Da settembre 2012 la legge fallimentare italiana è stata adeguata agli standard internazionali. Complice la crisi, i numeri delle procedure aperte sono lievitati. Abi, Confindustria e alcuni giudici parlano di abusi. Ma è proprio così? I numeri raccontano un’altra storia. Un meccanismo trasparente.
Se volete andare a lavorare alla Commissione Europea/Consiglio/Parlamento, vi sono varie strade, tutte difficili ma che vale la pena di tentare. Intanto periodicamente escono dei concorsi per funzionario (AD) o assistente (AST) a tempo indeterminato, la cui procedura dura alcuni anni, ovviamente vanno conosciute benissimo almeno due lingue oltre all’italiano (in teoria basterebbe l’inglese), consigliati francese e/o tedesco, vista la tendenza all’allargamento a Est anche il russo…
Nei fallimenti il fisco gode di un privilegio: i crediti che vanta verso l’imprenditore insolvente devono essere pagati prima di molti altri. Perché altrimenti il fallito eviterebbe di pagare le tasse, scaricandone il costo sulla collettività. Ma tutto ciò pone problemi di equità e giustizia.
Lo sport preferito di ogni politico italiano negli ultimi anni è sempre stato quello di dar colpa all’Europa per ogni decisione impopolare da prendere. Dalle pensioni alle politiche del rigore è sempre colpa dell’Europa. Ma è proprio così?
Le stime del Fondo monetario internazionale sull’aggiustamento del saldo primario strutturale per stabilizzare il rapporto debito/Pil nel 2020 al livello del 2012 mostrano un quadro favorevole per l’Italia. Perché molto è già stato fatto. E allora si aprono spazi per una manovra fiscale anti-ciclica.
Non per cassa, ma per equità. Un contributo a chi ha avuto di più e non solo a chi ha di più legittima una riduzione delle pensioni sopra una soglia prestabilita per chi ha avuto rendimenti dai propri contributi nettamente superiori a chi va in pensione oggi. Vediamo come questa misura di equità inter e intra generazionale potrebbe essere strutturata e quanti fondi potrebbe spostare verso politiche di contrasto alla povertà.
Qual è lo spazio per una manovra fiscale espansiva in Italia anche alla luce della sospensione della procedura per disavanzo eccessivo? Molto piccolo.
Da una parte i grandi gruppi farmaceutici che devono ripagarsi e far fruttare gli investimenti in ricerca, dall’altra i paesi poveri che hanno un bisogno disperato di medicinali a basso prezzo. Come trovare un punto d’equilibrio tra queste esigenze legittime ma contrastanti?
Era il 1985 quando le Brigate rosse assassinarono Ezio Tarantelli. Rimane il suo sogno di usare l’economia per risolvere i problemi concreti e non invece per battere avversari politici, per difendere interessi particolari, per paralizzare il cambiamento. Lo racconta suo figlio Luca in un libro appena uscito.
Chi comanda in Europa? Se ne discute con lavoce.info al FestivalEconomia di Trento sabato 1° giugno. Su questo tema un nuovo Dossier raccoglie gli articoli pubblicati da lavoce.info.
Ha suscitato clamore la sentenza della Corte suprema indiana sulla possibilità di produrre a basso prezzo un farmaco altrimenti molto costoso. Ma il caso India-Novartis induce riflessioni più generali sul prezzo delle medicine, sull’accesso a terapie efficaci e sull’innovazione in questo campo.
È in libreria la biografia di Ezio Tarantelli, scritta dal figlio Luca. Nell’intreccio di lutto personale e tragedia di una nazione, emerge il progetto di cambiamento proposto da un grande economista. E il suo impegno per una democrazia risolutiva dei problemi collettivi è il sogno che ci resta.
Una proposta per realizzare un prelievo sulle pensioni “più generose”, vuoi perché l’assegno è alto, vuoi perché il loro rendimento implicito è molto elevato. Servirebbe a tutelare l’equità attuariale e intergenerazionale. Quanto si potrebbe ricavarne e come andrebbero impiegate queste risorse.
Iva iniqua e regressiva
Di Mariano Bella e Livia Patrignani
il 31/05/2013
in Commenti e repliche
Seguiamo sempre con interesse gli interventi del professor Daveri e cogliamo l’occasione per significargli la nostra grande stima. Abbiamo letto anche l’articolo “Sorpresa: l’aumento dell’Iva colpirebbe i più ricchi” ma le conclusioni, in questo caso, non ci convincono affatto. Pensavamo che l’Iva fosse un’imposta terribilmente regressiva e ne siamo tuttora convinti.
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