Una fetta consistente di imprese è costretta a versare imposte anche se registra una perdita. Sono colpite in modo particolare le piccole dimensioni. Essenzialmente è colpa dell’Irap, che ha una base imponibile molto più ampia dei profitti. Ed è allora su quell’imposta che bisogna agire.
Il microcredito si dimostra un valido strumento di sostegno economico delle popolazioni colpite dalle sempre più frequenti calamità naturali. Va accompagnato da programmi obbligatori di microassicurazione per evitare fenomeni di contagio e insolvenza strategica. Un piano utile anche per l’Italia.
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Cos’è il reddito di cittadinanza proposto dal Movimento 5 stelle come uno dei punti qualificanti del suo programma di governo? Una proposta non fattibile. Altra cosa è un reddito minimo garantito offerto solo ai poveri, tra cui molti giovani. Tra l’altro, il voto giovanile al movimento guidato da Grillo segnala che è il primo partito generazionale in Italia.
Sono molto più care in Italia rispetto al resto d’Europa le polizze Rc-auto. Perché il mercato non è concorrenziale. A quando un intervento sugli intrecci azionari, sulle cariche multiple e incrociate degli amministratori, sulle barriere all’ingresso di compagnie straniere?
Franco svizzero e yen si sono fortemente svalutati, aumentando la sofferenza dell’Eurozona. È esplosa una guerra delle valute? Più probabilmente è solo una “crisi di nervi” provocata dalla difficoltà di far uscire le economie di molti paesi da una recessione interminabile. E dall’assenza di iniziative internazionali capaci di coordinare questi sforzi.
Oltre un terzo dei brevetti italiani concessi dalle autorità europee non viene utilizzato. Potrebbero invece essere adoperati per incentivare le start-up innovative che oggi investono poco in nuova tecnologia.
Ha assunto un’importanza strategica la valutazione delle politiche pubbliche. Ma non si capisce bene chi, come, e quando svolgerà questo ruolo. Tre proposte per procedere con trasparenza.
Nel nostro grafico la composizione del nuovo Senato in base alle esperienze politiche dei nuovi eletti. Grande rinnovamento e… grande inesperienza.
Valentino Larcinese risponde ai commenti al suo articolo “Dimezzare il Parlamento? No, meglio gli stipendi”
Paolo Scarpa risponde ai commenti al suo articolo “Così lavora un sindaco a 5 Stelle”
Il grafico mostra la percentuale di nuovi senatori rispetto ai seggi previsti nel Senato della Repubblica (315). Si nota come questa legislatura si prefigura essere la più innovativa dal punto di vista di nuove presenze a Palazzo Madama. Speriamo che al rinnovamento corrisponda anche la competenza.
Fonte: Ministero dell’Interno e Senato della Repubblica. A cura di Pietro Scarpa e Filippo Teoldi
Nota metodologica: Nel caso di eletti in più circoscrizione (visto che ad oggi non è ancora chiara la loro scelta). Abbiamo assegnato loro il seggio in cui avevano ricevuto più voti, considerando invece per gli altri seggi il primo non eletto.
Di cosa parliamo quando diciamo “reddito di cittadinanza”? E che cosa lo distingue dal “reddito minimo garantito”? Il primo non fa distinzione tra ricchi e poveri, e di conseguenza ha un costo altissimo. Il secondo è selettivo, ha un costo più contenuto e potrebbe incorporare gli altri sussidi esistenti.
Una prima analisi dei risultati elettorali sembra mettere in luce un voto generazionale. Alla Camera, quasi la metà dei giovani hanno votato il Movimento 5 stelle. Sarebbe il più rilevante spostamento di voto della storia elettorale italiana.
Chiusa l’attesa indagine conoscitiva dell’Antitrust sul settore Rc-auto. Conferma una situazione già conosciuta, con premi più elevati rispetto agli altri paesi europei. Ma i suggerimenti dell’Autorità non prendono in considerazione le cause del problema, legate a un mercato non concorrenziale.
Le politiche monetarie estremamente espansive hanno provocato una guerra delle valute? Forse solo una crisi di nervi dovuta alla difficoltà di far uscire molte economie da una recessione che pare interminabile e all’assenza di una reale cooperazione internazionale capace di coordinare gli sforzi.
Molte start-up italiane investono poco in innovazione tecnologica e in protezione della proprietà intellettuale. Anche a causa dei forti vincoli finanziari, che il decreto legge sulla crescita si propone di allentare. Mancano però le opportunità che possono derivare dai brevetti inutilizzati.

La risposta ai commenti dei lettori
Di Paolo Scarpa
il 05/03/2013
in Commenti e repliche, Rubriche
Rispondo molto sinteticamente alle osservazioni al mio pezzo sul lavoce.info, in cui si è fatto riferimento all’operato amministrativo di questi primi mesi della giunta Pizzarotti, raffrontandolo per punti con il programma elettorale e con le “Linee programmatiche di mandato 2012-2017” approvate dal Consiglio comunale con delibera del 26 luglio 2012.
I fatti possono piacere o non piacere, alcuni commenti apparsi sul sito sono palesemente viziati da spirito di parte, se non palesemente in mala fede, ed a questi non è il caso di rispondere, pur non sottraendomi al merito sui singoli fatti. Tuttavia è in generale comprensibile la reazione di sorpresa e/o delusione alla presa d’atto di una distanza reale che si è manifestata tra le intenzioni elettorali e programmatiche del Movimento 5 stelle a Parma e la prassi amministrativa manifestatasi nei primi mesi con gli atti concreti della giunta Pizzarotti.
I miracoli non li fa nessuno, né li poteva fare in pochi mesi Pizzarotti, a cui va riconosciuto soprattutto il merito di una discontinuità etica netta rispetto a un sistema di potere che a Parma ha espresso nel recente passato un’idea distorta di città, oltre i limiti dell’illegalità.
Tuttavia è emersa in questi mesi la distanza reale tra le ottime intenzioni espresse in via programmatica e la difficoltà reale del governare. La stessa idea di democrazia partecipata, nella prassi, si è dimostrata ad ora di complessa attuazione e i tentativi effettuati sono sembrati non solo inefficaci, ma in alcuni casi ostili al confronto, frutto probabilmente della fatica di misurarsi con il dissenso.
Non vi è dubbio che il programma di governo su Parma possedesse aspetti molto affascinanti, lo stop immediato alla costruzione del termovalorizzatore, il consumo di suolo zero, il ripianamento del debito del Comune passando da una ricontrattazione con le banche (detentrici del debito), senza gravare i cittadini di imposizioni fiscali e tariffarie pesanti, la riconversione del sistema distorto delle partecipate. Come era affascinante il progetto di una giunta di esperti di levatura nazionale a servizio di una città, laboratorio di una nuova politica. La realtà è stata diversa. Al debito si è fatto fronte con un aumento drastico della pressione fiscale, di rette e tariffe, a fronte di una limitazione dei servizi. Il progetto di bloccare il termovalorizzatore avrebbe dovuto passare da scelte coraggiose e drastiche che, come noto anche nei tempi della campagna elettorale, avrebbero comportato rischi elevati di richieste danni da parte di Iren s.p.a., che sta realizzando l’impianto a proprie spese. Iren è soggetto attuatore del piano prov.le del 2005; vi sono dubbi sulla linearità dell’affidamento diretto (avvenne in realtà alla preesistente Enìa, allora a totale controllo pubblico, ora confluita in Iren, società quotata in borsa), come vi sono preoccupazioni per presunti pericoli alla salute pubblica in caso di attivazione del forno. Non entro nel merito di quello che il Sindaco avrebbe potuto fare o non fare, mi limito a rilevare che il sindaco non attivato nessun provvedimento e, se ancora nulla accade, entro poche settimane il forno entrerà in funzione.
Sulle politiche urbanistiche non è vero che i piani attuativi (circa 200.000 mq di nuove aree urbanizzate) erano già stati approvati dalla precedente amministrazione di centro-destra, mentre è vero che essi avevano già superato l’iter istruttorio, ma, in base alla legge regionale Emilia Romagna 20/2000, modalità e tempi di proposta al giudizio del consiglio spettano alla giunta, come l’approvazione spetta al consiglio comunale che è organo sovrano e che questi piani ha immediatamente approvato. Non si entra nel giudizio, si prende atto che in pochi mesi ed in assenza soprattutto di linee generali di trasformazione urbanistica di una città già martoriata da ipertrofia edificatoria e da eccesso di consumo di suolo, si sia voluto, con tempi velocissimi, dare il via a ulteriori espansioni edilizie, che avrebbero, se non altro, potuto attendere di essere contestualizzate in un nuovo progetto di città. Non può sfuggire, in generale e nello specifico di questo caso, come l’estensione di nuovi piani edificatori comporti un vantaggio immediato di cassa per il Comune, in termini di entrate dovute a contributi ed oneri di urbanizzazione: si tratta dell’ormai decrepito conflitto tra interessi tra esigenze di cassa dei Comuni e sostenibilità delle scelte sul territorio, il quale tuttavia è una risorsa finita e non rinnovabile. L’opzione consumo di suolo zero presuppone altre scelte, più rigorose.