DOMENICA 22 MARZO 2026

Lavoce.info

Berlusconi: il gettito Imu è stato maggiore del previsto

Silvio Berlusconi, Ballarò (Rai 3), 5 febbraio:

“C’è un extra-gettito Imu perché il gettito da seconda casa ed altri immobili è stato superiore a quello previsto”.

VERO MA…

In base ai dati pubblicati dal Ministero delle finanze, il gettito derivante dall’Imu è stato pari a circa 23,7 miliardi di euro contro una previsione di 20,1 miliardi previsti nel decreto Salva Italia. In particolare il gettito è stato superiore di circa 600 milioni sulla prima casa e di 3,2 miliardi su altri tipi di immobili. Non è possibile disaggregare ulteriormente queste categorie e risulta quindi difficile verificare se l’extra-gettito derivi dalla tassazione della seconda casa.

Va tuttavia sottolineato che l’extra-gettito deriva esclusivamente dalla variazione delle aliquote introdotte dai comuni. Come sottolineato dal documento ufficiale, al netto delle manovre comunali il gettito risulta perfettamente in linea con le proiezioni (al momento è, anzi, inferiore di circa 200 milioni). Se si dovesse quindi valutare l’affermazione in base alla pertinenza dell’imposta, il gettito Imu non si discosta dai valori previsionali.

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Documenti di riferimento

–        Dipartimento delle Finanze, 2013, “IMU: analisi dei versamenti 2012”, http://www.tesoro.it/primo-piano/documenti/Bozza_documento_IMU_rev.pdf

Berlusconi: lo stato italiano costa il 50% in più di quello tedesco

Silvio Berlusconi, (Corriere live), 19 febbraio:
“Ogni cittadino tedesco paga 3000 euro per lo stato, un italiano 4.500”.

FALSO

La spesa totale pubblica nel 2011 (ultimi dati disponibili), si attesta a 14.362 euro per ogni tedesco contro  12.973 euro per ogni italiano.
Qualsiasi altro confronto (ad esempio tra stato centrale italiano e tedesco) è privo di significato, viste le diverse competenze tra stato centrale e diversi enti locali.

Fonti: tutti i dati sono reperibili nei dataset Eurostat (http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/eurostat/home/)

Dimezzare il Parlamento con il modello tedesco

Nel suo intervento intitolato “Dimezzare il Parlamento? No, meglio gli stipendi” Valentino Larcinese sostiene che la proposta di dimezzare i parlamentari sia eccessiva, perché rischierebbe di penalizzare la capacità rappresentativa dell’istituzione.

Stampare moneta, l’ultimo tabù

La fine della crisi ancora non si vede e il presidente della Fsa propone di stampare moneta per finanziare politiche fiscali espansive, rompendo un tabù. La sua efficacia non è garantita e i rischi non sono trascurabili. Il solo fatto che se ne discuta è un segnale della gravità della situazione.

Il Punto

Schiacciata tra Rai e Mediaset, La7 è sempre rimasta una “riserva indiana”, senza diventare il terzo polo televisivo che avrebbe arricchito il pluralismo dell’offerta televisiva. La vendita all’editore Urbano Cairo ci allontana da questo disegno. E cade in una campagna elettorale che ha avuto il mezzo televisivo al centro del confronto, ma in cui non si è parlato di proposte per una equa regolamentazione delle tv.
Adair Turner, presidente della Financial services authorithy, propone di monetizzare il deficit, cioè farlo finanziare dalle banche centrali. Si genera inflazione e si permette ai governi di tornare a spendere a volontà. Nell’area euro comunque impraticabile data la governance della politica economica. Un bene o un male?
Il programma Lega-Pdl di trattenere il 75 per cento del gettito tributario nel territorio dove è generato non sta in piedi né dal punto di vista costituzionale né da quello contabile. È, soprattutto, un colpo basso a tutto il Sud.
L’Italia spende tanto in formazione dei disoccupati senza preoccuparsi di capire se serve a trovare lavoro o solo a pagare i formatori. Meglio investire in auto-imprenditorialità, supporto e creazione diretta di occupazione. L’università italiana trasferisce risorse dai poveri ai ricchi. Ma non abbastanza da vanificare la redistribuzione in senso opposto operata dall’Irpef.
Altri fact checking per capire se le cifre che danno i politici sono vere o false. Analizziamo le ultime dichiarazioni di Berlusconi, Grillo, Enrico Letta, Fassina e Monti.

Un commento di Federico Russo a “Dimezzare il Parlamento? No, meglio gli stipendi” di Valentino Larcinese.

Anche a seguito dell’intervento “Come risparmiare 200 milioni di euro con un solo farmaco” di Nerina Dirindin e Nicola Magrini, l’Antitrust ha aperto un procedimento contro Roche e Novartis per “condotte suscettibili di configurare un’intesa restrittiva della concorrenza nel mercato delle cure destinate alle patologie della vista”  a danno delle finanze pubbliche.

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Gli articoli:
Pluralismo televisivo: c’è ben altro che La7,

 di Michele Polo
Stampare moneta, l’ultimo tabù, di Fausto Panunzi
Il programma di Lega-Pdl contro il Sud,
 di Giampaolo Arachi, Caterina Ferrario e Alberto Zanardi
È il momento di creare lavoro, di Francesco Giubileo e Marco Leonardi
Chi finanzia l’università pubblica?, di Emanuele Pugliese e Ugo Gragnolati
Ma i poveri studiano con i soldi dei poveri, di Andrea Ichino e Daniele Terlizzese

 

Pluralismo televisivo: c’è ben altro che La7

La campagna elettorale ha visto un’assenza totale di proposte sul riassetto del sistema televisivo che rimane il mezzo più importante nella formazione dell’opinione pubblica. Preservando così una regolamentazione inefficace, basata sulle posizioni conquistate in passato da ciascuna rete.

Il programma di Lega-Pdl contro il Sud

La Lega Nord propone di lasciare il 75 per cento del gettito dei tributi nei territori dove sono generati. È un punto del programma elettorale sottoscritto con l’alleato Pdl. Se fosse realizzata, sarebbe una secessione di fatto. Eccone l’impatto su dimensione e modi dell’intervento pubblico.

È il momento di creare lavoro

I Centri per l’impiego non possono più limitarsi alla mediazione tra offerta e (scarsa) domanda di lavoro, mentre la formazione non risolve il problema dei disoccupati di lungo periodo. Servono investimenti in supporto o creazione diretta di occupazione. Ma senza aumentare la spesa pubblica.

Chi finanzia l’università pubblica?

L’università pubblica italiana sembra trasferire risorse dai “ricchi” ai “poveri”, e non viceversa. Sebbene le fasce meno abbienti siano sottorappresentate nella fruizione dei servizi universitari, non lo sono a sufficienza per invertire l’effetto redistributivo dell’Irpef.

Ma i poveri studiano con i soldi dei poveri

Nel giudicare l’equità del trasferimento di risorse implicito nel finanziamento pubblico degli atenei va considerato che i benefici associati all’acquisizione della laurea sono per lo più individuali. E una parte preponderante dei contribuenti meno abbienti non ha figli iscritti all’università.

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