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  1. Claudio Rispondi
    Trovo errati in sostanza gli studi di PWC e Deloitte in quanto non conteggiano il fatto che la tassazione IRAP riduce l'utile e quindi si forma una vera e propria mancata tassazione IRES per l'equivalente versato per l'IRAP. Stessa cosa per le spese del costo del lavoro che abbattono l'utile e quindi in realtà si ha una mancata tassazione IRES in questo senso. Ergo, è completamente sbagliato fare un confronto puro sui rapporti con l'utile, è completamente fuorviante.
  2. Renato Chahinian Rispondi
    Renato Chahinian L'articolo è molto interessante e comprende vari aspetti del problema. Al riguardo, desidero segnalare che la differenza tra aliquota legale (31,4%) ed aliquote effettive è generalmente rilevante e si è aggravata in questo periodo di crisi, in cui gli utili sono più bassi e la differenza tra l'imponibile fiscale ed il reddito lordo contabile (prima delle imposte) è comunque ampia. Dall'esame dei bilanci aggregati delle società di capitali italiane l'aliquota media effettiva 2007 è risultata del 45,9% e quella del 2011 (ultimi dati disponibili) è stata di ben il 77,4%. Ciò non compare nelle statistiche ufficiali e dimostra di fatto quanto penalizzata sia l'impresa italiana, ossia il luogo di produzione del reddito (ancora prima che questo venga distribuito), senza considerare i problemi di competitività.
  3. Federico B Rispondi
    Editoriale interessante, tuttavia- incredibile visu - non si sente ancora parlare di come fare una vera SPENDING REVIEW. Mi scuso per l'enfasi, solo per scolpire il concetto. La spesa pubblica italiana pesa per oltre il 50% del Pil, ed è finanziata da un’enorme pressione fiscale, concentrata su lavoro ed imprese, nonchè da deficit che negli ultimi decenni hanno creato il più ingente debito pubblico OCSE (salvo Grecia e Giappone; quest'ultimo sta implementando anche unconventional policies). La lettera della Bce al governo italiano chiedeva «misure di correzione del bilancio» da ottenersi «principalmente attraverso tagli». dove sono? si vedono solo (ennesimi) rinvii. Omens aren't good.
  4. Luigi Di Porto Rispondi
    Dai dati forniti si può dedurre che l'Italia potrà uscire dalla crisi prima di molti altri paesi, nel senso che la nostra impresa è come un centometrista che corre con uno zaino di piombo sulla schiena, basterà toglierlo e volerà primo al traguardo. Nell'esempio 2 colpisce soprattutto l'IRAP che, follia totale, colpisce il valore aggiunto, ovvero il cuore di un sistema manifatturiero che vive di trasformazione e quindi di valore aggiunto Devo però dire che ho sempre avuto, in molti ambiti, grossi problemi a spiegare il concetto di valore aggiunto, per il quale un'azienda che fattura 1 miliardo con 50 milioni di utile può benissimo essere più "piccola" e generare meno occupazione di un'azienda che fattura 100 milioni e ne fa 5 di utili.
  5. Hk Rispondi
    Articolo importante. Avendo appena fatto il calcolo imposte d'azienda del 2012 non posso che, purtroppo, confermare. Poiché la crescita di un'azienda e' proporzionale se c'è mercato all'utilizzo netto, non ci vuol molto a capire perché non cresciamo più.
  6. Emilio Rispondi
    Bello studio! Ora qualcuno mi dica dove rendo i soldi per pagare tasse, contributi, balzelli e varie. Domani chiudo e vado a casa insieme ai "miei".