Dopo il taglio dei tassi l’Europa non ha piu’ alibi per non crescere. E non puo’ continuare ad addossare agli Stati Uniti colpe che sono solo sue. Condannare la politica del dollaro debole è solo l’ultima versione dell’antiamericanismo nostrano. In realtà , i livelli dei cambi sono decisi dai mercati e i tagli alle imposte voluti da Bush favoriranno la crescita. Con buona pace dei keynesiani italiani.
I candidati all’ingresso nella Ue dovranno mantenere il tasso di cambio entro i margini di oscillazione del 2,5 per cento, annuncia Solbes. Un’impresa quasi proibitiva per Paesi soggetti ai flussi e deflussi di capitali, tipici dell’integrazione nei mercati finanziari internazionali. L’interesse comune è, invece, riconoscere la diversità di questi Paesi e permettere un loro ingresso nellÂ’euro in tempi ragionevoli. Anche per evitare una nuova fase di instabilità monetaria generalizzata.
Le politiche monetarie e fiscali corrono su binari opposti, mentre il dollaro si deprezza e l’euro si rafforza. Così gli Usa volano verso la ripresa e il Vecchio Continente è sull’orlo della deflazione. Eppure, i fondamentali sono giusti e per tornare a crescere agli europei basterebbe un cambio d’umore, magari determinato da politiche macroeconomiche più ambiziose.
Europa senza più alibi. Dopo l’ultimo taglio dei tassi deciso dalla BCE, nessuno potrà più chiamare in causa una politica monetaria troppo restrittiva per giustificare una performance economica deludente. I fondamentali dell’economia sono buoni, ma pesa l’apprezzamento dell’euro che accentua i rischi di deflazione. Ci vogliono ora politiche fiscali maggiormente ambiziose per imprimere una svolta.  E interventi che affrontino alle radici le cause della stagnazione europea, permettendo di meglio sfruttare i vantaggi dell’allargamento a Est, dunque dell’ampliamento dei mercati. Integrandosi di più e ampliandosi l’Europa può tornare a crescere. Ma mentre la Polonia vota a larga maggioranza il sì all’ingresso nell’Unione Europea, la Commissione Europea sembra voler imporre condizioni molto restrittive per l’ingresso dei nuovi membri dell’Unione nell’area dell’euro. Riaffiorano antiche e ingiustificate paure sulla cosiddetta “eurizzazione” delle ex economie pianificate dell’Est europeo. In realtà gli attuali paesi di Eurolandia hanno tutto da guadagnare da una relativamente rapida adozione dell’euro da parte dei nuovi membri.
I punti principali del discorso del 14 marzo tenuto dal Cancelliere tedesco Schröder al Parlamento tedesco. Le conclusioni del Congresso straordinario SPD. Le reazioni e i commenti riportati dalla stampa tedesca
Governo, sindacati e Alitalia si incontrano mentre il traffico aereo non si è ancora normalizzato, a causa dellÂ’”effetto trascinamento” degli oltre mille certificati medici presentati nei giorni scorsi dagli assistenti di volo. La crisi delle compagnie aeree è un problema europeo, che andrebbe affrontato liberalizzando il settore, permettendo a compagnie a basso costo di accedere ad aeroporti e rotte più accessibili. I certificati medici artefatti sono un problema italico. Contrariamente a quanto spesso sostenuto in questi giorni, possono essere contestati dal datore di lavoro in un’ampia gamma di casi. E i sindacati farebbero bene a prendere decisamente le distanze da queste forme di malcostume che incrinano l’immagine delle organizzazioni dei lavoratori.
A livello europeo non vale, invece, la pena di regolamentare le pensioni pubbliche. Chiudiamo il nostro forum sulla “Maastricht delle pensioni”. Promettendo di continuare a seguire le riforme, paese per paese, il livello giusto a cui queste riforme vanno condotte. Torniamo sul caso tedesco e l’agenda 2010, un tentativo di allungare l’orizzonte dell’azione di Governo. Presto parleremo di pensioni francesi.
Da sempre molto protetto, il settore aereo dovrebbe approfittare della crisi per avviare una vera liberalizzazione, magari ricorrendo a sostegni economici concordati a livello europeo. Finalmente si aprirebbero spazi maggiori alle compagnie low-cost, con benefici in primo luogo per gli utenti.
Gli assistenti di volo Alitalia si sono ammalati in blocco dopo il taglio degli equipaggi. Ma è possibile per un datore di lavoro contestare un certificato medico presentato da un lavoratore? Riportiamo un estratto da “Il contratto di lavoro” di Pietro Ichino. Analizza quando e come il certificato medico presentato dal lavoratore può essere contestato.
L’Irap è l’imposta più odiata dagli italiani. Eppure è tecnicamente corretta e la sua introduzione ha significato una riduzione del carico fiscale per molti contribuenti. Tanta avversione nasce forse dal fatto che colpisce categorie professionali con un grande peso nella formazione dell’opinione pubblica. Ma anche da aspetti psicologici quali la sua indeducibilità dalle altre imposte sul reddito. Su questo, però, qualcosa si potrebbe fare.
In campagna elettorale si riaffaccia prepotentemente la questione dell’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive. Il Presidente del Consiglio promette la sua abolizione e la delega fiscale impegna il Governo in questa direzione. Ma si può fare? E’ difficile immaginare un tributo che possa sostituirla a parità di gettito. Reintrodurre i contributi sanitari rischia di far esplodere il costo del lavoro; sostituirla con l’Irpeg inasprirebbe il carico fiscale sulle imprese, usare l’Irpef andrebbe contro la stessa delega fiscale. E poi sarebbe giusto farlo? L’Irap è un’imposta regionale e in tempi di federalismo fiscale bisognerebbe trovare un tributo che desse alle Regioni altrettanta autonomia, cosa ancora più difficile. Certo che l’Irap tra i tributi nazionali ha la palma dell’impopolarità . Allora, si potrebbe forse pensare di riformarla, per esempio rendendola deducibile dalle imposte sul reddito, aumentandone nel contempo l’aliquota media. Il G8 si chiude a Evian. Rinfrescati dall’acqua minerale, i potenti del mondo hanno benevolmente discusso anche dei poveri dello stesso pianeta. Ma che rapporto c’è tra globalizzazione e povertà ? Recenti ricerche empiriche mettono in luce risultati inattesi.