Le dichiarazioni del presidente della Bce Mario Draghi segnano una svolta nella comunicazione dellla BCE perchè annunciano che ci sarà il garante richiesto dai mercati. Un anno fa la Bce interveniva quasi senza dirlo, oggi riaffermando il suo ruolo nel contenere gli spread potrebbe anche non rendere necessari acquisti massicci di titoli dei paesi periferici.
A Londra e alla Gran Bretagna conviene ospitare le Olimpiadi? Nell’immediato si prevede una crescita del Pil al massimo dello 0,4 percento. A medio-lungo termine effetti positivi irrilevanti. Nessuno si augura un fallimento, ma la previsione di David Cameron -per il prossimo quadriennio un’iniezione di 25 miliardi di euro- appare quanto mai azzardata. Meno imprudente invece la previsione del Coni sulle medaglie azzurre. Vediamo perché.
Anche nella recessione del 1992-93 la spesa sanitaria fu decurtata, ma senza andare a scapito dei servizi offerti ai cittadini. Servirà però anche questa volta la collaborazione di tutti per evitare che i tagli imposti dalla spending review vadano a detrimento dei servizi ai cittadini.
Favorire una maggiore capitalizzazione delle imprese farebbe bene anche alle banche. Conti alla mano, riducendo l’indebitamento delle aziende e rendendole più stabili, gli istituti di credito risparmierebbero fino a 10 miliardi in termini di patrimonio di vigilanza.
Una lettura per l’estate: nel suo ultimo libro, il Nobel Paul Krugman spiega perché Stati Uniti ed Europa non sono riusciti a uscire dalla crisi. E, pur rimanendo euroscettico, prescrive la sua ricetta per l’Europa: la Bce deve garantire la stabilità finanziaria, com’è dovere di una banca centrale.
Quale sarà il paese che vincerà più medaglie? Quante ne conquisterà l’Italia? A queste domande cerca di rispondere una studentessa della Tuck Business School grazie a un modello che utilizza variabili economiche, demografiche e legato a performance passate. Secondo lo studio saranno 26 le medaglie azzurre, in linea con le previsioni del Coni, e più di tutte ne vinceranno gli Stati Uniti, mentre la Cina avrà il maggior numero di ori.
Il panico di questi giorni sui mercati raccoglie un po’ tutti i timori e gli errori fatti da quando la crisi dell’area euro ha fatto irruzione nelle nostre vite. E’ un segnale forte. Questa volta non basterà neanche ristrutturare delle zombie banks. Non si può avere un sistema bancario stabile senza finanze pubbliche sotto controllo, almeno fin quando gran parte di queste finanze pubbliche non entreranno a far parte di un progetto di unione politica europeo.
Nel suo ultimo libro, Paul Krugman spiega perché né gli Stati Uniti né l’Europa sono riusciti a uscire dalla crisi, con costi umani e sociali troppo alti. È tempo di governare i problemi in un quadro istituzionale e politico internazionale cooperativo, per far sì che alle carenze di domanda privata sopperisca la spesa pubblica. Uno strumento che i Piigs europei, per esempio, non possono utilizzare unilateralmente. E dunque la ricetta per l’Europa dell’euroscettico premio Nobel muove da un elemento comune alle tesi di chi chiede più integrazione nell’Unione: la Bce deve garantire la stabilità finanziaria, com’è dovere di una banca centrale.
Iniziano le Olimpiadi e ritorna la domanda di rito: conviene o no ospitare i giochi olimpici? È un evento che si traduce in un effetto positivo per l’economia del paese? Per Londra 2012 due analisi d’impatto indicano una probabile crescita del Pil nel terzo trimestre dello 0,3-0,4 per cento. Gli effetti di lungo periodo sono giudicati irrilevanti. Anche perché la Gran Bretagna è oggi un paese che fa i conti con la crisi e Londra è già di per sé una meta turistica consolidata. Anzi qualcuno potrebbe decidere di non visitarla quest’anno proprio perché ci sono i giochi.
Finora la spesa sanitaria è stata governata soprattutto attraverso le leve monetarie e a livello centrale. Oggi si tratta di agire anche sulle variabili reali di produzione e consumo, a livello locale. Regioni e Asl hanno due possibilità: scaricare sul governo le responsabilità della manovra ed erogare, con i costi attuali, meno servizi. Oppure possono aumentare la produttività, tagliare gli sprechi e garantire la stessa quantità di prestazioni di oggi anche con meno risorse.
Nel 2013 entra in vigore Basilea 3 che inasprisce i requisiti patrimoniali delle banche. Potrebbe così diminuire ulteriormente l’erogazione di credito alle Pmi. Invece di cercare soluzioni ad hoc, si potrebbe favorire una maggiore capitalizzazione delle aziende. Le simulazioni mostrano che un aumento del 20 per cento per tre anni dei conferimenti di capitale da parte dei soci avvierebbe un circolo virtuoso. Per le imprese scenderebbe l’indebitamento e la loro maggiore stabilità comporterebbe un risparmio per le banche in termini di patrimonio di vigilanza fino a 10 miliardi.
Mario Draghi dichiara che la soluzione del problema degli spread tra i debiti sovrani della zona euro “rientra nel mandato della Bce, nella misura in cui il livello di questi premi di rischio impedisce la giusta trasmissione delle decisioni di politica monetaria”; e ancora: “all’interno del proprio mandato, la Bce è pronta a fare qualunque cosa per preservare l’euro”.
Lo scudo salva-stati di fatto non esiste più e la Spagna in recessione assomiglia pericolosamente alla Grecia. Deve intervenire la Bce mentre i paesi che beneficeranno del suo aiuto devono continuare il rientro del debito e impegnarsi a cessioni di sovranità. Devono permettere, d’ora in poi, il fallimento di un singolo stato europeo senza che crolli l’Eurozona. Vediamo come.
La Consob ha imposto il divieto di vendite allo scoperto, aggravando l’errore del 2008-2009 e del 2011 quando vennero imposti obblighi di comunicazione su questri contatti. Una perseveranza (aggravata) che lascia sbalorditi.
Superare la spesa storica delle amministrazioni pubbliche riducendola con tagli selettivi anziché lineari: questo è lo scopo della spending review. Nell’azione di Governo alcune misure rispettano questo approccio, altre no.
Con un utilizzo sconsiderato delle risorse, la Regione Sicilia è finita in una crisi di liquiditàche può diventare cronica. È scritto anche nel bilancio (criticato severamente dalla Corte dei Conti) che, nonostante l’opacità, mostra per il 2012 un peggioramento. I politici dell’isola continuano a fare un pessimo uso dell’autonomia. Bisognerebbe sequestrargli il libretto degli assegni per un po’ di tempo.
Ibrahimovic e Thiago Silva dal Milan al Paris Saint-Germain con entrate fiscali straordinarie per la Francia, pagate dal Qatar. Per ridurre le enormi perdite delle società di calcio, la Uefa ha imposto una sorta di fiscal compact. Ma sembra destinato ad essere applicato solo da chi vuole trovare scuse per disimpegnarsi dal calcio.
Ieri la Consob ha reintrodotto il divieto delle vendite allo scoperto sui titoli del settore finanziario e assicurativo per la settimana in corso. Il divieto riguarda sia le vendite allo scoperto assistite dal prestito dei titoli (“covered”) che quelle “nude”, come già nell’agosto 2011 – divieto poi parzialmente rimosso nel febbraio 2012. In tal modo, purtroppo la Consob mostra di non apprendere dall’esperienza del passato. L’evidenza empirica sugli effetti dei divieti delle vendite allo scoperto imposti dalle autorità di molti paesi nel 2008 dopo il fallimento di Lehman Brothers mostra che essi danneggiano la liquidità del mercato e non offrono sostegno del mercato (tranne che tutt’al più nel brevissimo periodo), come già abbiamo evidenziato in un intervento pubblicato su questo sito nel 2010 e che riproponiamo. Questa evidenza è stata confermata da studi condotti sugli effetti dei divieti delle vendite allo scoperto reintrodotti in Austria, Belgio, Grecia, Francia, Italia e Spagna nell’agosto 2011. Ciò non ha però scoraggiato la decisione di ieri da parte della Consob, salvo forse che sotto il profilo della (per ora breve) estensione temporale del divieto. Purtroppo sembra che il divieto delle vendite allo scoperto sia un riflesso condizionato delle autorità di regolamentazione, a prescindere dai suoi effetti. Tuttavia “errare humanum est, perseverare diabolicum”.