LUNEDì 15 GIUGNO 2026

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I RISCHI DELLA REGOLAMENTAZIONE DEI RATING *

Il 1º settembre 2010, l’Unione Europea ha introdotto la regolamentazione sulle agenzie di rating, contenente una serie di disposizioni per disciplinare l’integrità e la trasparenza del processo di rating, e attribuito allÂ’Emsa ampi poteri di ispezione delle agenzie registrate e di comminazione di pesanti sanzioni in caso di violazione.
Tuttavia, alcune delle nuove proposte della Commissione recentemente presentate non solo sortirebbero l’effetto opposto allÂ’obiettivo dichiarato di trasparenza, integrità e maggiore concorrenza, ma avrebbero anche conseguenze deleterie per gli investitori e i mercati dei capitali europei.
Si tratta infatti di proposte non in linea con la regolamentazione sul rating in vigore fuori dall’Unione Europea, che rischiano di danneggiare il processo di valutazione, di pricing e di allocazione del capitale di debito degli emittenti europei. La conseguenza ultima sarebbe un isolamento di fatto del mercato dei capitali europeo, e dunque una forte penalizzazione delle società dellÂ’area.

GLI EFFETTI INDESIDERATI

In particolare, quattro delle misure proposte generano effetti controproducenti:
Rotazione obbligatoria delle agenzie di rating
: ogni tre anni gli emittenti societari (sono esclusi i paesi sovrani) dovranno sostituire le agenzie di rating in base a una regola di rotazione. Gli emittenti frequenti dovranno provvedere in tal senso ogni dodici mesi. Laddove un emittente abbia due o più rating, dovrà rinunciare a uno di essi dopo tre anni e potrà quindi affidare l’incarico a un’altra agenzia per un ulteriore triennio. LÂ’obbligo di rotazione comprometterebbe la qualità dei rating, dato che ogni agenzia dovrebbe solo aspettare che arrivi il suo turno, e soprattutto la stabilità dei rating, che cambierebbero ogni qual volta cambia lÂ’agenzia per effetto dellÂ’applicazione di criteri differenti. Tutto ciò con ovvie conseguenze sulla capacità per le società europee di accedere ai mercati globali dei capitali.
Nuova norma discriminatoria in materia di responsabilità civile
: l’istituzione di tale norma per le agenzie di rating registrate in Europa, le incoraggerebbe a evitare di assegnare rating a emittenti relativamente rischiosi (ad esempio, società più piccole) e le renderebbe una “polizza di assicurazione” per gli investitori,  incentivati a fare un affidamento eccessivo sugli stessi rating. Questo sarebbe in aperta contrapposizione con l’obiettivo, dichiarato dalla Commissione, di incoraggiare gli investitori a condurre una propria analisi e a far minor affidamento sul rating.
Intervento regolamentare sui rating
: lÂ’approvazione regolamentare delle modifiche proposte ai criteri o metodologie e la standardizzazione delle scale e definizioni di rating danneggerebbero l’indipendenza e la qualità dei rating europei. Le metodologie e i criteri adottati da ogni singola agenzia riflettono infatti una visione e un’esperienza  esclusiva sulle modalità di valutazione del merito di credito .
Restrizioni in materia di azionariato
: il divieto per le agenzie, che hanno in comune azionisti con il 5 per cento o più del capitale, di svolgere attività di rating, può causare importanti interruzioni nella copertura di rating ed esacerbare l’incertezza del mercato. Molte agenzie di rating sono partecipate da entità quotate e non possono decidere chi acquista o vende il relativo capitale. I loro portafogli di investimento, inoltre, possono variare da un giorno all’altro in misura significativa, in un modo impossibile da prevedere e senza che le agenzie di rating ne siano a conoscenza.

COSA FARE

DÂ’altra parte, una serie di altre misure proposte dalla Commissione e alle quali siamo favorevoli, potrebbero contribuire a stabilizzare i mercati dei capitali europei. Tra tali misure figurano:
Riduzione dell’eccessiva dipendenza e dell’automatismo dei rating, eliminando dalle regolamentazioni UE – come Basilea 2 e 3 – l’obbligo di utilizzare i rating (ove tale obbligo potrebbe indurre a riporre sui rating un affidamento di tipo meccanico) e imponendo agli investitori di procedere a una propria analisi del rischio di credito piuttosto che basarsi esclusivamente sui rating.
Rafforzamento della trasparenza
: comunicazione di tutti i rating pubblici, ivi compresi gli outlook, su base non selettiva e obbligo per le agenzie di rating di fornire informazioni pubbliche sulle metodologie, i modelli e le principali ipotesi  utilizzate.
Rafforzamento dell’integrità
: ulteriori garanzie a tutela dell’indipendenza dei rating, come il disallineamento tra retribuzione degli analisti e fatturato derivante dalle attività di rating di cui gli stessi si occupano.
Valorizzazione della performance
: maggiore diffusione pubblica della performance dei rating attraverso un registro centrale, gestito dall’Esma, contenente i dati relativi all’incidenza delle insolvenze e alle modifiche dei rating a vari livelli di rating.
Le conseguenze indesiderate di alcune proposte della Commissione per gli emittenti, gli investitori e l’intera economia europea sono potenzialmente gravi. Prima di attuarle, è importante valutarne compiutamente il probabile impatto ed esaminare l’attuale sistema di supervisione in essere nell’Unione Europea, che si occupa direttamente di indicare alle agenzie di rating registrate le modalità da utilizzare per migliorare l’indipendenza, la qualità e la trasparenza dei relativi rating.

 

* Maria Pierdicchi è managing director, responsabile Sud-Europa, di Standard and Poor’s

I PRESTITI DELLA BCE E LA STRETTA SUL CREDITO

Il 29 febbraio la Bce presta 530 miliardi per tre anni alle banche europee, una somma simile a quella già elargita in dicembre. Soldi che serviranno a finanziare le imprese e le famiglie? L’esperienza del prestito precedente fa pensare di no. Quell’operazione è servita a sostenere la domanda di titoli di Stato. Se la Bce assumesse il ruolo di prestatore di ultima istanza, favorirebbe la ripresa della raccolta bancaria tramite i canali normali. Ora, al contrario, l’economia continua a subire una pesante stretta del credito, che finirà per aggravare la recessione in atto.

QUANTA CONFUSIONE SU BASILEA *

I limiti della regolamentazione finanziaria emersi nella crisi globale hanno riacceso il dibattito su quale sia il modo più efficace per regolamentare le banche. Ma è ragionevole continuare con un’architettura proporzionata ai rischi assunti dalle banche? Bisogna concentrarsi su quattro aspetti: tenere distinto il rischio di credito da quello di liquidità; non sottovalutare la dimensione temporale degli eventi; considerare il ruolo dell’arbitraggio regolamentare e il valore informativo della regolamentazione. Oltre alla capacità di imporne il rispetto.

BOCCONI GHIOTTI E AMARI NELLO SPEZZATINO TORINESE

Il comune di Torino ha iniziato l’iter per la cessione del 40 per cento di alcune delle sue aziende partecipate, con un possibile incasso futuro stimato attorno ai 200 milioni di euro. È un’operazione che coinvolge più attori: fondazioni bancarie locali, altri potenziali acquirenti e utenti, che non sono solo i torinesi. Il boccone più ambito è Trm, la società per il trattamento dei rifiuti. In futuro, dunque, il comune di Torino sposterà una parte del proprio ruolo virtuale di regolatore a una holding. Ed è a questa e alla qualità del suo apparato che i cittadini dovranno guardare.

I PROSSIMI CENTO GIORNI DEL GOVERNO MONTI

Il giudizio più importante sull’operato del governo Monti nei suoi primi cento giorni è quello dei mercati. E ci dice che lo spread tra Italia e Germania sui titoli decennali è sceso del 30 per cento mentre si è dimezzato quello fra Italia e Spagna. Ora l’azione deve passare dalla gestione dell’emergenza alle scelte davvero importanti che rilancino la crescita economica del nostro paese. A partire dai due terreni sin qui prescelti: mercato del lavoro e liberalizzazioni. Con riforme che eliminino la dualità del primo ed estendano le seconde ad altri comparti, come banche e assicurazioni.

QUANDO LE PROCEDURE CANCELLANO IL MERITO

La selezione dei ricercatori e degli scienziati più capaci ed eccellenti rappresenta uno dei meccanismi più importanti per far progredire la ricerca scientifica. In Italia i concorsi universitari sono stati frequentemente oggetto di forti critiche sia per le modalità di selezione delle commissioni che per non aver scelto candidati eccellenti con  criteri di merito condivisi dalla comunità scientifica.
Esiste a nostro avviso un altro aspetto, sconosciuto a gran parte del pubblico, ma estremamente rilevante nel determinare se un concorso va a buon fine o meno: il  funzionamento delle “procedure concorsuali”.

CENTO GIORNI DI SPREAD

.

L’ATTESA

Tra poco più d’un anno

si tornerà a votare;

c’è chi teme l’affanno

dÂ’un flop fallimentare,

 

e per cercar riparo

da unÂ’aspra delusione

pur col palato amaro

prende una decisione:

 

“è d’uopo ch’io mi metta

i panni da alpinista

e de’  Monti la vetta

io muova alla conquista,

 

così che gli elettori,

in fede ed in coscienza,

daranno a me i favori

e la benevolenza”.

 

Tre scalatori arditi,

che usan chiamarsi poli,

con toni un poÂ’ addolciti

sÂ’inchinano da soli

 

e parlano alla Cima

sì fredda e inviolata:

“di te sempre ebbi stima,

io t’ho sempre ammirata”.

 

Ma non sarà che molti

avran piene le palle

e dopo tanti Monti

voglian tornare a valle ?

 

I nostri rocciatori

son pronti allÂ’evenienza

e celano nei cuori

un grido e una speranza:

 

 

 

 

“il tempo della tecnica

al fin s’è consumato,

si renda alla politica

il trono ed il primato”.

 

Che veda allora il cielo

i compiti finiti !

C’è già mancato un pelo

che fossimo falliti.

 

Che sia tornata ancora

la voglia di votare !

Se il clima è quello d’ ora

in tanti andranno al mare.

LA TORINO-LIONE SI FA LOW COST: PERCHÉ SOLO ORA?

Il progetto originale della nuova linea Torino- Lione prevedeva 25 miliardi circa di costo totale, caratteristiche di alta velocità con ritorni finanziari trascurabili e mai esplicitati. Ora il progetto è suddiviso per fasi: all’inizio si costruirà la sola galleria di base. Il completamento della linea avverrà in funzione della reale crescita del traffico, quindi probabilmente mai. Scende di conseguenza l’investimento dell’Italia, intorno ai 3 miliardi e mezzo. Ma sulla base dell’analisi costi-benefici è una decisione saggia? E se sì, perché non è stata presa prima?

OPEN SERVICE NELL’AGENDA DIGITALE

Il tema degli open data ha risvolti tecnici e organizzativi piuttosto complessi. Se il concetto fosse esteso per realizzare degli open service, il risultato sarebbe particolarmente importante. Perché attraverso la condivisione intelligente e standardizzata di dati e funzioni elementari potrebbe costituire un volano per lo sviluppo di servizi evoluti al cittadino e alle imprese. Sarebbe una svolta epocale per le amministrazioni pubbliche. E servirebbe a stimolare quella domanda di banda larga che spesso appare ancora debole e immatura. (Read the english version).

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