Che cosa ha reso così diverse fra loro le dinamiche del mercato del lavoro nei paesi europei nell’ultimo decennio? E quali politiche dovrebbe adottare ciascun Governo per modificare la situazione? L’analisi dei dati suggerisce di guardare ai salari e alla produttività. Il problema dell’Italia.
Il decreto per sanare i debiti della pubblica amministrazione con le imprese ha suscitato lo sdegno della capogruppo alla Camera del M5S. Chi vorrebbe essere esempio di rinnovamento non si è documentato e mostra presunzione nell’affrontare un problema dalla cui soluzione dipendono migliaia di posti di lavoro.
Lavoro nero, evasione fiscale, affari della criminalità organizzata: sono tutti aspetti dell’economia sommersa e illegale che penalizzano pesantemente il paese. Ancor più nel corso di questa grande crisi. È ineludibile un’azione di forte contrasto a questi fenomeni.
Tutto il sistema delle retribuzioni all’interno del sistema finanziario ha avallato strategie di crescita a ogni costo, senza andare troppo per il sottile sulla liceità dell’affare o sul grado effettivo di rischio. Il tetto alla remunerazione dei manager non basta per evitare futuri disastri.
I bonus milionari ai banchieri li hanno spinti a impegnare gli istituti di credito in operazioni spericolate, talvolta illegali, mettendo a rischio l’intero sistema finanziario. E gli incentivi squilibrati non riguardano solo il top management ma tutta la catena di comando. Per questo i provvedimenti legislativi non possono porre un argine al fenomeno. Ci vogliono un miglioramento della governance e interventi preventivi delle autorità di regolazione.
In Italia si crede che l’edilizia sia la chiave dello sviluppo. Ma lo stock di alloggi invenduti continua ad aumentare: si può stimare in 340 mila abitazioni. Vogliamo fare come la Spagna?
La sopravvivenza degli impianti Fiat in Italia è affidata al piano industriale di Marchionne che punta sull’alto di gamma. Deve allora investire sull’Alfa Romeo recuperando il tesoretto della famiglia Agnelli. Oppure farebbe meglio a venderla.
Solo per essere in grado di chiedere l’ammissione a un master, uno studente spende almeno 400 euro. Pochi possono permetterselo. Il riconoscimento all’estero dei test Invalsi potrebbe ridurre questo costo.
L’edilizia è spesso vista come un settore che può dare un forte contributo alla crescita del paese. Ma oggi le stime dicono che ci sono circa 340mila nuove abitazioni invendute. Anche perché le banche hanno praticamente bloccato la concessione di mutui. Gli strumenti per cambiare la situazione.
Tramontata l’idea di ridurre in modo concordato la capacità produttiva dell’industria automobilistica europea, Marchionne punta su Panda e 500, ma soprattutto su Alfa Romeo e Maserati. Con una strategia che potrebbe anche avere successo, al prezzo però di snaturare i marchi. Il nodo dell’Alfa.
Preparare la domanda di ammissione a un master ha un costo notevole in termini di tempo e impegno. Ma anche di denaro: la cifra minima supera spesso i 400 euro. Una buona parte degli studenti non hanno le risorse necessarie per accedere alla competizione. Una soluzione interna al sistema educativo.
Un Governo debole a Roma e le tre principali Regioni del Nord in mano alla Lega potrebbero aprire nuovi scenari nell’assetto istituzionale italiano. Se la secessione tout court resta una prospettiva devastante, l’unica strada sembra essere quella del cosiddetto “regionalismo differenziato”.