DOMENICA 1 MARZO 2026

Lavoce.info

Il Punto

L’accordo finale alla Conferenza sul Clima (COP21) riconosce per la prima volta i rischi posti dal riscaldamento globale. Con un consenso ben più vasto rispetto a quello raggiunto a Kyoto nel 1997 e anni luce meglio del fallimentare summit di Copenhagen del 2009. Ora comincia il vero lavoro: l’attuazione dal basso degli impegni per attuare gli obiettivi ambiziosi futuri.
Rinviare la risoluzione della crisi delle quattro banche dell’Italia centrale a gennaio 2016 avrebbe azzerato i risparmi anche dei detentori di obbligazioni ordinarie e dei correntisti con oltre 100 mila euro sul conto. Così dettano le nuove regole europee, create con l’illusione di rendere le banche più responsabili e i loro clienti più prudenti. Invece gli istituti di credito hanno sempre il coltello dalla parte del manico e la grande maggioranza dei risparmiatori non sa valutare i rischi. Si tratta dunque di norme pericolose, da cambiare. In attesa di correggerle, almeno c’è da minimizzarne le conseguenze nefaste.
Nel mercato del lavoro la buona notizia è che nel terzo trimestre dell’anno è cresciuta l’occupazione, in particolare dei giovani e al Sud. Ed è diminuita la disoccupazione ma – qui c’è la brutta notizia – anche perché metà delle donne disoccupate ha smesso di cercare lavoro e ora risulta “non occupata”. Per chi ha perso il posto, i decreti attuativi del Jobs act hanno ben delineato i servizi per favorire la ricollocazione. Peccato però che personale e finanziamenti non bastino: ci vorrebbero 4,5 miliardi in più.
Nel confronto urlato pro e contro i migranti la tv ha un’influenza decisamente negativa. Lo dice un’analisi dei dati dell’European social survey che mette in luce come il mezzo d’informazione più popolare contribuisca alla percezione degli “stranieri” strettamente e quasi solo legata alla minaccia del terrorismo.

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L’accordo sul clima? Diplomatico

La conferenza di Parigi sul clima si è conclusa con la firma del sospirato accordo. Un’intesa era necessaria per iniziare a risolvere il problema. E infatti coinvolge 185 paesi sulla base di piani nazionali di riduzione delle emissioni. I tre criteri per giudicare se si tratta di un buon accordo.

Come si tutelano i risparmiatori

Rivedere il meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie appena introdotto richiederà tempo. Intanto, però, si può agire su quattro elementi per minimizzarne le conseguenze negative. Dalla gestione della transizione all’occasione per trovare il coraggio di rivedere una governance inadeguata.

Luci e ombre nei dati sull’occupazione

L’Istat ha pubblicato i dati relativi al mercato del lavoro nel terzo trimestre 2015. Rispetto allo stesso periodo del 2014 cresce l’occupazione e diminuisce la disoccupazione. Dopo molto tempo i risultati migliori sono tra i giovani. Bene il Sud, mentre preoccupa la situazione delle donne.

Il libro dei sogni dei servizi ai disoccupati

I decreti attuativi del Jobs act delineano molto bene i servizi da destinare ai disoccupati. Ma tutto ciò rischia di rivelarsi solo un libro dei sogni. Perché le risorse pubbliche in termini di personale e finanziamenti restano scarse. Per realizzare gli obiettivi servirebbero 4,5 miliardi in più.

Vista in tv l’immigrazione fa paura

La televisione influenza il modo in cui le persone si fanno un’opinione su tematiche importanti. In Europa, lo dimostra una volta di più la questione dell’immigrazione. Più ore si passano davanti alla tv, più aumenta la percezione negativa degli immigrati. I risultati dell’analisi statistica.

Crisi bancarie: la soluzione che non funziona

Le nuove regole europee proteggono il contribuente dal costo del fallimento di una banca. Il rischio ora ricade sul risparmiatore. Tutto ciò per far sì che le banche siano più prudenti e per mettere al riparo i bilanci pubblici. Ma il meccanismo si basa su un presupposto sbagliato e andrà rivisto.

Il Punto

La crisi delle quattro banche dell’Italia centrale manda sul lastrico i risparmiatori a cui hanno rifilato i loro titoli ad alto rischio. Le istituzioni coinvolte (in modo più grave la Consob che dovrebbe vigilare sulla trasparenza dei mercati) fanno a gara nello scaricabarile delle responsabilità. E fa comodo addossarle all’Europa che non permette più salvataggi a spese dello stato. Bisognava pensarci (e informare) prima. Il meccanismo usato per risolvere questa crisi solleva poi vari interrogativi: sul ruolo dei finanziatori del “salvataggio” (Intesa, Unicredit e Ubi), su quello della Cassa depositi e prestiti che di fatto garantisce con 400 milioni di soldi pubblici e sulle procedure per distribuire l’ammanco tra i vari soggetti coinvolti.
Quando finisce una recessione, negli Usa la disoccupazione scende al 5 per cento, nell’Eurozona invece si stabilizza a livelli ogni volta più alti. Ma se è così, non basta che la Bce punti al 2 per cento d’inflazione, come scritto nel suo attuale statuto. Di cui appare evidente l’inadeguatezza quando si rischia la deflazione.
Ce la farà il mondo ad azzerare le emissioni di gas serra per la metà del secolo? L’Italia – come gli altri paesi – ha il suo piano, elaborato dall’Enea, in occasione di COP21. Ma, anche se gli impegni sono a lunga scadenza, il tempo stringe perché, oltre ai piani, serve mobilitare massicce risorse tecnologiche, economiche, di ricerca. Anche da parte del settore privato.
Entrata dalla porta dell’università, la meritocrazia nel reclutamento dei docenti rischia di uscire subito dalla finestra. A darle una spinta all’ingiù sono le armate baronali che vogliono riconquistare le posizioni perdute con la riforma Gelmini. Per impedirlo occorre cambiare la governance dei dipartimenti. Presto.
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Il dovere dell’informazione sui titoli delle banche

La vicenda che ruota attorno al decreto “salva-banche” fa emergere le responsabilità di chi non ha informato la clientela sui rischi a cui andava incontro: non solo le banche, ma anche le autorità di vigilanza. Se non si cambia rotta, in futuro i guai saranno maggiori. Contribuenti e risparmiatori.

Politiche eccezionali per una disoccupazione eccezionale

Tornata a crescere con la crisi del 2008, la disoccupazione in Europa resta alta in modo persistente. Tocca alla politica monetaria affrontare esplicitamente il fenomeno. Ma purtroppo la Bce ha come obiettivo statutario la sola stabilità dei prezzi. Stagnazione e difficoltà del Quantitative easing.

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