Se si considera solo il taglio di un punto delle due aliquote più basse dell’Irpef, oltre 30 milioni di contribuenti ottengono uno sgravio, in media di 151 euro. Mentre il debito Irpef resta invariato per altri 10 milioni di contribuenti, per lo più incapienti. Ma se a questo si aggiunge l’aumento dell’Iva, il discorso cambia. I primi due decili subiscono un aggravio fiscale, che sarà dell’1 per cento per il primo. Tra il terzo e il nono decile il prelievo diminuisce rispetto a oggi in misura pressoché costante, attorno allo 0,2-0,3 per cento. Immutata la situazione per l’ultimo decile.
Dopo mesi di numeri negativi, dai dati di luglio e agosto su fatturati e ordini è finalmente arrivata qualche buona notizia per l’economia. Ma è difficile che i gracili germogli di ripresa si trasformino in una ripresa duratura. L’economia mondiale che ha finora aiutato gli esportatori sta rallentando. Sul mercato interno pesa la stretta fiscale e sul paniere della spesa degli italiani pesa la mancanza delle liberalizzazioni.
Ecco i numeri della legge di stabilità. Non è a saldo zero, come sostiene il Governo, perchè aumenta l’indebitamento di un miliardo e mezzo nel 2013. Nel complesso una manovra inutile. Che mette a nudo i risultati quasi inconsistenti sin qui della spending review.
Dopo anni di ribassi, fatturati e ordini hanno mostrato nei mesi estivi qualche segno di attenuazione della crisi anche sul mercato interno e anche per i beni di consumo durevole che hanno pagato la crisi più di tutti. Segnali, però, non sufficienti: il mercato italiano rimane depresso e l’uscita dal tunnel non è vicina.
È iniquo e distorce la concorrenza il nuovo regime dell’imposta di bollo sugli investimenti finanziari. Pochi euro a forfait per chi deposita in banca, alle Poste o nelle polizze rivalutabili. Una minipatrimoniale dell’1,5 per mille, invece, per chi mette i risparmi in prodotti e strumenti finanziari. Ennesimo regalo alle banche?
Dalla teoria delle allocazioni alla pratica dei “mercati ripugnanti”: ecco cosa hanno studiato Alvin Roth e Lloyd Shapley per meritarsi il premio Nobel 2012 per l’economia.
Non si può negare che Mario Draghi abbia mantenuto il suo impegno di proteggere l’euro utilizzando per intero gli strumenti a disposizione della Bce. Ma le Outright monetary transactions suscitano qualche perplessità. Il problema nasce in particolare dal fatto che la Bce non dispone di tutti gli strumenti per contribuire efficacemente a risolvere la crisi dei debiti pubblici e quindi dell’euro. Soprattutto perché, per statuto, non le è consentito di finanziare direttamente gli Stati membri in difficoltà. Come invece fanno tutte le altre banche centrali.
Sono soprattutto le attività burocratiche che impediscono ai Centri per l’impiego di erogare servizi efficienti alle imprese. Perché i pochi operatori si dedicano a queste, tralasciando i compiti di intermediazione. Per ovviare al problema si dovrebbe arrivare a una informatizzazione avanzata dei servizi pubblici. Oppure potrebbero essere esternalizzate le attività di primo contatto e tutta la parte di back-office amministrativo. Ciò permetterebbe di utilizzare meglio il portale Cliclavoro. La “migliore azione” per rispondere alle esigenze di chi si rivolge al servizio.