Gli squilibri macroeconomici dipendono anche da fattori culturali, difficilmente modificabili. Ciò non significa però che siano ineliminabili. Perché le politiche economiche possono svolgere un ruolo compensativo. E perché le differenze culturali all’interno della zona euro non sono poi così grandi.
La progressiva polarizzazione dei partiti porta all’immobilismo. Non succede solo in Italia, ma per noi la paralisi delle decisioni è pericolosa quasi quanto la crisi politica. Ecco perché è urgente la riforma della legge elettorale. I rischi del proporzionale e i vantaggi del maggioritario.
Dopo aver rischiato di tornare alle urne con il Porcellum dobbiamo cambiare la legge elettorale anche prima di superare il bicameralismo perfetto. Ci vuole un sistema che offra più stabilità e migliore qualità degli eletti. Il maggioritario a due turni sembra essere più adatto del proporzionale, anche alla luce della polarizzazione degli schieramenti.
C’è chi sostiene che la disoccupazione giovanile sia un problema statistico e ne dà colpa all’Europa. Meglio chiedersi perché da noi è al 40 per cento mentre in Austria e Germania al 10. E perché è quasi quattro volte la disoccupazione per gli altri gruppi di età? Anche questa colpa dell’Europa?
La tragedia dei migranti morti o dispersi nel Canale di Sicilia (almeno 6.700 in dieci anni) ci impone di rivedere la Bossi-Fini, una legge ipocrita che permette solo arrivi illegali dai paesi poveri, esponendo chi vuole venire a lavorare da noi al ricatto degli scafisti.
Si riunisce il Cda di Alitalia alla ricerca di aiuti. Speriamo che a nessuno venga in mente di ripetere un ennesimo “salvataggio” ai danni dei contribuenti. I banchieri facciano i banchieri. E i politici non si mettano di mezzo. Con l’uscita di Cucchiani dal vertice di Intesa-Sanpaolo, bene abbandonare il sistema duale di governance. Basato su consiglio di gestione e di sorveglianza, moltiplica le poltrone accontentando soprattutto le fondazioni.
Il capitale civico (sistema di rapporti di fiducia nella società) influenza i risultati economici di ogni paese. Perciò anche di qui ha origine lo squilibrio macroeconomico nell’Eurozona.
L’Iva è aumentata dal 21 al 22 per cento. Quale sarà il conto per le famiglie italiane? Per non perdersi nel balletto di cifre che subito è partito, meglio fare i calcoli con i dati ufficiali Istat. Il risultato finale è molto inferiore a quanto indicato da alcune associazioni dei consumatori.
La crisi politica aperta da Berlusconi per evitare che si perfezionasse la condanna per i gravi reati economici di cui è stato ritenuto colpevole in terzo grado espone il Paese a grandi rischi. Potrebbero esserci un ulteriore downgrading del debito pubblico e un intervento della cosiddetta troika, senza avere un governo in grado di prendersi impegni perché dimissionario. Il costo del servizio del debito potrebbe bruscamente impennarsi. L’allarme lanciato da tutta la redazione de lavoce.info.
Quel che succede oggi a Telecom Italia, conquistata dalla spagnola Telefonica, è la conseguenza di quattro passaggi avvenuti nel 1997 (privatizzazione), ’99 (Opa di Colaninno e soci), 2001 (controllo a Tronchetti Provera), 2007 (controllo a Telco). Ripercorriamo in un nuovo Dossier questa storia poco rispettosa delle buone pratiche del mercato.
Circolano numeri allarmistici sugli effetti dell’aumento dell’Iva dal 21 per cento al 22. Vediamo quali sono i numeri veri. Un aggravio di spesa per tutte le famiglie -e non c’è da essere allegri- ma lontano dalla micidiale stangata prefigurata da associazioni di consumatori e sparata nei titoli dei giornali.
È un vero allarme sociale la diffusione del gioco d’azzardo. Da cui lo stato incassa 8 miliardi all’anno. Ci vuole una seria regolamentazione.
Si è rivelato un totale flop il fondo per aiutare i giovani ad acquistare la casa con un mutuo. E il decreto legge di quest’anno che lo rifinanzia e ne vorrebbe allargare l’utilizzo non promette una vera svolta. Perché le regole di accesso sono troppo strette e rigide.
Sono in molti a stupirsi del passaggio di Telecom Italia sotto il controllo di Teléfonica. Ma i fatti di oggi sono la conseguenza di quattro passaggi chiave avvenuti tra il 1997 e il 2007. Ripercorriamo le tappe di una storia in cui sono condensati tutti i vizi del capitalismo privato italiano.
Dal 2000 a oggi c’è stato in Italia uno sviluppo esponenziale del gioco d’azzardo, che oggi garantisce allo Stato entrate per 8 miliardi. Ma i costi economici e sociali derivanti dalla crescita delle ludopatie saranno ben superiori. Necessaria una rigida regolamentazione di slot machine e affini.
Il decreto Imu prevede un incremento della dotazione del “Fondo per l’accesso al credito per l’acquisto della prima casa da parte delle giovani coppie”. Che però è incentivo mal congegnato e nei suoi 5 anni di vita non ha avuto molto successo. Allora perché aumentare le sue risorse?

Perché la “scuola per avvocati” non può funzionare
Di Stefano Liebman
il 01/10/2013
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