Negli Sati Uniti si continua a discutere dell’eventuale completamento del muro al confine con il Messico. Intanto, però, il processo di trasformazione sociale ed etnica del paese è già ben delineato. E le elezioni presidenziali del 2020 lo testimonieranno.
L’accesso limitato al mercato interno garantito dalla Cina era probabilmente giustificato nel 2001 quando Pechino ha aderito al Wto. Ora, però, la situazione è completamente cambiata. E per l’amministrazione Trump le alternative ai dazi erano ben poche.
Nell’Unione Europea le donne hanno salari orari medi del 16 per cento inferiori a quelli degli uomini. E negli stipendi più alti il divario è ancora più marcato. Per superare la disparità di trattamento serve una presa di coscienza delle stesse imprese.
Lo stereotipo che le ragazze siano meno brave dei maschi in matematica ha profonde conseguenze sui percorsi di studio e di lavoro delle donne. Non è la sola causa delle differenze di genere nel mercato del lavoro, ma è un atteggiamento da contrastare.
Nella giornata delle donne ricordiamo senza compiacimento i progressi graduali nella parità di genere. In Italia la differenza media nelle retribuzioni rimane superiore al 20 per cento, anche se i dati mostrano finalmente qualche crepa nel “soffitto di cristallo”, il tetto che frena l’ascesa femminile alle posizioni di vertice. Le cose da fare per ridurre i divari in famiglia, sul lavoro e nella società sono tante. La prima è quella di richiedere alle aziende di raccogliere i dati sulle differenze di genere al loro interno. Mentre sono duri a morire – specie in Italia – gli stereotipi su maschi e femmine che condizionano l’apprendimento in età scolare, tanto che a 15 anni il divario di genere in matematica è di 20 punti (contro 9 della media Ocse). All’università le differenze si confermano e si traducono nella vita professionale con retribuzioni, posizioni e mansioni lavorative meno dinamiche. Il peggio è che i luoghi comuni che permangono a scuola sono ancora più radicati in famiglia. Dove – lo dicono i dati – i genitori non fanno svolgere a bambini e bambine le stesse attività extrascolastiche.
Anche il pendolarismo casa-lavoro-casa può diventare un campo di disuguaglianza di genere in famiglia. Una ricerca documenta che un aumento del tempo di spostamento del marito (per esempio per un cambio di sede aziendale) aumenta le sue ore lavorate mentre riduce l’occupazione della moglie. Nelle imprese quotate a seguito della legge Golfo-Mosca è salita la componente femminile nei cda ed emergono effetti positivi sulla redditività quando nel Consiglio ci sono almeno due amministratrici. Sarà un caso?
Mentre il presidente della Bce Mario Draghi descrive efficacemente la situazione dell’economia europea come “una stanza buia in cui ci si muove a piccoli passi” e promette di rispolverare nuovi finanziamenti Bce alle banche che prestano, il nostro governo si arrovella fino alla crisi sulla Tav Torino-Lione. L’esigenza rimane quella di non buttare via la nostra credibilità internazionale e di non sprecare miliardi di euro in improbabili piani alternativi (senza contributi europei), penali e indennizzi.
Bambine e bambini non praticano le stesse attività extrascolastiche e anche quelle svolte con i genitori sono diverse. Tutto ciò può influenzare il loro sviluppo cognitivo e non-cognitivo. Dunque, padri e madri dovrebbero sceglierle con cura.
I tempi di viaggio per raggiungere il posto di lavoro aumentano e possono scoraggiare la partecipazione al mercato del lavoro. Una ricerca mostra che particolarmente penalizzate sono le donne, anche quando gli spostamenti più lunghi riguardano gli uomini.
Le quote di genere nei consigli di amministrazione delle società quotate italiane ne hanno migliorato la qualità. E ne hanno beneficiato anche i risultati di impresa, quando la presenza femminile è stata rilevante. Perché la diversità aiuta a creare valore.
Nel nostro paese l’aumento del numero di donne nei Cda delle imprese quotate e di quelle pubbliche non ha avuto lo sperato effetto a cascata sulle altre lavoratrici. All’interno delle aziende le donne in posizioni di vertice continuano a essere poche.
I costi della rinuncia alla Tav sarebbero molto elevati. Alle penali vanno aggiunte le spese già sostenute per le prime opere e, soprattutto, la perdita dei fondi europei: in totale sarebbero più di 4 miliardi. Oltre al danno per la credibilità del paese.