Per poter verificare meriti e demeriti dei vari sistemi di organizzazione didattica, classi di livello comprese, gli studenti dovrebbero essere assegnati in modo casuale all’uno o all’altro. Ma ciò significherebbe ignorare legittime preferenze individuali. Progetti pilota per superare le difficoltà.
Si salvano la faccia Ue e governo italiano con un accordo sulle sofferenze bancarie basato su un contorto meccanismo di attuazione. Per liberare i bilanci bancari c’è una garanzia statale sui crediti incagliati erogata “a prezzi di mercato”: un controsenso bello e buono. E poi la garanzia riguarda solo la fettina delle obbligazioni senior, i crediti più facilmente esigibili. La borsa ha visto i problemi ed è andata a picco.
Dividere gli studenti in classi differenziate a seconda delle competenze raggiunte, con programmi diversi. È la sperimentazione che il ministero suggerisce ai presidi. Con il rischio di creare classi di bravi e di asini, di ricchi e di poveri. In ogni caso è una proposta da valutare senza dividersi tra guelfi e ghibellini.
I senatori che usciranno dalla riforma costituzionale arriveranno per lo più dai Consigli regionali, eletti senza quote rosa salvo poche eccezioni. Avremo così un Senato con poche donne. Per riequilibrarlo basterebbe applicare alle regioni il meccanismo di preferenze in vigore nei comuni dal 2013. Che funziona bene.
Triplo shock sull’Italia dal rallentamento della crescita cinese dal 10 al 6-7 per cento. Ne patiscono direttamente i produttori del made in Italy. Ma soffre anche la meccanica strumentale tedesca e il suo indotto italiano. Ed entrano in crisi i paesi esportatori di energia (Russia compresa) finora mercati privilegiati del nostro export.
Chiusa la contesa sul controllo dello scalo di Brescia-Montichiari tra gli aeroporti di Verona e Bergamo. Con due sicuri perdenti: i passeggeri-consumatori e le compagnie aeree. Per capirlo basta guardare il panorama dei minuscoli e non redditizi aeroporti italiani. Dove la concorrenza è un optional. E la politica ci sguazza.
I risultati delle elezioni comunali del 2013 dimostrano che gli elettori usano il voto di preferenza. E se la preferenza è legata al genere, eleggono le candidate donne. Le scelte sulla composizione del nuovo Senato rappresentano una opportunità per il riequilibrio della rappresentanza di genere.
Il rallentamento della Cina mette a rischio sia l’armonia all’interno del paese asiatico sia il benessere del resto del mondo. Condividere le responsabilità globali è la maniera migliore per traghettare la seconda economia mondiale verso un sentiero di crescita più modesto, ma anche meno fragile.
Si è da poco conclusa la vicenda dall’aeroporto di Montichiari, conteso tra Verona e Bergamo. L’accordo è stato raggiunto per evitare la gara per l’affidamento della concessione e a danno di passeggeri e compagnie aeree. Privatizzazioni inutili e un piano di regolazione aeroportuale che manca.
Il 27 per cento degli intervistati dell’indagine Isfol-Plus ha difficoltà ad affrontare una spesa improvvisa di 300 euro. Ma la fragilità non è solo economica. È accompagnata da altri elementi di disagio, come cattiva salute o servizi locali scadenti. E richiede un’azione di sostegno complessiva.
Al di là degli stereotipi, Germania e Italia non sono così lontane tra loro. Anzi, le cifre rivelano l’interdipendenza tra due economie sempre più simili, con un commercio bilaterale tutto sommato equilibrato. Anche in Europa gli interessi sono spesso gli stessi. Manifatturiero e sfide del futuro.
Così diversi, così complementari: Italia e Germania – al di là degli stereotipi – sono una coppia di fatto sotto molti aspetti economici. Per esempio, là ci sono 1.400 imprese controllate dal nostro paese con 126 mila dipendenti; da noi 142 mila persone lavorano in mille imprese tedesche. E c’è molto di più in comune. Sullo sfondo dell’incontro Renzi-Merkel, lo scenario di una parte d’Italia – il Mezzogiorno – dove corruzione, malaffare, ospedali in cui si muore, infrastrutture fisiche e sociali fatiscenti hanno finito per azzerare aspettative e ambizioni di chi ci vive. Contro la rassegnazione, il Masterplan del governo per il Sud vuole risuscitare i “patti”, iniziative decentrate che hanno spesso già palesato la loro inefficacia. Sempre nel Meridione risiede la maggioranza di quel terzo di italiani sempre più fragili economicamente per mancanza di lavoro, scarsa ricchezza familiare, cura della salute trascurata. In passato tante misure – selettive ed episodiche – contro la povertà. Per affrontare il problema in modo efficace servirebbero 7 miliardi. Nella legge di stabilità 2016 le risorse stanziate sono meno di un quarto del necessario.
Se ne è parlato poco ma è giusto ricordare che 37 su 377 banche di credito cooperativo (Bcc) hanno crediti dubbi sopra il livello di guardia. Urge quindi la riforma di questo pezzo del sistema finanziario. Da risanare con una serie di fusioni provinciali e interprovinciali senza snaturarne il radicamento nel territorio.
Gli italiani che si informano credono più alla rete che ai giornali di carta. In Europa avviene il contrario. Su internet si riversa l’informazione libera da vincoli editoriali ma anche l’antipolitica. Mentre la stampa tradizionale è percepita come veicolo di trasmissione della cultura delle élite dominanti.
Il governo pensa a una riforma per le banche di credito cooperativo, che potrebbe però snaturarne l’identità. Buoni risultati si potrebbero invece ottenere con fusioni a livello provinciale. Scomparirebbero le Bcc con un rapporto tra crediti deteriorati e crediti totali oltre la soglia di allerta.
Non ci sono ricette miracolose per risolvere i problemi del Meridione. È possibile però evitare di ripetere gli errori del passato. Il piano presentato dal governo demanda le scelte operative concrete ai quindici patti per il Sud. Rischia così di ricreare una frammentazione di interventi già vista.