LUNEDì 15 GIUGNO 2026

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ALL’UNIVERSITÀ COL PRESTITO D’ONORE? NO, GRAZIE

 Le tasse universitarie italiane sono troppo basse. E il problema è particolarmente impellente in un contesto di costante riduzione del Fondo di finanziamento ordinario. Ma un innalzamento significativo finanziato tramite indebitamento è da evitare. Soprattutto perché rischia di vanificare il frutto migliore della riforma del 3+2: l’accesso generalizzato all’università. Meglio allora decidere un moderato e generalizzato aumento delle tasse. Dovrebbe essere ben accolto anche dagli studenti di famiglie più povere perché serve a far contribuire di più chi più ha.

MA L’UNIONE FISCALE È UN’ALTRA COSA

Non è con l’accordo raggiunto faticosamente l’8 dicembre che l’Unione Europea raggiungerà una vera unione fiscale. Perché il presupposto per imporre una rigida disciplina fiscale ai singoli Stati è l’esistenza e la consistenza di un bilancio federale. E solo un forte potere federale, dotato di legittimità democratica, può imporre sanzioni severe agli indisciplinati. Se l’Europa si dotasse di un bilancio federale sarebbe anche più ovvio emettere Eurobond e non sarebbero più necessari complessi fondi salva Stati. La miopia politica non aiuterà a calmare l’ira dei mercati.

QUANTO COSTA NON DECIDERE

L’adozione pro rata del metodo contributivo per tutti i lavoratori dal 1° gennaio 2012 è un provvedimento apprezzabile sia per i suoi effetti sull’equità intergenerazionale, sia per le implicazioni, almeno nel medio termine, sul contenimento della spesa per pensioni. Se questa scelta fosse stata adottata nel 1995 con la riforma del sistema previdenziale, i risparmi per il bilancio del settore pubblico sarebbero stati crescenti nel tempo, per un ammontare complessivo pari a quasi due punti di Pil. E la riduzione sarebbe stata maggiore per le prestazioni elevate.

ISTITUTI DI CREDITO: QUI CI VUOLE CAPITALE FRESCO

L’Europa e il mondo non possono permettersi un’altra grande crisi finanziaria. E per questo il Consiglio europeo ha chiesto all’Eba di determinare i fabbisogni di capitale delle banche. Per quelle italiane significa ricapitalizzazioni per 15 miliardi. Ma non è l’Eba a dettare le norme, bensì i regolatori nazionali. Quanto alle proteste delle banche, aumentare il capitale è possibile, purché non pretendano di farlo a prezzi non realistici e mantenendo bloccati gli assetti di controllo. Così come nei loro bilanci ci sono margini per ridurre gli attivi senza strozzare le imprese.

LA RISPOSTA AI COMMENTI

Ringrazio chi ha commentato. Molti punti sono interessanti e meritano attenzione. Amelia Beltramini solleva il dubbio che io abbia conflitti d’interesse, ovvero se non lavori in qualche modo per l’industria della difesa.

ATENEO PIÙ CARO, MA CON PIÙ BORSE DI STUDIO

Una recentissima sentenza ha fatto scoppiare il bubbone delle tasse universitarie in eccesso alla normativa. Che prevede che le tasse pagate dagli studenti non superino il 20 per cento del Fondo di finanziamento ordinario. Ma è la legge che va cambiata, e con urgenza. Per vincere l’ostilità studentesca, è opportuno riprendere un punto del patto per l’università proposto dal governo Prodi: la metà dell’aumento sia redistribuita agli studenti sotto forma di borse di studio e servizi gratuiti ai meno abbienti.

 

NON SOLO TAXI E FARMACIE

Il decreto del governo Monti non si affida solo a taxi e farmacie per il rilancio della crescita, ma delinea un quadro organico molto più articolato. Che comprende la cancellazione di una serie di misure amministrative, il rafforzamento del ruolo dell’Antitrust, il divieto di doppi incarichi nei cda e i percorsi di liberalizzazione nei trasporti. Tuttavia, anche la vicenda dei taxi è istruttiva. Per ragioni di equità o anche solamente per renderne politicamente gestibile l’avvio, sono forse necessarie forme di compensazione per le perdite che una liberalizzazione determina.

COME RIFORMARE L’ASSISTENZA IN TEMPO DI CRISI*

Anche in un periodo di crisi e tenendo conto delle esigue risorse disponibili, si può riformare l’assistenza sociale, in modo da garantire efficacia ed equità. Purché non si persegua solo il contenimento della spesa pubblica. La proposta dell’Irs prevede il decentramento di funzioni e risorse alle istituzioni del territorio. Tra le misure, un sostegno monetario alle famiglie con figli complementare a politiche di conciliazione dei tempi di lavoro e cura; l’introduzione di un reddito minimo di attivazione per il contrasto alla povertà e una dote di cura per anziani non autosufficienti.

POLITICHE DI BUON SENSO SULL’IMMIGRAZIONE

L’immigrazione resta uno dei temi più incandescenti e più difficili da affrontare della politica italiana. Ma la semplificazione dei percorsi di cittadinanza è indispensabile per consentire una effettiva integrazione sociale. A partire dall’introduzione dello jus soli e del voto alle amministrative ai residenti stranieri. Anche perché i lavoratori stranieri in Italia pagano tasse e contributi alle casse dell’Inps. Il governo Monti ha già dato segnali di svolta rispetto al recente passato. Otterrà risultati adottando un approccio pragmatico.

CITTADINANZA E DIRITTO DI VOTO PER L’INTEGRAZIONE*

C’è tempo fino ai primi di marzo per raccogliere le firme a favore di due leggi di iniziativa popolare per i diritti di cittadinanza e di voto degli stranieri, promossi dalle organizzazioni della campagna L’Italia sono anch’io. L’obiettivo è introdurre anche in Italia lo jus soli e concedere ai residenti stranieri il voto alle amministrative. Semplificare i percorsi di cittadinanza è indispensabile per consentire una effettiva integrazione sociale. Rimanere ancorati alla vecchia normativa significherebbe invece lasciar spazio all’esclusione e al risentimento.

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