DOMENICA 14 GIUGNO 2026

Lavoce.info

TANTI PICCOLI INVESTITORI PER CRESCERE E RISCHIARE

Approvato negli Stati Uniti il Jobs Act, la legge che permette l’accesso alla raccolta di capitali anche alle società di più limitate dimensioni, frazionata però in piccole tranche tra una folla di sottoscrittori. Toglie alcune tutele per gli investitori. Ma è una idea nuova per favorire la crescita. Proprio di idee simili abbiamo bisogno in Italia. Dove il problema del ricorso al mercato per le piccole e medie imprese è antico. E dove esistono istituti e strumenti che, adeguatamente rivisti, possono garantire maggiore trasparenza e una governance efficiente per le piccole aziende.

CHI C’È DIETRO A BEPPE GRILLO

Il presidente Napolitano ha scelto di sminuire il successo elettorale dei grillini, ricordando nostalgicamente che il vero boom ebbe luogo negli anni 60. Per molti commentatori politici, si è trattato di un (inutile) voto di protesta da paragonare all’astensione. Il voto degli scontenti. Forse è perché oggi sono in molti in Italia ad essere scontenti, ma gli elettori dei grillini non possono essere descritti come persone che vivono ai margini della società. Anzi. Si tratta per la maggior parte di uomini tra i 35 e i 45 anni, con un elevato titolo di studio, che risiedono nelle grandi città. Gli elettori del Movimento 5 Stelle non sono dunque solo indignados, giovanissimi che, come in Spagna, vedono il loro futuro ipotecato dalla crisi economica, né donne in cerca di maggiori spazi in una società ancora troppo maschilista. Sono piuttosto i rappresentanti di una delle fasce d’età tipicamente più dinamiche della società e del mercato del lavoro, che dovrebbe essere in prima fila per contribuire alla rinascita ed alla crescita del paese. E che invece in Italia si ritrova senza presente, con un lavoro incerto, in un paese ingessato dai corporativismi, e dalla gerontocrazia, che ha smarrito da troppi anni la via della crescita economica. Se si tratta di un voto di protesta è una protesta che viene dal cuore della società, e che deve far riflettere sul futuro del paese. Gli anni 60 sono lontani. Le elezioni amministrative hanno mostrato che oggi c’è bisogno di un profondo rinnovamento della classe politica. Ciò è possibile. Alcuni esempi: nuove regole elettorali, come il doppio turno di collegio, che consentano ai cittadini di eleggere veramente i propri rappresentanti anche nelle elezioni politiche, garantendo però nel contempo la governabilità, così come appunto succede con i comuni. Drastica riduzione dei deputati e senatori, affinché il rapporto numerico tra rappresentanti e cittadini sia in linea con quello degli altri paesi europei. Modifica della legge sui finanziamenti ai partiti, che vanno immediatamente ridotti, con sistemi di rimborso che non premino solo coloro che in quel momento sono al potere.

LA RISPOSTA AI COMMENTI

I confronti  internazionali sulle performance dei sistemi sanitari sono un argomento scivoloso e capace di eccitare gli animi. Ne è riprova il celebre WHO Health Report del 2000 (che collocava l’Italia al 2° posto), attaccato sotto il profilo metodologico da inglesi e americani, i cui sistemi sanitari si collocavano al 18° e 37° posto. Nel caso dell’articolo, stupisce l’acredine dei commenti su dei dati “oggettivi”, per una volta favorevoli all’Italia. I confronti internazionali o non si fanno o si fanno con le statistiche oggi disponibili. Gli indicatori di outcome riportati nell’articolo sono i migliori oggi esistenti e sono gli stessi utilizzati dall’OMS e dall’OCSE (l’UE ricorre a un indicatore molto più semplice, gli Healthy Life Years). Attribuire il merito della speranza di vita al sistema sanitario è certamente una forzatura (che le istituzioni internazionali però fanno). Ma se questa viene “aggiustata” (che non significa “manipolata”) con la disabilità e la mortalità prematura (Hale e Daly), le cui responsabilità ricadono in gran parte sul mal- o buon funzionamento del sistema sanitario, qualche conclusione si potrà pure trarre. O meglio ancora, se si considera la mortalità attribuibile (amenable) al sistema sanitario, intesa come «i decessi prematuri che non avverrebbero in presenza di assistenza sanitaria tempestiva ed efficace» [Nolte, McKee 2008] (ad esempio, per tumore al seno, al colon-retto, nel 50% delle ischemie, per mortalità materna, appendicite, ernia, ecc.) si potrà pure stabilire una relazione diretta con il sistema sanitario. Se disturba affermare che il sistema sanitario italiano è eccellente, diciamo allora che è meno peggio di altri sistemi sanitari – che oltretutto sono anche molto più costosi del nostro e impiegano dal 30 al 50% di personale in più. E’ ovvio che nel sistema-paese è compresa anche la sanità privata, a carico dei pazienti. Ed è vero che per 992 mila famiglie in Italia le spese sanitarie costituiscono una spesa “catastrofica”. Con questo non si vogliono nascondere o minimizzare i problemi, ma ricordare che nonostante tutto – gli sprechi, le diseguaglianze, le disfunzioni, le tangenti – il sistema sanitario italiano, alla fine, offre buoni risultati di salute. Forse poco nella care dei malati, ma sicuramente molto nella cure delle malattie. Ricordare che non c’è solo malasanità in Italia e smettere di flagellarci – almeno per una volta – era il senso dell’articolo (e non è sciovinismo!).

DEMERITOCRAZIA AL POTERE NELLA SCUOLA

A quasi cinque anni dall’abolizione delle Ssis, le scuole di specializzazione per futuri insegnanti, parte finalmente il Tirocinio formativo attivo per il conseguimento dell’abilitazione. Ed è ben congegnato perché è a numero chiuso e prevede una selezione in più fasi. Solo che ora il ministro sembra voler aprire le porte del tirocinio a chi, seppure non abilitato, ha svolto supplenze per tre anni, senza dover sottostare ai test previsti per gli altri. Una scelta che spazzerebbe via ogni programmazione legata al turnover. E che penalizzerebbe i più giovani e i più bravi.

SPESA PUBBLICA EUROPEA

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IN LOMBARDIA LA CONCORRENZA HA PERSO IL TRENO

La legge di riforma del trasporto pubblico locale approvata dalla Regione Lombardia è il classico esempio da non seguire. Sancisce un trattamento differenziato tra servizio ferroviario locale, privilegiandolo, e quello svolto dalle autolinee, che pure è meno costoso. Nelle gare ferroviarie aumentano le barriere all’ingresso, con l’adozione del contratto nazionale e di quelli integrativi. Ma l’elemento più anticompetitivo è la dimensione minima dei lotti, che impedisce le liberalizzazioni graduali attraverso bandi di gara per singole linee o gruppi di linee.

UNA CONTRORIFORMA PER IL PUBBLICO IMPIEGO

È una vera e propria controriforma del lavoro pubblico l’intesa tra ministero della Funzione pubblica e organizzazioni sindacali. Il nuovo accordo da una parte mira a cancellare definitivamente il sistema di valutazione per fasce. Dall’altra, vuole introdurre deroghe per evitare che si applichino anche ai lavoratori pubblici le modifiche all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori previste dalla riforma Fornero. Si rischia così di creare un dualismo insanabile tra lavoro pubblico e privato, rafforzando le tutele del primo, mentre si cerca di flessibilizzare il secondo.

LA FLESSIBILITÀ NON FERMA IL SOMMERSO

I contratti a tempo determinato sono stati introdotti in tutta Europa per dare flessibilità a mercati del lavoro ritenuti molto rigidi. Nel nostro paese avevano anche un altro obiettivo: ridurre il lavoro nero. I risultati empirici dimostrano che la riforma Biagi non ha avuto alcun effetto significativo nell’assorbire il lavoro irregolare. I datori di lavoro che assumevano in nero, continuano a farlo; i datori di lavoro che prima della riforma assumevano nel mercato regolare, continuano a farlo, ma ora preferiscono ricorrere ai contratti a tempo determinato.

DISCRIMINAZIONI SUL LAVORO TRA GENERE E RELIGIONE

I musulmani sembrano avere idee più tradizionali verso le diseguaglianze di genere rispetto ai non-musulmani. È dunque possibile che la discriminazione che si registra nel mercato del lavoro verso i lavoratori di quella religione dipenda, almeno in parte dalla volontà dei datori di lavoro di non mettere in difficoltà le loro dipendenti-donne? Studi empirici condotti in Francia ci dicono che non è così: confermano che i modelli di genere dei musulmani sono diversi da quelli dei cristiani, ma i datori di lavori non sembrano esserne consapevoli.

LA DEMOCRAZIA E IL FISCAL COMPACT

Le elezioni in Francia, Grecia, Italia e Germania hanno messo in evidenza che nellÂ’’Europa in crisi gli elettori premiano chi si oppone ai tagli di bilancio. Ma la revisione delle politiche di rigore di bilancio auspicata dalla maggioranza degli elettori incontra un importante vincolo oggettivo: i governi a cui gli elettori oggi chiedono maggiore spesa pubblica sono quelli nei quali la spesa pubblica è salita di più negli ultimi dieci anni. Alle difficoltà di oggi non c’è via di uscita alternativa a quella di praticare le riforme con anche maggiore decisione rispetto a quanto fatto in passato.

 

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