MARTEDì 16 GIUGNO 2026

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UN NOBEL AL METODO SCIENTIFICO IN POLITICA ECONOMICA

Il premio Nobel per l’economia è stato assegnato quest’anno a Thomas Sargent e Christopher Sims. Hanno contribuito fin dall’inizio alla rivoluzione delle aspettative razionali. Soprattutto, però, dietro ai modelli astratti e alle tecniche macroeconomiche che hanno sviluppato, ci sono due scienziati sociali che hanno sempre cercato soluzioni ai problemi che affliggono la nostra società.

EUROBOND SENZA COSTI PER LA GERMANIA?

Gli Eurobond non sono necessariamente un regalo della Germania ad altri paesi dell’area euro. Possono essere concepiti in modo tale da abbassare il costo del debito pubblico per alcuni paesi, senza infliggere oneri sugli altri. Bisogna però osservare alcune regole. In particolare, per evitare sussidi incrociati, ciascun paese potrebbe contribuire a garantire gli Eurobond in due modi: alta reputazione di solvibilità o deposito in cash.

COSE DA NON CREDERE

L’Italia sta affrontando una vera e propria rivoluzione demografica. E ciò genera paure e incertezze che alimentano molti luoghi comuni, “le cose da non credere” appunto. In un volume pubblicato da Editori Laterza, Gianpiero Dalla Zuanna e Guglielmo Weber analizzano e confutano i miti e i pregiudizi che nel nostro paese ostacolano una gestione corretta dei cambiamenti. Lo fanno attraverso un’analisi attenta della realtà, così come rappresentata dai dati. Perché il senso comune si nutre di miti, il buon senso di fatti. Per i nostri lettori, anticipiamo il capitolo conclusivo del libro.

SE IL FABBISOGNO STANDARD PREMIA I MENO VIRTUOSI

Con la manovra di luglio, i concetti di fabbisogno sanitario nazionale e regionale standard, introdotti dal decreto legislativo 68/2011 sul federalismo regionale, cominciano a entrare tra le disposizioni di razionalizzazione della spesa sanitaria. Poiché permangono forti ambiguità sulla ricostruzione ex-post dei livelli di fabbisogno sanitario regionale standard rispetto alla distribuzione ex-ante delle risorse ordinarie assegnate alle Regioni, la norma sui tetti di spesa dei dispositivi medici non è esente da distorsioni, che potrebbero favorire le Regioni meno efficienti.

PERCHÉ MAI UN CONDONO?

Il condono fiscale è la legittimazione di un atto illecito, è un premio per chi ha violato le leggi, è un gettare la spugna da parte dell’amministrazione, è una delegittimazione delle imposte come strumento democratico di finanziamento della cosa pubblica. Rappresenterebbe un’ulteriore perdita di reputazione per il nostro paese, cosa di cui non abbiamo proprio bisogno. Non è neppure detto che assicuri un gettito allÂ’erario, né che aiuti i contribuenti in maggiore difficoltà.


BESTIARIO DI FINE STAGIONE

Domenica senz’auto a Milano, lettura dei giornali in un quieto silenzio. Dove scopri le grande manovre dentro la maggioranza e la comparsa di nuove specie non ancora classificate. Da una costola dei “responsabili” pare stia nascendo un gruppo di “incuriositi”, pronto a sondare le prospettive di un ritorno alle antiche magioni, disponibile al confronto con i “malpancisti”, la cui origine cattolica sta alla fine provocando delle coliche politiche, e attenti al riposizionamento degli “ex-colonnelli” il cui nome un poÂ’ marziale dovrebbe rimandare alla originaria matrice di Alleanza Nazionale. Più defilati, pare attendano gli “insoddisfatti” compagine sottotraccia e di incerta numerosità. Bene, uno pensa, forse la preoccupazione per le sorti del paese sta smuovendo le acque. Salvo comprendere rapidamente che in ballo per questi parlamentari di incerta rielezione c’è solo l’incubo delle elezioni anticipate. Volti pagina e finalmente si parla di economia, cerchi lumi sulla gestazione del decreto sviluppo ma trovi solamente discussioni sul condono, se debba essere edilizio, fiscale, tombale o di altra, ancora intentata specie. E per chi nutra qualche dubbio chiude la questione il Vicepresidente della Camera dei deputati: “il condono è eticamente giusto”. Parole dell’Onorevole Corsaro. Nomen omen.

SU CHI CALA LA SCURE

Da qui al 2014 le spese locali resteranno sostanzialmente invariate mentre quelle delle amministrazioni centrali diminuiranno dell’8 per cento. In ogni caso discutere sull’equità della distribuzione dei tagli tra centro e periferia non ha senso. Il trade-off non è tra spesa centrale e spesa locale, quanto tra spese per sanità e previdenza e tutte le altre. La politica di bilancio nel prossimo decennio dovrà sostenere la sfida di governare le pressioni che verranno alla spesa dalle dinamiche demografiche e allo stesso tempo mantenere l’avanzo primario intorno al 4-5 per cento del Pil. Un compito insostenibile se le decisioni verranno dominate da logiche “sindacali”. 

UN TAGLIO AL DEBITO. MA DI QUANTO?

Il problema delle conseguenze sul sistema bancario europeo del default della Grecia è diventato di attualità. La proposta di Iif e Commissione europea per coinvolgere il settore finanziario privato nelle perdite porterebbe a un “taglio di capelli” per i creditori di solo il 21 per cento. Secondo alcuni osservatori, invece, per tornare solvibile la Grecia dovrebbe ridurre il valore del proprio debito addirittura del 50 per cento. Ma la severità del default comporta costi notevoli per il paese debitore. Probabilmente, il taglio si collocherà a un livello intermedio tra i due valori.

BENI DELLA CHIESA: UNA GESTIONE DIVERSA È POSSIBILE *

Il discorso di monsignor Bagnasco del 19 agosto sulla necessità di contrastare lÂ’evasione fiscale, che di per sé è stato di buon senso, ha scatenato reazioni vivaci. Ci si è chiesti perché anche la Chiesa non dovesse partecipare ai sacrifici. La pentola pesante dei beni e dei conti ecclesiastici è stata, per quanto possibile, scoperchiata ed è apparsa una condizione di indubbio favore. (1) È una situazione, probabilmente unica in Europa e nel mondo, per dimensioni e presenza diffusa sul territorio. I vertici ecclesiastici, mediante lÂ’Avvenire, che è il loro megafono, hanno sostenuto che si voleva “tassare la solidarietà” (con riferimento alle attività sociali della Chiesa) e che ci si trovava di fronte a un complotto radical – massonico. Una tale reazione è stata appoggiata da Angelino Alfano per il Pdl, mentre Pier Luigi Bersani ha dovuto riconoscere che la legge lascia aperta la possibilità di evasione dallÂ’Ici, da mettere in discussione.

DUE NOVITÀ

Ci sono state però due novità da parte di due osservatori di particolare autorevolezza, che hanno iniziato a rompere il muro dell’arroccamento ecclesiastico. Gennaro Acquaviva, uno dei protagonisti delle trattative che portarono al nuovo Concordato del 1984, ha riconosciuto che la percentuale dell’Otto per mille dell’Irpef devoluto alla Cei ha fornito un gettito eccessivo e che poteva essere ridotta, per esempio, al Sette per mille. Alberto Melloni, direttore della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna, ha auspicato un passo indietro unilaterale da parte della Chiesa, mediante qualche atto credibile.

TRE QUESTIONI FONDAMENTALI

Chi pensa che, a breve termine, sia possibile un cambiamento di questa condizione di privilegio, si sbaglia. Si muoverà qualcosa solo nei tempi lunghi e se, dall’interno del mondo cattolico, ci sarà una nuova riflessione di fondo. Già ora, minoranze attive hanno posto il problema alle radici. Espongo tre questioni fondamentali come esse sono state impostate dal movimento “Noi Siamo Chiesa” (LINK a www.noisiamochiesa.org), che da quindici anni si impegna per la riforma della Chiesa cattolica nella linea delle direttive del Concilio Vaticano II e come parte di una rete internazionale di cattolici “critici” presente in Europa e in Nord America.

1) Qualsiasi approccio al problema dei beni e delle risorse deve partire dal fatto che la povertà della Chiesa e nella Chiesa è una condizione fondamentale per un vero annuncio evangelico. Questo approccio ha radici evangeliche che sono ricordate nel libro “Sulla Chiesa povera” (editrice “La Meridiana”, 2008);
2) nel nostro paese questa riflessione è intrinsecamente connessa con l’ipotesi della messa in discussione degli attuali rapporti Stato-Chiesa, su cui si fonda la situazione di privilegio;
3) corollario di questa convinzione è che sia necessario, come inevitabile primo passo nel momento attuale, prendere subito le distanze dalle attuali forze di governo. L’auspicata presa di distanza da questo tipo di rapporti con le istituzioni sarà necessaria anche nei confronti di una possibile nuova situazione politica. 

PUBBLICITÀ, TRASPARENZA, GESTIONE CONTROLLATA E PARTECIPATA

La prospettiva generale, contenuta in queste tre questioni fondamentali, non potrà essere accolta in tempi brevi dalla maggioranza dell’opinione del mondo cattolico. Ma, da subito, ci sono obiettivi concreti e praticabili. Tutti i beni che fanno capo alle strutture ecclesiastiche siano inventariati e conosciuti da tutti. Questi beni devono essere considerati, in un certo senso, di “proprietà” di tutti i membri della Chiesa, accumulatisi nel tempo con il contributo di moltissimi di essi. Attualmente solo la gestione di alcune parrocchie è conoscibile, tutto il resto è segreto o conosciuto solo per grandi cifre (ciò avviene, per esempio, per la ripartizione del miliardo annuo di gettito dell’Otto per mille amministrato dalla Conferenza episcopale, del quale non si hanno dati realmente disaggregati). L’ipotizzata conoscenza dei tanti attuali segreti di curia sulle dimensioni e le caratteristiche dei beni esige necessariamente la trasparenza nella loro gestione. Si deve sapere chi gestisce le risorse, secondo quali criteri, quali siano in modo analitico le destinazioni finali delle stesse. Bisogna, di conseguenza, attivare strutture di controllo e di gestione del beni e delle risorse che coinvolgano il maggior numero possibile dei cattolici attivi nella Chiesa. Ciò, ovviamente, deve avvenire secondo criteri di molta prudenza, gradualità e competenza che garantiscano non solo la correttezza amministrativa ma soprattutto la destinazione finale, avendo a mente la scelta prioritaria a favore dei bisognosi e la semplicità e la sobrietà come criteri da usare per organizzare le strutture della Chiesa che siano indispensabili.
Non si tratta di questioni teologiche, sono obiettivi praticabili dal grande corpo della Chiesa cattolica, anche dalla parte più tradizionalista e “moderata”, da subito e senza mettere in discussione, per ora, il Concordato e l’Otto per mille. Bisogna evitare che il diffuso rifiuto della casta politica si estenda alla casta ecclesiastica e renda più difficile l’annuncio dell’Evangelo.

 

(1) Vedi, per esempio, “Adista” n. 62 del 10 settembre 2011, l’Espresso del 1º settembre.

 

Vittorio Bellavite (Coordinatore nazionale di “Noi Siamo Chiesa”)

LA FARFALLA SCILIPOTI

Viviamo in tempi caotici, al traino dei nervosismi dei mercati finanziari. E per cercare un bandolo della matassa possiamo rifarci forse a quanti sul caos hanno costruito eleganti modelli matematici di dinamica non lineare, modelli che poi per il pubblico vengono tradotti nel famoso adagio: un battito d’ali di una farfalla a New York, un uragano a Rio. Vediamo quindi di mettere in ordine le tessere del puzzle, guidando in questa sequenza il nostro lettore. Il transfuga Scilipoti sostiene il governo “a prescindere”. Il governo resiste nei numeri e frana nella credibilità. La bassa credibilità di un paese debitore come l’Italia mina la solidità dell’euro. Un euro sfiduciato dai mercati può portare alla fine della moneta unica. La fine della moneta unica destabilizza il sistema dei cambi e scatena una spinta recessiva devastante. L’America cade in un profondo double dip. Obama crolla nei sondaggi. Il nuovo presidente degli Stati Uniti è un esponente del tea party. E qui mi fermo perché mi sembra abbastanza!

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