Con l’obiettivo di rendere, entro il 2026, il sistema infrastrutturale più moderno, digitale e sostenibile, in grado di rispondere alla sfida della decarbonizzazione indicata dall’Unione europea.
Serve una radicale transizione ecologica verso la completa neutralità climatica e lo sviluppo ambientale sostenibile per mitigare le minacce a sistemi naturali e umani.
Dare un impulso decisivo di rilancio della competitività e della produttività del Sistema Paese.
Il Pnrr ha un ambizioso piano di progetto di riforme: pubblica amministrazione, giustizia, semplificazione della legislazione e promozione della concorrenza.
Servono pari opportunità generazionali, di genere e territoriali affinchè la ripresa sia efficace, strutturale e in linea con gli obiettivi del pilastro europeo dei diritti sociali.
Analisi e valutazioni delle istituzioni italiane in rapporto al Pnrr e agli obiettivi di crescita da raggiungere.
Il Pnrr affronta la questione della mobilità sostenibile all’interno delle missioni dedicate alla transizione ecologica e alle infrastrutture. Lo fa senza un criterio chiaro sulle scelte di destinazione dei fondi. E con un approccio troppo centralizzato.
Sono varie le posizioni e le proposte sulla “riforma del capitalismo”. Da una parte l’idea di coinvolgere tutti gli attori nelle decisioni produttive, anche per creare buoni posti di lavoro. Dall’altra, si punta a privilegiare politiche pro-mercato.
Nelle elezioni amministrative del Regno Unito ha vinto chi già governava: in Inghilterra i tory, in Scozia i nazionalisti, in Galles i laburisti. Il successo della campagna vaccinale ha premiato il premier Johnson, mentre la sinistra è sempre più divisa.
Il Piano di ripresa e resilienza proroga i superbonus del 110%. Il costo per il bilancio dello stato non è indifferente e dunque occorre destinare le risorse a progetti che possano garantire risultati per la collettività. A partire dalle case popolari sfitte.