Ripartire dal lavoro dei saggi è l’impegno del nuovo Governo. Su energia e ambiente significherebbe realizzare un programma vasto, per uno sviluppo più equo e sostenibile. Dalla sicurezza del territorio alla bonifica dei siti inquinati, ci sono comunque emergenze che non possono più essere eluse.
L’esperienza del reddito di garanzia nella provincia di Trento dimostra che anche nel nostro paese si possono avviare serie misure contro la povertà, basate sul criterio dell’universalismo selettivo, senza far saltare i bilanci pubblici. A patto però di rispettare alcune condizioni.
Senza dubbio, i dati indicano una correlazione negativa tra debito pubblico e crescita. Ma resta da dimostrare il nesso causale tra i due fenomeni. Così come l’esistenza di un effetto soglia. Le decisioni di politica fiscale e i limiti della ricerca economica.
COS’È IL REDDITO MINIMO?
Il reddito minimo (Rm) è un programma contraddistinto da quattro tratti qualificanti.
(a) È informato all’universalismo selettivo, è cioè erogato a tutte le famiglie che si trovano sotto una determinata soglia di povertà, che varia in funzione della composizione della famiglia. Non è dunque ristretto a particolari categorie di famiglie o persone, né sottosta a un vincolo di finanziamento che tipicamente porta al razionamento.
(b) Consta innanzitutto di un trasferimento monetario che integra il reddito familiare fino alla pertinente soglia di povertà, tiene quindi conto della disponibilità (il reddito e il patrimonio) e dei bisogni (la composizione) della famiglia.
(c) Affianca al trasferimento monetario azioni di sostegno sociale e, per le persone in età lavorativa e abili al lavoro, azioni di attivazione al lavoro (orientamento, formazione, placement) sostenute da condizionalità, nel senso che, in una logica di obblighi reciproci, il beneficiario non può sottrarvisi né rinunciare a ragionevoli offerte di lavoro, pena la riduzione del trasferimento o l’esclusione dal programma.
(d) Il programma ha carattere strutturale, quindi durata illimitata. Certo, sussistendone le condizioni, mira a portare le famiglie all’autosufficienza economica, quindi a uscire dalla “trappola della povertà” e quindi dal programma stesso. Ma eroga il trasferimento monetario, e le azioni di sostegno connesse, fino a che la famiglia permane nella condizione di povertà.
Se introdotto, il Rm assorbirebbe tutte le misure categoriali mirate a contrastare la povertà (e in Italia sono una miriade). Ad affiancarlo rimarrebbero misure con altre finalità: vuoi di contrasto di specifiche condizioni di disagio, quali la disabilità e la non autosufficienza; vuoi politiche mirate ad altri obiettivi, quali il sostegno per i figli, la conciliazione lavoro-famiglia e simili.
D’altra parte, il Rm nulla ha a che vedere con l’ipotesi di un reddito di cittadinanza: un reddito universale, che garantisce a qualunque persona un trasferimento monetario a prescindere dalle sue condizioni economiche, slegato da qualsiasi obbligo. Un’ipotesi interessante sul piano della filosofia sociale, ma largamente impraticabile per ragioni economiche e di accettabilità sociale.
L’idea di eliminare l’Imu sulla prima casa suscita molti entusiasmi. Ma è una tesi populista. Perché bisognerebbe indicare con chiarezza dove trovare le risorse per recuperare il gettito perduto. O quali spese si intendono tagliare. E queste somme non potrebbero avere utilizzi più proficui?
Oggi la crescita è il collante della società e la precondizione per una pur minima forma di equità distributiva. La decrescita auspicata dal M5S richiederebbe una rivoluzione civile e morale, che non può essere di un solo paese. Ma l’idea è nobile e qualcosa si può fare verso una maggiore sobrietà.
Nelle ultime elezioni politiche sondaggi ed exit poll si sono rivelati molto lontani dai risultati effettivi. Cinque fra i più importanti sondaggisti italiani hanno cercato di spiegare perché. Hanno anche accettato di rispondere ad alcune domande de lavoce.info. Un commento alle loro affermazioni.
Le recenti vicende che hanno interessato la scuola italiana, tutte in senso negativo considerando l’accento posto sui tagli delle risorse a tutti i livelli, la crisi della didattica generata dall’abolizione delle compresenze, e la scandalosa, oltre che anticostituzionale, campagna di finanziamento della scuola privata a spese della scuola pubblica ha portato, dove possibile, a un maggiore coinvolgimento dei genitori attivi.
Il nuovo Governo avrà come traccia i due rapporti dei “saggi” nominati da Napolitano. Che in tema di riforme istituzionali propongono ricette di buonsenso per dare governabilità al paese, ma non prendono posizione sulla legge elettorale. Speriamo che il Presidente riesca a dare finalmente la spinta necessaria per uscire dallo stallo. Il rapporto dei saggi è bancocentrico. Eppure gli strumenti bancari tradizionali sono insufficienti per contrastare la stretta del credito. Ci vogliono canali alternativi per fare affluire alle imprese il risparmio raccolto dagli investitori istituzionali (fondi pensione, assicurazioni, fondi comuni). Alcuni esistono già e si possono utilizzare.
Macchinoso e inefficiente, l’attuale impianto di aiuti alle imprese va smontato per ricostruirlo adeguato e flessibile. Con meno risorse da distribuire, ma -in cambio- un fisco meno aggressivo e più equo, una pubblica amministrazione che paga i debiti, infrastrutture e procedure che assecondino le attività produttive.
La formazione professionale è un buco nero. Da una ricerca viene fuori che si punta a “riempire le classi” con corsi d’inglese e informatica dagli esiti occupazionali incerti. Soldi di tutti buttati al vento.
Additato come capro espiatorio di molti mali italiani, l’euro è accusato anche di frenare la crescita del nostro paese. Ma se guardiamo i numeri vediamo che la moneta unica c’entra ben poco e la responsabilità della stagnazione è tutta nostra.
Lo sblocco di 40 miliardi per pagare i debiti della pubblica amministrazione pone il problema di un equo riparto tra i vari enti del maggior costo del debito dello Stato per finanziare l’operazione. Ecco perché.
Abbiamo completato il Dossier “Cosa dicono e cosa no i sondaggi elettorali” con le risposte dei sondaggisti alla domande de lavoce.info.
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Per superare il credit crunch è fondamentale fare affluire alle imprese il risparmio raccolto da fondi pensione, assicurazioni e altri investitori istituzionali. Alcune iniziative interessanti sono già pronte a partire. Ma il documento dei dieci saggi punta ancora sulle banche e sulla Cdp.