DOMENICA 29 MARZO 2026

Lavoce.info

Siamo “babboccioni”, genitori troppo protettivi?

I giovani adulti italiani coabitano con la famiglia di origine molto più spesso e più a lungo rispetto ai coetanei del resto del mondo. La crisi economica influisce, ma non è la prima responsabile di questa anomalia, come dimostra la maggiore probabilità che il figlio resti in casa nelle famiglie con reddito più alto. Contano invece gli aspetti culturali. I genitori sono contenti della situazione e considerano un investimento mantenere i figli nel periodo degli studi e della ricerca del primo impiego, senza spingerli a fare esperienze di lavoro. Forse sarebbe meglio cambiare strategia.

Valutare i professori, non gli atenei

I finanziamenti alle università saranno assegnati sempre più sulla base degli esercizi di valutazione. Che però continuano a considerare gli atenei nel loro complesso e non riescono dunque a raggiungere gli obiettivi di una allocazione efficiente delle risorse e dell’incremento di produttività. La soluzione passa inevitabilmente attraverso la valutazione individuale dei docenti, in modo da legare una parte della retribuzione al merito. Solo così si possono disincentivare i comportamenti opportunistici di chi antepone l’utilità personale a quella pubblica e premiare i migliori.

Il Punto

Un giudizio più articolato sulla manovra varata dal Governo la scorsa settimana. La Relazione tecnica certifica che i tagli lineari al pubblico impiego non porteranno ad alcun risparmio nei prossimi tre anni. Perché allora non fare una vera spending review della PA anziché spingere al pensionamento i dipendenti più vicini all’età di pensionamento (magari anche più bravi) andando ulteriormente a intaccare la riforma delle pensioni varata a novembre? Giusto tagliare la spesa sanitaria, ma occorreva identificare le inefficienze anziché procedere con tagli proporzionali ai consumi intermedi, che non sono necessariamente un indicatore d’inefficienza. Bene invece gli interventi che accorpano i tribunali e le province, un esempio di quanto andrebbe fatto nelle altre aree. Accorpando si risparmia e si razionalizza, avendo alle spalle un’idea precisa su quale deve essere il modello di amministrazione.
Legare il finanziamento pubblico dei partiti a quello privato non minaccia la democrazia. È fondamentale, però, che i meccanismi siano della massima trasparenza. Come mostra l’esperienza degli Stati Uniti, più sono chiare le informazioni sul denaro dato dai privati, maggiore sarà il costo per “comprare” le politiche.
Sino a ieri i loro studi venivano pubblicati per lo più su riviste italiane. Ora i ricercatori in scienze aziendali delle nostre università sono sempre più presenti a livello internazionale. Forse è un effetto anticipato della valutazione della produzione scientifica dei nostri atenei, che utilizzerà gli indici bibliometrici.

Una manovra finanziaria con saldo negativo nella Pa

Più che una spending review il provvedimento varato dal Governo la scorsa settimana è una manovra finanziaria. Con alcune sorprese: non ci sarà alcun risparmio nei prossimi tre anni associato ai tagli nella Pubblica Amministrazione perché i risparmi negli stipendi verranno compensati dagli aumenti della spesa previdenziale. Non si poteva allora fare una vera riforma (e spending review) del pubblico impiego?

Perché i privati finanziano i partiti

Il finanziamento dei partiti da parte di privati rappresenta una minaccia per il processo democratico? I dati sugli Stati Uniti mostrano che i gruppi d’interesse tendono a finanziare le campagne elettorali per motivi ideologici o per influenzare le politiche dei candidati. Più sono trasparenti le informazioni sui finanziamenti privati, maggiore sarà il costo di “comprare” le politiche. E il finanziamento privato può rivelare informazioni sulle capacità dei candidati che quello pubblico per sua natura non può dare.

Se la sanità torna ai tagli lineari

Per la sanità quella appena varata non è una spending review, ma una tradizionale manovra di riduzione della spesa. Impone le stesse misure a tutte le Regioni. Non interviene sulla qualità della spesa, rischiando di spostare semplicemente i costi dal bilancio pubblico alle tasche dei cittadini. Con il pericolo di tagliare ciò che serve e costa poco. Si rinuncia a muoversi sulla base delle più recenti evidenze scientifiche internazionali che mostrano come si possa risparmiare aggredendo l’inefficacia di molti trattamenti ancora ampiamente diffusi nei paesi sviluppati. 

Meno tribunali, più giustizia

La decisione di accorpare i tribunali, eliminando molte sedi minori, è positiva per i costi dello Stato ma anche per la giustizia e quindi per l’interesse del cittadino. Consente infatti di sfruttare le economie di scala e soprattutto di specializzare i giudici, aumentandone così la produttività. Anche i costi diretti per il cittadino che ricorre alla giustizia civile potranno essere ridotti se, grazie alla maggiore dimensione delle sedi, si potrà accelerare l’introduzione del processo telematico.

Gli indici che conquistano le scienze aziendali

Nei prossimi mesi l’Anvur sarà impegnata a valutare la produzione scientifica delle università italiane sulla base di criteri sempre più fondati sui cosiddetti indici bibliometrici. Scienze aziendali è una delle discipline nelle quali finora prevalevano le pubblicazioni su riviste nazionali e quelle in forma monografica. Ma qualcosa è cambiato e sono in costante crescita la qualità e il numero di articoli pubblicati a livello internazionale dai docenti che a quelle classi di concorso fanno riferimento.

Un’analisi priva di fondamento *

Ci rendiamo perfettamente conto della difficoltà che i cantori del mercato e quelli, dal lato opposto, del pubblico hanno nel capire il mondo del terzo settore che, nei loro perfetti modelli economici sviluppati in camera iperbarica, rappresenta semplicemente un terzo incomodo, difficilmente classificabile, che disturba.

Il mestiere delle fondazioni

Ringraziamo il direttore dell’Acri per l’attenzione dedicata al nostro intervento sul tema delle fondazioni bancarie, un po’ meno per il tono della sua risposta.

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