MERCOLEDì 19 AGOSTO 2026

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Giovani disoccupati: facciamo chiarezza

Vi sono alcune inesattezze nell’articolo “Giovani disoccupati italiani tra mito e realtà”.

A casa di papà, ma con la valigia pronta

I giovani italiani restano a casa dei genitori più a lungo dei propri coetanei stranieri. In molti mettono in evidenza le spiegazioni antropologiche di questo fenomeno, dando la colpa ai figli “bamboccioni” o ai genitori “iper-protettivi”, ma non si tratta solo di un problema culturale. Pesano le carenze del nostro welfare, incapace di sostenere i giovani in un momento di forte incertezza. E numerose indagini mostrano che sono sempre più i giovani che auspicano di essere autonomi, ma che hanno problemi a trovare un lavoro o una casa.

Il Punto

La mancata convergenza tra economie dell’Eurozona è la causa primaria della crisi. Le differenze di partenza trascendono i confini nazionali, ma l’andamento nel tempo di reddito pro capite e produttività segue ciò che avviene all’interno di ciascun paese. Per questo le riforme strutturali sono così importanti per uscire dalla crisi.
Dalla semplificazione delle procedure alla maggior diffusione dei farmaci equivalenti, ecco come le Regioni possono recuperare risorse nella sanità. Glielo impone la spending review del Governo che in questo settore punta a riduzioni di spesa per quasi 8 miliardi in tre anni.
Mentre viene varata l’ennesima sanatoria degli immigrati, compie 10 anni la legge Bossi-Fini, che puntava sulla temporaneità dell’immigrazione. Il bilancio del provvedimento, insieme con il “pacchetto sicurezza”, è più che fallimentare. L’unione Europea aveva suggerito di contenere i flussi d’ingresso e puntare sull’integrazione. Noi abbiamo fatto esattamente l’opposto.
Uno studio su oltre 5 mila imprese europee mostra come la crisi abbia avuto un effetto negativo sull’innovazione, ma allo stesso tempo vi siano molte aziende che approfittano del momento di crisi per cambiare pelle. Le giovani imprese ad alta tecnologia, finora escluse dai programmi europei di ricerca e innovazione, potranno ora trovare incentivi in un meccanismo simile al programma statunitense Small business innovation research. Ecco di cosa si tratta.

Quelle riforme strutturali che aiutano la convergenza

Una delle cause principali della crisi nell’Eurozona è la differenza di reddito e produttività fra i paesi, con il ritardo di quelli più periferici. L’evidenza empirica suggerisce che le riforme strutturali sono un ottimo strumento per aiutare lo sviluppo delle regioni più arretrate di un paese. Dunque potrebbero essere utili anche nell’accelerare la convergenza all’interno di un’unione monetaria. E potrebbe essere tanto più vero per quei paesi europei dove si riscontrano le maggiori diseguaglianze interregionali.

L’innovazione in tempi di crisi

Quali sono gli effetti della crisi sull’innovazione, un fattore chiave per uscire dalle difficoltà attuali? Un’analisi condotta a un anno dal crack Lehman Brothers mostra come l’attività di ricerca sia influenzata dalla congiuntura negativa. Tuttavia, gli investimenti non crollano e ciò suggerisce la presenza di una componente strutturale che caratterizza l’attività innovativa delle aziende e che dipende da loro caratteristiche specifiche. La dimensione dell’impresa non è rilevante, contano invece le dinamiche di crescita. E l’Italia fa meglio di altri.

Sulle spalle dei “nani”

Finora i programmi di ricerca e innovazione europei hanno di fatto escluso dalla partecipazione le piccole e medie aziende e in particolare le giovani imprese ad alta tecnologia. Ora l’Unione Europea introdurrà un meccanismo di incentivo per le Pmi molto simile al programma Small Business Innovation Research statunitense. I concetti chiave dovrebbero essere la forte competizione per l’ottenimento delle risorse, il finanziamento per fasi e la trasparenza. La mancanza di un committente pubblico europeo potrebbe però pregiudicare il successo dell’iniziativa.

La sanità dopo la spending review

La sanità è sicuramente uno dei settori su cui si concentrano le maggiori aspettative di contenimento e razionalizzazione della spesa pubblica previsti dal decreto sulla spending review. La manovra impone necessariamente a tutte le Regioni, anche a quelle considerate virtuose, di intraprendere un percorso graduale di riorganizzazione dei propri servizi sanitari, in modo da rafforzarne l’efficienza e l’efficacia. Sono molti gli ambiti sui quali agire, pur nel rispetto degli obiettivi di tutela della salute che sono alla base del nostro Servizio sanitario nazionale.

Dieci anni di Bossi-Fini

Nel luglio 2002 il Parlamento approvava la legge Bossi-Fini. Dieci anni dopo, insieme al più recente “pacchetto sicurezza” lascia un’eredità pesante. Il suo obiettivo non era quello di frenare gli ingressi, bensì di ridurre la permanenza sul territorio dei lavoratori immigrati. Tanto che oggi è previsto un sistema di crediti e debiti che può portare anche alla revoca del permesso di soggiorno. L’esatto contrario di quanto suggerito dall’Unione Europea: politiche di integrazione per chi è già all’interno di un paese, con flussi di ingresso più contenuti.

Il Punto

Moody’s toglie l’ultima A rimasta al rating dell’Italia che non cresce.Confindustria e Governo hanno idee molto diverse sulla crescita 2012. I dati sulla produzione industriale fanno pensare che la prima è troppo pessimista e che il secondo è troppo ottimista. Ad oggi, una stima di -2 per cento per il 2012 sarebbe la più coerente con le informazioni disponibili.
Bene accorpare le province riducendone drasticamente il numero. Discutibile, invece, il trasferimento ai comuni di gran parte delle loro competenze. Sarebbe forse meglio passare almeno alcune di queste alle regioni, aprendo la strada a una riforma costituzionale che abolisca del tutto le province.
Più che di bamboccioni bisognerebbe parlare di babboccioni: i genitori italiani sono iperprotettivi nei confronti dei loro figli, ma si dimenticano di loro (e dei figli degli altri) quando si tratta di stabilire le regole del mercato del lavoro, della previdenza e della protezione sociale.
Una parte crescente dei finanziamenti alle università è parametrata alla valutazione della ricerca. Con criteri, tuttavia, che non permettono di distribuire i fondi in modo efficiente. Meglio sarebbe incentrarli sulla valutazione individuale del merito dei docenti, vincendo la prevedibile opposizione di questi ultimi.

Il Pil 2012 tra Squinzi, Monti E Visco

La Confindustria e il governo hanno idee molto diverse sulla crescita 2012. I dati sulla produzione industriale indicano che l’associazione degli imprenditori è troppo pessimista e che l’esecutivo è troppo ottimista. Ad oggi, una stima di -2 per cento per il 2012, indicata dalla Banca d’Italia, è la più coerente con le informazioni disponibili. L’aumento del deficit 2012 potrebbe essere così di pochi decimi di punto percentuale. E probabilmente non sarebbe necessaria una manovra aggiuntiva.

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