Gentile Angelica, non capisco cosa c'entri il livello di reddito dei dirigenti di sei ministeri con il costo dei politici italiani ed inglesi. Il grafico che lei cita mi sembra assolutamente fuori contesto.
  5. Salvatore Rispondi
    Questo lavoro, apprezzabile nei suoi contenuti, mi sembra importante soprattutto per un aspetto: sottolineare la non dignitosa resa della commissione Giovannini che, se ha assicurato dei vantaggi a qualcuno, non ha certo giovato al Paese.
  6. Angelo Summa Rispondi
    Mi risultano dati diversi: il costo complessivo di un deputato italiano è di 19.218,04 euro mensili contro i 24.825,96 dei deputati inglesi. Trovo inoltre improprio sommare a questi costi il finanziamento ai partiti e quello ai gruppi parlamentari. Sarebbe più corretto il confronto con Paesi come la Francia e la Germania, dove sono finanziati pubblicamente i partiti. http://www.theguardian.com/news/datablog/interactive/2012/sep/07/full-list-mps-expenses-ipsa-data-interactive Segnalo anche: http://www.repubblica.it/economia/2013/07/12/news/stipendio_parlamentari_inglesi-62862221/
  7. Emilio Rispondi
    Al costo effettivo vanno aggiunti gli altri costi dovuti ad incompetenza, incapacità e "sprechi", per non citare i costi indiretti generati ed altre amenità. Transparency docet. Auguri!
  8. Josef Rispondi
    Indipendentemente da quanto costa un parlamentare in un altro paese, ritengo che nella situazione in cui si trova al momento l'Italia la domanda da porsi sia anche quale compenso possiamo permetterci di pagare al parlamentare. Siamo in una situazione particolare e servono azioni e risposte particolari, questo vuol dire che un'importo sotto la media sarebbe comunque un risparmio di non poco conto ed un segnale forte per i cittadini
  9. Angelica Rispondi
    Il rapporto OECD "Government at a Glance 2013" recentemente pubblicato parla chiaro: si veda il grafico 5.5, per esempio http://www.keepeek.com/Digital-Asset-Management/oecd/governance/government-at-a-glance-2013_gov_glance-2013-en#page109
  10. laura Rispondi
    Pensate forse che i deputati italiani non conoscano queste differenze? E' abbastanza evidente che se non fanno nulla per eliminarle adeguandosi agli standard europei è perchè non lo vogliono fare. Altrimenti avrebbero partecipato anche loro, fin dall'inizio della crisi quasi 6 anni fa, ai sacrifici che stiamo facendo noi privati Cittadini. Se anche sono state approvate riduzioni o di numero dei parlamenti o di qualche loro indennità, è sempre alla legislatura successiva o per i nuovi eletti e quindi l'impatto in termini di risparmio non si fa è fatto sentire. La crisi è molto grave ma in Italia non è ancora seria.
  11. Piero Rispondi
    Perotti dovrebbe scrivere questi articoli anche su quotidiani, a questi studi deve essere data una informazione più estesa possibile.
  12. DDPP Rispondi
    Sono perfettamente d'accordo con lei. Le affermazioni della Commissione Giannini mi hanno lasciato dapprima sconcertato, quindi ho pensato che il mandato implicito che aveva ricevuto era proprio quello di intorbidire le acque dell'informazione intorno al confronto dei costi. Inoltre, se anche le affermazioni che furono fatte "i Parlamenti non ci danno tutte le informazioni" fosse vero, si sarebbero potuto confrontare i dati ricevuti. Avrebbero potuto utilizzare le metodologie di confronto dei diversi contratti di lavoro, facendosi ad esempio aiutare da qualche buon funzionario della galassia di Confindustria. O, come suggerisce lei, procedere con assunzioni logiche che confrontassero i ricavi individuali netti, quindi i ricavi individuali lordizzati e per ultimi i costi della "Istituzione Parlamento" dai bilani consuntivi pubblicati.
    • Piero Rispondi
      Se la commissione avrebbe fatto la vera indagine, oggi il governo sarebbe stato costretto a prendere il provvedimento di riduzione dello stipendio, per questo motivo non ha raggiunto le conclusioni, e' una scelta voluta per salvaguardare i privilegi della casta politica.
  13. Roberto Rispondi
    Rinnovo i complimenti per il lavoro fatto e spero che continui con le altre istituzioni. Sarebbe però interessante un confronto con la Germania, la Francia e soprattutto la Spagna per avere un paragone con i paesi più importanti all'interno dell'euro. In particolare il caso più interessante può essere quello della Spagna visto che è una diretta concorrente dell'Italia, ambedue sono in difficoltà ed hanno un approccio culturale più o meno simile. Inoltre, se non mi sbaglio, la Spagna è una delle nazioni con i costi del parlamento più bassi in assoluto, motivo in più per far risaltare le differenze con l'Italia.
  14. Enrico Rispondi
    Quello che veramente mi stupisce è come le retribuzioni siano state articolate per massimizzare la quantità intascata dai deputati e minimizzare la visibilità della ritribuzione stessa (tanti "rimborsi spese" ovviamente non tassabili). Per fare questo non sono sufficienti uno o due "furbetti".
  15. Ryoga007 Rispondi
    Condivido, vorrei proprio che fosse fatta luce sulla questione. Solo in questo modo si potra' creare un moto popolare sufficiente per scalfire i diritti acquisiti degli alti burocrati.
  16. sposadelvento Rispondi
    Grazie per il suo lavoro. Mi domando una cosa: a guardare i suoi calcoli, osservo che, sì, v'è disomogeneità nelle voci di spesa tra Italia e Gran Bretagna. Ma questa disomogeneità, come lei ha dimostrato elegantemente, non è affatto insormontabile: ovviamente bisogna fare delle assunzioni, tener conto di diverse grandezze. Allora: perchè la commissione Giovannini ha lasciato? Il tema era davvero troppo caldo o i requisiti che avevano loro erano molto più stringenti??
  17. Andrea Rispondi
    ottimo articolo. Tra l'altro se considerassimo anche la media degli stipendi in Gran Bretagna e Londra in particolare e quelli Italiani verrebbe ancora più da piangere. Non dovrebbero ricevere 50% in più ma 50% in meno i nostri politici.
  18. Andrea Falvo Rispondi
    Complimenti per il lavoro eccellente, ma credo che i riflettori dovrebbero puntare sul vero sperpero italiani, ovvero i burocrati e dipendenti pubblici. Dal responsabole tecnico del comune, che tra l'altro come extra stipundio prende le percentuali sui lavori progettati ed appaltati, ai segretari comunali, direttori sanitari, impiegati del senato, ecc ecc. In particolare poi i direttori generali. Tutte figure chiave della ns. democrazia zoppa, che spesso hanno molto più potere reale dei politici. Ma vivono nnell'ombra ed a tempo indeterminato, quindi anche con loscudo dei diritti quesiti. Il vs recente lavoro sulla corte costituzionale ne è l'esempio. Continuate così, e GRAZIE!
  19. Roberto Perotti Rispondi
    Anche i deputati italiani possono avere un secondo lavoro, come peraltro risulta dalle loro dichiarazioni dei redditi, che sommano a ben piu' di 7 milioni di sterline
  20. daniel Rispondi
    Articolo molto interessante, ma La invito a considerare il fatto che i politici britannici possono svolgere un secondo lavoro http://www.theguardian.com/news/datablog/2013/may/27/mps-jobs-interests-full-list-data
  21. bozothegrey Rispondi
    Voglio far notare che il professore e' stato pure molto conservativo nell'assumere che vi sia solo un'elezione politica ogni cinque anni...
  22. Libero Pensiero Rispondi
    Grazie Professore. Anche in tale caso, il danno e' fatto. Ed e' da tempo noto a tutti, meno che agli Italiani. http://blogs.lse.ac.uk/europpblog/2013/09/02/italian-members-of-parliament-are-paid-substantially-higher-salaries-than-those-in-other-west-european-countries/
  23. Lorenzo Luisi Rispondi
    Le devo fare ancora i miei complimenti. Di fatto lei è diventato un eroe, suo malgrado. Dove ha fallito un'intera commissione, lei da solo, è diventato l'interlocutore di un intero ramo del parlamento. Non sono un economista ma dico, a fiuto, che lei ha ragione. In ogni caso credo che solo una riduzione significativa del numero dei nostri rappresentanti istituzionali potrà garantire minori spese complessive.
  24. Piero Rispondi
    Tutti sanno che il costo dei nostri parlamentari e' il più alto del mondo, non solo dell'Europa (basta vedere il compenso di Obama), in ogni caso ciò che deve fare riflettere in Italia e' il fatto che la Commissione incaricata di fare il confronto in Europa dei costi della casta, ha gettato la spugna affermando che è un incarico impossibile, invece oggi il Prof. Perotti ha raccolto i dati e ha fatto ciò che avrebbe dovuto fare la commissione. E per di più, il presidente della commissione che era presidente dell'Istat (si è sempre quindi confrontato con i numeri), che non ha saputo portare a termine l'incarico ricevuto, e' stato nominato ministro del lavoro con il governo Letta. La riforma del costo della politica e di semplice attuazione, basta volerlo: - limite di compenso per tutti gli organi statali max 7.000 netti oltre al rimborso delle spese documentate con ricevuta e pagate tramite bonifico e ai benefit in natura che spettano per la carica tipo quella del presidente della repubblica; per gli organi regionali max 3.500 oltre al rimborso delle spese documentate con fattura e pagate con bonifico bancario; eliminazione rimborso spese elettorali che deve essere sostituito con contribuzioni volontarie attuate tramite bonifici bancari e deducibili nel limite di 5000 per ogni persona fisica. Letta aveva detto che se il parlamento non avesse provveduto sui costi del finanziamento pubblico, vi avrebbe provveduto il governo con decreto legge. Bravo Perotti continui su questo filone.