Industria 4.0, il piano nazionale presentato dal ministro per lo Sviluppo economico, vuole incentivare gli investimenti nelle tecnologie. In alcune l’Italia ha già vantaggi in termini di specializzazione e di risorse ottenute in sede europea. Quattro suggerimenti per il successo del programma.
Permettere ai bambini di portarsi un panino da casa, rinunciando al servizio di mensa scolastica, non è una vittoria della libertà. Perché la scuola è l’ambito più adatto a una corretta educazione alimentare. Obiettivi per cui dovrebbero battersi i genitori: rette accessibili e qualità del cibo.
Il Nobel per l’economia del 2016 è stato assegnato a Oliver Hart e Bengt Holmstrom per i contributi alla teoria dei contratti. Riconoscimento a una teoria che tratta problemi estremamente attuali, la scelta sottolinea quanto siano importanti gli incentivi nelle organizzazioni e nelle nostre vite.
Si avvicinano le presidenziali americane ed è ora di capire meglio le proposte economiche dei candidati, Donald Trump e Hillary Clinton. Che hanno preso a prestito qualcosa dallo sconfitto alle primarie democratiche, Bernie Sanders. Soprattutto nel resistere agli accordi globali sul commercio.
Come si fa a indurre i manager a perseguire gli interessi degli azionisti e non i propri? Pagarli bene non basta. Meglio responsabilizzarli in modo equilibrato: non indurli a prendere rischi eccessivi e tenere conto dei loro incentivi di carriera. Studiando questi temi Oliver Hart e Bengt Holmstrom si sono meritati il Nobel 2016 per l’economia.
Nell’America che si avvicina alle elezioni presidenziali si allunga l’ombra dello sconfitto Bernie Sanders sui programmi economici di Clinton e Trump. A far breccia – prima di tutto nel cuore dell’elettorato – è la resistenza all’approvazione e al rinnovo degli accordi di libero scambio con Asia, Ue e Messico. Tra le questioni lasciate irrisolte da Obama, la guerra civile in Siria. Un conflitto pesante soprattutto in Europa che vede un flusso di rifugiati pari al 15 per cento del totale. Ce n’è a sufficienza per alimentare una crisi drammatica. Che durerà se i paesi Ue non si accorderanno su regole comuni.
Per dare ossigeno alla Grecia l’Unione concede altri 2,8 miliardi di prestiti. Stavolta però il Fondo monetario non vuole partecipare, a meno che non si parta da un tema sgradito a Bruxelles: la cancellazione del debito di Atene. Sullo sfondo è tornato positivo lo spread del Btp italiano rispetto a quello spagnolo, una misura della fiducia relativa degli investitori nei due paesi. A Madrid da oltre nove mesi non c’è un governo. Ma l’Italia – nonostante gli acquisti della Bce – è appesa al rischio referendum.
Più di metà dei piccoli investitori italiani vogliono solo prodotti finanziari a rischio zero e alto rendimento. Così dicono le risposte a un questionario sulle scelte d’investimento. Ancora una volta balza in evidenza la scarsa conoscenza dell’abc su questi temi. Che fa male a tutti, anche a banche e consulenti.
Gli italiani hanno scarsa fiducia nella stampa. Alle ragioni storiche di questo cattivo rapporto (linguaggio poco comprensibile, fatti non separati dalle opinioni) forse se ne può aggiungere un’altra: i giornalisti sono più a sinistra dei loro concittadini. Così si fanno leggere prevalentemente da quelli con le stesse idee.
Se la crisi dei rifugiati è una sfida per i singoli paesi e per le prospettive future dell’Unione europea, la risposta può essere solo in un nuovo quadro normativo comune. Gestione comune delle domande di asilo prima dell’arrivo in Europa. E un meccanismo di distribuzione dei migranti “flessibile”.
L’Eurogruppo ha approvato la concessione della nuova tranche di prestiti alla Grecia. Ma resta acceso lo scontro con l’Fmi su un eventuale taglio del debito. Difficile stabilire con certezza chi ha ragione. Come dare più tempo ad Atene per tornare a finanziarsi sul mercato a tassi ragionevoli.
Timore di perdite, scarsa educazione e mancanza di fiducia scoraggiano la partecipazione al mercato finanziario e portano il risparmiatore italiano a fare scelte sbagliate. Le scienze cognitive aiutano a ripensare il ruolo degli intermediari e potenziare le capacità decisionali degli investitori.
I giornalisti italiani si collocano politicamente più a sinistra dei cittadini. Ne consegue una scarsa fiducia dei lettori nella carta stampata. Perché i giornali non reagiscono? Perché a leggerli e comprarli sono coloro che hanno una posizione ideologica in media più vicina a chi li scrive.
Manca poco alle elezioni presidenziali americane e la campagna elettorale è più accesa che mai. Archiviati i primi dibattiti televisivi (vinti tutti da Hillary, a detta degli esperti) e schivando scandali e polemiche di ogni genere, è bene dare un’occhiata ai sondaggi per cercare di capire dove l’opinione pubblica americana si stia effettivamente indirizzando.