Il 2022 doveva essere l’anno del ribilanciamento del mercato, invece i prezzi di molte materie prime hanno raggiunto picchi decisamente alti. Cosa dobbiamo aspettarci per il 2023? Le prospettive di miglioramento ci sono, ma le incertezze non mancano.
La struttura molto variegata del sistema rende complesso il confronto sul carico fiscale e contributivo di lavoratori dipendenti e autonomi. E tuttavia anche quando si considera il cuneo fiscale complessivo, la flat tax si conferma il fattore di maggiore iniquità tra le due tipologie di lavoratori. Le misure della legge di bilancio che introducono una sorta di “tregua fiscale” tra Agenzia delle entrate e contribuenti vanno a beneficio solo del lavoro autonomo. Per non cadere in una violazione dei principi costituzionali, si dovrebbe forse riconoscere un pari credito di imposta per i lavoratori dipendenti, che pagano tutte le imposte dovute. Quali sono le prospettive dei mercati delle materie prime per il 2023? Le principali incertezze derivano dall’inaspettata riduzione delle misure di controllo del Covid in Cina e dall’evolversi della crisi energetica in Europa. Con pochissime eccezioni, i candidati-star non sembrano capaci di portare voti ai partiti che li presentano. Gli elettori preferiscono eleggere rappresentanti legati al territorio. Un’analisi sui risultati delle ultime elezioni politiche. L’idea della povertà che si è affermata nel nostro paese negli ultimi anni appare lontana dal dettato costituzionale: essere poveri è diventato un demerito, senza più considerare le cause sociali della questione. Ciò si riflette anche sulle scelte per contrastare il fenomeno. D’altra parte, agire sulle cause e non sugli effetti della disoccupazione di lungo periodo può dare risultati migliori di quelli ottenuti con le sole tradizionali misure di politiche attive. Lo dimostra la sperimentazione di una garanzia di lavoro a Marienthal, in Austria.
Nella pausa delle festività abbiamo pubblicato articoli che hanno affrontato vari argomenti: l’analisi delle componenti del costo del lavoro; il contributo dell’edilizia al miracolo economico degli anni Cinquanta; la scelta di approvare in fretta e furia la legge di bilancio, quando forse si poteva far ricorso all’esercizio provvisorio; l’equilibrio tra salvaguardia del potere di acquisto delle pensioni e la sostenibilità del sistema in un periodo di alta inflazione; l’educazione finanziaria dei più giovani; la necessità di migliorare l’orientamento agli studi universitari; i due diversi modelli contrattuali per i rider; i costi della corruzione in Italia.
Spesso un grafico vale più di tante parole: seguite la nostra rubrica “La parola ai grafici”.
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Ormai si è fatta strada un’idea della povertà come demerito, che non contempla attenuanti. Si spendono così risorse pubbliche per curare e non per prevenire, per reprimere e non per integrare. È un welfare del dolore lontano dalla nostra Costituzione.
Negli anni Trenta la città di Marienthal fu teatro di una ricerca pionieristica sugli effetti della disoccupazione. Torna ora d’attualità con la sperimentazione di una garanzia di lavoro dai risultati incoraggianti. Una lezione utile anche per l’Italia.
È facile avere visioni molto diverse sul costo del lavoro, ad esempio tra imprenditori e lavoratori. Una pubblicazione dell’Istat permette di approfondirne alcune dimensioni, per settore di attività, ripartizione territoriale e classe dimensionale.
In Italia si parla poco di edilizia residenziale pubblica. Ma l’offerta di case popolari può incidere sulla qualità della vita di fasce della popolazione e sullo sviluppo economico locale. Almeno è stato così con il Piano Ina-Casa degli anni Cinquanta.
Il termine per l’approvazione della legge di bilancio è stato rispettato a spese del controllo del Parlamento. Forse a preoccupare i mercati finanziari più dell’esercizio provvisorio sono altre difficoltà del paese.
I pensionati sono particolarmente esposti agli effetti dell’inflazione. Ma per contenere il peso della spesa pensionistica sui conti pubblici si ricorre a un adeguamento parziale dei trattamenti, specie se alti. Va trovato un equilibrio tra due esigenze.
La scuola non svolge alcun ruolo nell’educazione finanziaria degli adolescenti, che passa tutta attraverso la famiglia. Ne deriva un approccio alla gestione del denaro ancorato al passato. Rafforzare le proprie competenze sarebbe utile a genitori e figli.
Spesso studenti e studentesse scelgono il corso di laurea a occhi chiusi, senza informazioni. Un esperimento mostra che se gli si presentano dati precisi su costi, grado di selettività e prospettive occupazionali delle varie facoltà, le decisioni cambiano.