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  1. paolo xan Rispondi
    Quanto sono affidabili i dati sui prezzi delle case? Guerrieri v(dirigente dell'Agenzia Del Territorio-ADT ora inglobata nell'agenzia delle entrate) afferma che prima del 2009 i dati oggettivi sui prezzi degli immobili erano inconoscibili. In realtà l'ADT, la struttura che raccoglie il maggior numero di prezzi degli immobili all'anno tra tutte quelle presenti in Italia, analizza, da pochi anni, circa il 10% delle compravendite annuali. Di questo 10% una buona parte deriva dalle affermazioni di agenti immobiliari. I problemi non sono solo quantitativi ma anche qualitativi. Entrando in dettaglio si scopre che la base dati ha ulteriore lacune. Mi chiedo quindi quale politica sull'abitazione possa applicare l'Italia e quali studi possano compiere gli esperti del settore se non hanno dati oggettivi sui cui costruire le loro teorie. Possiamo discutere quanto vogliamo su un argomento di cui non conosciamo un fattore così importante senza mai raggiungere alcun risultato apprezzabile.
  2. Alessio Rispondi
    La crisi in Italia finirà, se finirà, forse fra 10 lunghi anni, questo è il dato macroeconomico ad oggi: la disoccupazione aumenta; il Governo aumenta le tasse sugli immobili e annessi; le banche non erogano quasi più mutui; la nazione Italia fa sempre più schifo ect.. Per chi non è facoltoso vendere oggi un immobile a meno 30% vuol dire non venderlo domani a meno 70%, 5 o 6 anni che tocchiamo questo picco garantito. Ciascuno si faccia i conti in tasca è agisca di conseguenza. La situazione oggi non è facile per nessuno e sarà sempre meno facile visto i nostri Pagliacci -Politici. Sarei felice che il mercato immobiliare salisse, significa che diventiamo tutti più ricchi, invece ahime diventeremo tutti più poveri.
  3. Luigi Calabrone Rispondi
    Gentile autore, pur contenendo informazioni utili, l'articolo mi sembra riduttivo e carente quando parla semplicemente di "bolla speculativa" per l'andamento dell'edilizia nel primo decennio del 2000. A me, che sono più anziano di lei e che ho vissuto gli anni della sciagurata inflazione degli anni '70 ed '80, e ho sentito i discorsi dei nonni e dei genitori, che raccontavano le proprie esperienze, sembra importante non trascurare anche l'aspetto psicologico e a suo modo, razionale, che indirizza da oltre un secolo il comportamento del risparmio degli italiani. Parlo non dei super ricchi e di coloro che possono difendere i loro capitali esportandoli all'estero, ma della gente comune che riesce a risparmiare qualche soldo, giorno per giorno. Da oltre un secolo, questa gente - che costituisce la maggioranza della classe media - sa che l'unico modo per "mettere" al sicuro questi soldi, è quello di comperare un immobile. Non prestare soldi allo stato, che, fino all'avvento dell'euro è stato il principale falsificatore di moneta, stampata a volontà (come racconta, da ultimo, Guido Carli nelle sue memorie). Non prestare soldi alle industrie - Parmalat insegna. Non comperare azioni italiane: la Borsa italiana è asfittica e punitiva nei confronti degli azionisti di minoranza. Al momento dell'introduzione dell'euro, fortunatamente, gli italiani riuscivano ancora a risparmiare qualcosa, e i tassi di interesse sui mutui erano, finalmente, abbassati a un livello ragionevole. Questi italiani hanno continuato a fare quello che avevano prima fatto i bisnonni, i nonni, i genitori. Oltre tutto, avendo lo Stato italiano, da decenni, per demagogia e per inefficienza del servizio della giustizia, affossato il mercato dell'affitto, i genitori che pensavano ai figli, hanno cercato di provvedergli la casa. Sono state decisioni razionali? Forse, astrattamente, non completamente. Ma la psicologia, di cui lei è cultore, può spiegarne il perché; d'altra parte, che alternativa avevano milioni di soggetti, in possesso di limitate informazioni? Si sono comportati, a mio giudizio, fin troppo bene; meglio dello Stato che, nello stesso decennio, ha quasi raddoppiato la spesa pubblica e spremuto i contribuenti, che ora non possono risparmiare più nulla. Oggi sembra, invece, che l'eccesso di immobili renda poco conveniente fare nuovi investimenti; ma lo stato di manutenzione e la qualità del patrimonio edilizio italiano sono così bassi, che, se si riuscisse a indirizzare i nuovi investimenti nel restauro e nella ricostruzione, il paese valorizzerebbe un immenso capitale di cui gode. La prima mossa dello stato dovrebbe essere quella di ridurre a zero i costi di vendita/acquisto (abolendo l'imposta di registro e riducendo al minimo le spese notarili), in modo da favorire la riallocazione delle case. Si rimetterebbe in moto un'industria, che in ogni paese è uno dei principali motori dell'economia.
    • Fabio Rispondi
      Il problema è che i prezzi delle case sono troppo alti e mantenuti artificialmente tali, il che ne converrà con me non riflette il reale contenuto informativo che il prezzo dovrebbe avere. Non è una questione di chi risparmia dove e perché, è una questione di produzione in eccesso rispetto ad una domanda in calo, il che inevitabilmente genera bolle speculative. Molto spesso (più che molto spesso) gli immobili sono negli stati patrimoniali degli istituti bancari, si immagini uno scenario dove per qualche motivo gli immobili potrebbero subire un pesante deprezzamento. Beh si innescherebbe una spirale che va di pari passo con il credit crunch, visto che ad oggi le persone che possono permettersi un mutuo sono davvero poche. Pensare che il settore edilizio possa trascinare la crescita di questo paese è davvero ingenuo, specie se un Italiano su 3 ha una casa di proprietà (e specie se si pensa che siamo in calo demografico). L'offerta non può creare la propria domanda (ben che meno in fasi recessive), la domanda invece può benissimo creare nuova offerta, a patto che non sia per gli stati patrimoniali degli istituti bancari. Forse è meglio non tirare troppo la corda e placare gli "Animal spirits" perché il rischio che si rompa è più reale di quello che si crede....
      • Luigi Calabrone Rispondi
        "Un italiano su 3 ha una casa di proprietà?" Ma Lei, dove vive? Tutte le statistiche dicono che l'80% degli italiani hanno una casa di proprietà; Quindi, si dovrebbe scrivere: 4 italiani su 5 hanno una casa di proprietà. Inoltre, negli ultimi dieci anni moltissimi immigrati - oggi circa 5 milioni di persone - hanno acquistato una casa (prevalentemente case vecchie), ceduta dai precedenti proprietari che hanno così migliorato la loro posizione, acquistando una casa di miglior qualità e contribuendo in tal modo al rialzo dei prezzi. La crisi degli ultimi cinque anni, che ha frenato l'immigrazione, ha contribuito alla recente caduta dei prezzi.
        • Don Chisciotte della Mancia Rispondi
          "La crisi degli ultimi cinque anni, che ha frenato l'immigrazione, ha contribuito alla recente caduta dei prezzi." L'aver continuato a costruire indiscriminatamente senza che vi fosse una reale domanda invece no, eh?
    • giggi9 Rispondi
      Peccato che Lei non tenga conto, che nell'acquisto di un bene esiste da sempre un vincolo " domanda e offerta" . La bolla è il frutto di due droghe: i bassi tassi del denaro, la illegalità contrattuale e fiscale degli affitti. Oggi di media ogni famiglia medio borghese con genitori su i 50/ 60anni e 1,2 figli si ritrovano ( perchè hanno seguito una forma di risparmio antiquata e purtroppo improduttiva, ne vediamo e paghiamo tutt'oggi gli effetti) ad ereditare 3 appartamenti da parte del maschio e 3 appartamenti da parte della femmina più la casa dove vivono che fanno un totale di 7 case, con una prolificità sotto 1.2% vorrei sapere, se veramente pensa di lasciare un bene ai Suoi figli o un mare di disgrazie, tra amministrazione, manutenzione, tassazioni dirette, tassazioni indirette, per non parlare delle tasse di successione , (che a breve verranno riviste, modificando il solito bengodi italiano). Ma ammesso che lo stato le consenta tutte le agevolazioni possibili, che Lei chiede, alla fine ritorniamo al centro del problema ma a CHI vende queste case? oppure affitta con un congruo ritorno finanziario?
    • Fausto Melotti Rispondi
      "...Da oltre un secolo, questa gente - che costituisce la maggioranza della classe media - sa che l'unico modo per "mettere" al sicuro questi soldi, è quello di comperare un immobile...." Finché la popolazione italiana cresceva questo era vero. Ora i trentenni fuggono, a chi venderemo questa montagna di bilocali? L'effetto combinato di tasse patrimoniali sugli immobili e di evaporazione delle nuove famiglie finirà col rimettere al loro posto le quotazioni del mattone. Ma questa non è una buona notizia.
  4. luciano pallini Rispondi
    "Considerando come fisiologica una produzione media di poco inferiore a 200mila case all’anno, si può attribuire al periodo 2000-2007 la costruzione di circa 820mila case in più di quelle che si sarebbero costruite senza la dinamica speculativa, che peraltro ha favorito la realizzazione di appartamenti sempre più piccoli " si intende la domanda di abitazioni? come è stata stimata? dai dati ISTAT su matrimoni e separazioni viene fuori nel periodo 2001-2007 una domanda teorica di abitazioni pari a 335.000 .. se si considera che solo il 50% delle separazioni dia luogo a domanda di abitazione, il dato aggregato scende a poco meno di 300.000 abitazioni.....ovvero non esistee il surplus da Lei segnalato... La riduzione del numero dei componenti della famiglia, nuovi stili di vita e costi di manutenzione e gestione motivano la realizzazione di appartamenti sempre più piccoli. Quindi l'investimento in abitazioni non ha motivazioni speculative ma risponde ad una domanda reale: ai dati citati va aggiunta la forte componente migratoria. .
  5. Ermione D'Annunzio Rispondi
    Perché fa differenza se la casa la comprano singole persone o "coppie" ? Per coppie si intendono persone che sono nello stesso nucleo famigliare per matrimonio o per semplice inclusione in un unico nucleo anagrafico? E dal punto di vista fiscale:si considera che "single" ,donna o uomo, sia l'opposto di "coppia" perché su una casa acquistata metà ciascuno ci sono sgravi fiscali diversi da quelli degli acquisti di single? E se si trattasse di single che fanno venire a casa i vari ragazzi/uomini con cui cui hanno relazioni ,e magari sono single con prole ma questo al fisco nell'acquisto della casa non viene comunicato perché non fa differenza ,in una ricerca del genere per l'opinione comune del diritto ad avere un proprio spazio da gestire ,anche nelle relazioni,come si vuole ,fa differenza? O rimangono le "coppie" ad avere diritto a potere avere una casa per due?E se una/uno o entrambi in una coppia hanno una loro casa per potere avere un posto dove andare se decidono di lasciarsi,risulta in automatico come seconda casa o è la prima casa di ognuno quella individuale? C'è l'obbligo di stare per forza con qualcuno per potere acquistare una casa? O di dovere rimanere sempre con uno per non perdere il diritto ,non solo fiscale,ma nell'opinione comune,di potere avere una casa per conto proprio?
  6. enzo facondi Rispondi
    Anche qui si parla solo e sempre di speculazione edilizia, di lobbies dei costruttori, eccetera. Non si prende mai in considerazione che c'é un certo numero di proprietari ( come me) di terreni edificabili (per lo più avuti in eredità) che, con l'ICI prima e l'IMU adesso, ci stanno rimettendo l'osso del collo (anzi, nel mio caso la liquidazione, per la precisione). Che dobbiamo fare noi, con la crisi del settore che ormai dura da 5-6 anni? Se ci facciamo togliere l'edificabilità, il valore del terreno si azzera; se continuiamo a pagare, é come se ci ri-comprassimo il nostro terreno; in pratica, una specie di esproprio senza alcun indennizzo!
    • Don Chisciotte della Mancia Rispondi
      Non sono Sherlock Holmes, ma una soluzione al volo ce l'avrei: vendere i terreni? Se li ha tenuti è perché pensava di farci un profitto, o sbaglio?