GIOVEDì 11 GIUGNO 2026

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Perché a Grillo conviene il doppio turno

Non ci sono dubbi che Beppe Grillo abbia stravinto le elezioni. E ora? Per candidarsi a governare il paese, il Movimento 5 Stelle potrebbe proporre una legge elettorale uninominale a doppio turno. Per ragioni diverse, potrebbe piacere anche a Pd e Pdl. E sarebbe pure nell’interesse dei cittadini.

Alla politica monetaria non si può chiedere la luna

La politica monetaria è già molto espansiva, ma non riesce a riattivare il credito alle imprese. Deludente l’esperienza del funding for lending inglese. Perché l’economia riparta anche le altre politiche devono fare la loro parte. L’esito del voto rende difficile l’accesso allo scudo anti-spread.

Così lavora un sindaco a 5 Stelle

Il dialogo con il Movimento 5 Stelle sembra l’opzione scelta dal Pd per superare lo stallo politico dell’Italia del dopo-elezioni. Utile allora vedere come vanno le cose laddove la formazione di Beppe Grillo è al governo di una città. Un resoconto sui primi mesi della giunta Pizzarotti a Parma.

L’Italia deve affrontare la sua crisi politica *

Con Monti abbiamo affrontato l’emergenza economica. Adesso dobbiamo affrontare quella politica. Dopotutto il declino dell’economia italiana è legato al fallimento di un’intera classe dirigente. E’ possibile cominciare a farlo anche con questo Parlamento.

Il mutuo, sempre più un miraggio

La depressione del mercato immobiliare italiano non sembra essersi ancora arrestata. Influiscono la flessione del reddito delle famiglie e l’aumento della disoccupazione. Ma anche le condizioni del mercato del credito: sempre più compravendite si concludono senza la stipula di un mutuo.

Il Punto

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Qualche informazione in più per aiutare gli elettori indecisi. Se vogliono scegliere le persone da mandare in Parlamento, essendo incerti su quale partito votare, bene che guardino i candidati marginali nella loro circoscrizione, quelli che vengono subito dopo i seggi sicuri: il voto degli incerti può essere decisivo per farli eleggere. Ne forniamo una lista con tutti i dati di cui disponiamo su di loro. Oltre al Dossier su chi sono i futuri deputati, abbiamo ora analizzato anche gli aspiranti senatori con seggio sicuro, marginali, di riempitivo. Scarsissimo il ricambio nel centro-destra che conferma tre senatori uscenti su quattro probabili eletti.
Con le sue televisioni, Berlusconi ha avuto una volta di più un vantaggio competitivo nella campagna elettorale, come documenta una ricerca che tiene conto della copertura radio-televisiva delle reti Mediaset in diverse parti d’Italia in tutti questi anni. Mentre l’ampliamento dell’offerta tv grazie al digitale terrestre comincia a erodere sensibilmente il consenso conquistato in virtù della posizione dominante.
Perché l’Italia quasi non cresce dalla metà degli anni ‘90? Uno studio di economisti del Fondo monetario guarda ai problemi strutturali dell’economia italiana: dualismo e bassa partecipazione nel mercato del lavoro, scarsa concorrenza, restrizioni alle imprese, specializzazione nelle produzioni a bassa qualificazione. E prova a stimare quali sono stati gli effetti delle riforme del Governo Monti e cosa potrebbe accadere con riforme più decise.
C’è un modo per rendere meno impopolare Equitalia. Un esempio arriva dalla Gran Bretagna, dove l’agenzia di riscossione delle imposte ha sperimentato l’invio ai contribuenti di questionari semplici e lettere cortesi e personalizzate. Ha funzionato.
Veri o falsi i numeri che hanno usato Berlusconi, Maroni e Salvini nelle loro più recenti dichiarazioni? Altri fact checking vanno ad aggiungersi alla lunga serie pubblicata da lavoce.info in questa campagna elettorale.

Per chi non ha ancora deciso

Pubblichiamo circoscrizione per circoscrizione l’elenco dei candidati marginali, quelli che potrebbero andare in Parlamento grazie al voto degli indecisi. Per permettere, a chi deve ancora decidere, di scegliere in base ai nomi e non solo per schieramenti e partiti. Le incognite sul comportamento degli eletti con Grillo.

Maroni su federalismo fiscale e rimborso della spesa sanitaria

Roberto Maroni, Ballarò (Rai 3), 5 febbraio
“Noi abbiamo fatto il federalismo fiscale nel 2009 che riguardava il passare da un sistema di rimborso della spesa sanitaria a piè di lista ai costi standard […] questa legge c’è, doveva entrare in vigore nel 2013, purtroppo è stata bloccata messa in pausa dal governo Monti. Le Regioni hanno adeguato i costi standard però non è entrata in vigore.”

FALSO MA…

Il metodo dei costi e del fabbisogno standard come criterio per il rimborso della spesa sanitaria viene introdotto con la legge delega n.42 del 5 Maggio 2009 (“Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione”).
Le nuove direttive tuttavia non vengono a sostituire il rimborso a piè di lista (introdotto con la legge 833/78), come sostiene Maroni, ma il sistema di finanziamento a “quota capitaria” che sostituì il primo nel 1992.
Procediamo con ordine.
All’art. 2, comma 2, della legge delega 5/5/2009, costo e fabbisogno standard vengono individuati come parametri per il finanziamento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) in quanto, valorizzando efficienza ed efficacia, costituiscono l’indicatore rispetto al quale comparare e valutare l’azione pubblica. I costi standard determineranno per ciascuna Regione il limite di spesa ammesso e coperto dai meccanismi di autofinanziamento e di perequazione previsti.
La norma delega quindi al governo il compito di individuare e istruire operativamente sul metodo di calcolo da adottare. Tutto ciò avviene con l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto legislativo sui costi standard della sanità regionale e sull’autonomia impositiva delle Regioni (7 Ottobre 2010). Il decreto specifica appunto il metodo di calcolo sottostante il criterio dei corsi standard.
Quello che da questo decreto viene fuori non è nulla di innovativo, anzi. Il “nuovo” concetto di standard coincide di fatto col precedente basato sulla c.d. “quota capitaria”. Entrambi i sistemi definiscono allo stesso modo tale standard relazionandolo al numero di abitanti.  (Per la precisione la quota di spesa procapite pesata per l’età della popolazione.)

Per una visione più dettagliata in merito al dibattito scaturito in questa direzione si veda:

http://archivio.lavoce.info/articoli/pagina1001921.html
http://www.saluteinternazionale.info/2010/10/costo-standard-in-sanita-tanto-rumore-per-nulla/

Per quanto riguarda invece il blocco della legge del 2009 operato dal governo Monti, occorre precisare che si tratta non di un accantonamento del singolo provvedimento bensì di una fase di stasi, in cui si trova la complessa legge sul federalismo fiscale della quale il provvedimento in questione fa parte. Mancano infatti alcuni decreti attuativi necessari all’entrata in vigore della legge delega in attuazione del federalismo fiscale. In particolare, su questo stesso tema, risulta in corso di predisposizione ma non ancora adottato il decreto per l’individuazione delle regioni da usare come benchmark.

FONTI

Stato attuale della legge:
http://www.camera.it/561?appro=644&Federalismo+regionale%2C+provinciale+e+costi+e+fabbisogni+standard+sanitari#approList
Decreto attuativo DPR 7/10/2010:
http://www.regioni.it/upload/SchemaDlgsCostiStandard_121010.pdf
Legge Delega 42/2009:
http://www.saluteinternazionale.info/2010/10/costo-standard-in-sanita-tanto-rumore-per-nulla/
Decreto Legislativo 502/92 (relativo al precedente sistema):
http://www.iet.unipi.it/p.donati/files/decreto_legge_502-92.htm

Legge 833/1978 (rimborso secondo il criterio della spesa storica)
http://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1978-12-28&atto.codiceRedazionale=078U0833&currentPage=1

Perché gli italiani votano per Berlusconi?

Uno studio documenta un effetto significativo dell’esposizione ai canali Mediaset sulla probabilità di votare per Forza Italia. Questo effetto e’ molto persistente e opera principalmente attraverso l’esposizione ad un modello culturale compatibile con la retorica politica berlusconiana.

Dal telecomando all’urna nell’era del digitale

Un’informazione distorta può avere effetti rilevanti sul voto? L’aumento di offerta televisiva dovuto al digitale terrestre ha ridotto la quota di voti del centro-destra di diversi punti nelle elezioni regionali del 2010. Il calo è più rilevante dove la popolazione è più anziana e meno istruita.

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