DOMENICA 23 AGOSTO 2026

Lavoce.info

A tavola col ministro

Girolamo Sirchia, dopo la battaglia contro il fumo, parte per una nuova crociata e insedia una Commissione scientifica di alto livello per decidere la dieta ideale degli italiani. Sapevamo che il liberismo non era più di moda. Ma qui siamo al trionfo del paternalismo. Ci spiace, signor ministro, ma vorremmo continuare a scegliere noi il menu. Sperando sempre che qualche ristoratore non prenda la palla (o la polpetta) al balzo: porzioni più ridotte sì, ma allo stesso prezzo di prima. Per sfruttare anche l’elasticità della domanda al prezzo. Tutto grasso che cola per far dimagrire gli obesi italiani.

Tre regole per non interrompere le emozioni

La pubblicità inserita nei film che passano in Tv è un prezzo da pagare. Ma è un prezzo che il consumatore-spettatore non conosce in anticipo e varia con il progredire della visione: più basso all’inizio per aumentare notevolmente verso la fine. Le emittenti dovrebbero perciò essere obbligate a annunciare il tempo totale di spot pubblicitari previsti e a distribuirli in modo uniforme. E per tutelare i titoli d’autore, divieto di pubblicità nell’ultimo 20 per cento di trasmissione.

I possibili sconfitti del referendum svedese

Gli svedesi potrebbero dire “no” all’euro nella consultazione del 14 settembre. Non tanto perché il Paese abbia sentimenti anti-europei o sia contrario alla moneta unica, la cui adozione sarebbe solo rinviata. La diffidenza è verso le poco chiare politiche fiscali europee e le troppe richieste di abbandono di ogni regola. In definitiva, verso l’incapacità della Ue di coordinare e disciplinare queste materie e di rispondere adeguatamente al rallentamento dell’economia.

Il digitale italiano, una rivoluzione a metà

La Legge Gasparri realizza una transizione a metà perché affida il controllo del processo di trasformazione da analogico a digitale ai due duopolisti, Rai e Mediaset, e consente loro di acquisire una posizione dominante nella fase di avvio. Non garantisce la convergenza al piano digitale elaborato dall’Authority, non moltiplica i programmi a disposizione degli utenti, marginalizza i broadcaster analogici nazionali e locali e lascia invariato lo squilibrio nella distribuzione delle frequenze.

Il buono dei ricchi

Il decreto che dovrebbe incentivare l’iscrizione alle scuole paritarie è stato emanato ad anno scolastico già avviato, quando le scelte sono già state fatte da tempo. E benché non sia ancora chiaro il numero dei beneficiari, sarà senz’altro un contributo modesto, inutile per abbassare significativamente la barriera di accesso agli istituti privati. Tanto più che non prevede differenziazioni per fasce di reddito. Si risolve in un vantaggio per le famiglie più abbienti, quelle che avrebbero comunque optato per il privato.

sommario 9 settembre 2003

Riaprono le scuole e le famiglie che hanno optato per la scuola privata si ritrovano un regalo inaspettato: il buono scuola. Troppo tardivo il provvedimento per incidere sulla scelta di dove iscriversi quest’anno. Il buono finirà per premiare le famiglie più ricche: di poveri fra chi ha già scelto la scuola privata ce ne sono davvero pochi. 
Si vota in Svezia per l’ingresso nell’euro. Ma sarà un voto soprattutto sul coordinamento della politica fiscale a livello europeo.
La legge Gasparri è in attesa di tornare alla Camera per la ratifica definitiva. Delega il passaggio al digitale a Rai e Mediaset. Che, da duopolisti, faranno di tutto per lasciare la transizione a metà. A proposito di interruzioni televisive: formuliamo una proposta per regolamentare gli spazi pubblicitari durante i film.
Il salutista ministro Sirchia insedia una commissione scientifica per stabilire cosa e quanto devono mangiare gli italiani. Non stiamo forse esagerando con il paternalismo?

rassegna stampa del 4 settembre 2003


“Europa”


“La Gazzetta di Modena”


“La Gazzetta di Reggio Emilia”


“Il Giornale”


“Il Messaggero”


“Il Piccolo”


“Il Sole 24 Ore”


“La Nuova Sardegna”


“La Repubblica”


“La Stampa”


“Libertà”


“L’Unità”

Itaca è il mare

Acque del mare nostro
Nefaste rigogliose
serene terribili,
Mediterraneo dalle vicine sponde
E dai destini lontani

Acque delle nostre sconfitte
Acque dei nostri slanci,
Mediterraneo degli opposti incrociati
E dei fratelli divisi

Acque delle nostre fedi
Acque delle nostre eresie
Mediterraneo del Dio di tutti
E delle guerre sante

Acque dei nostri miti
Acque del potente logos,
mediterraneo delle civiltà
e dei mostri della ragione.

Da sempre un Ulisse lacero ti attraversa
Da nord a sud da ovest a est
Da sempre si torna a casa
risalendo la corrente del Mediterraneo.

Siamo tutti Ulisse, Itaca è il mare.

Presidente, mi lasci lavorare

Ferie d’Agosto, la giusta quiete,
Tempo per vivere e per pensare
Buone letture e accesso alla Rete
Le nuove idee mi vengono al mare

E’ questo il tempo per prendere in mano
Spunti e intuizioni lasciati da parte
Il tempo libero è spazio sovrano
Per nuovi articoli e città d’arte

Ma è mai possibile che quasi ogni volta
Dando un’occhiata distratta al giornale
La mia attenzione veniva distolta
Perché non siamo un paese normale?

Per riformare la Costituzione
A quattro Saggi han fatto ricorso
Li han proclamati per televisione
Almeno i giudici han vinto un concorso!

Se il capo ultras è all’uscio che bussa
E vuol la squadra in serie B
Semplice, in fascia mettiamo La Russa
Ormai certe cose si affrontan così

E poi il nostro Capo riceve in Certosa
Gli ospiti accoglie con faccia spavalda
Ha preparato con cura ogni cosa
Riempiendo di cactus la Costa Smeralda

Lui lancia il sasso e ritira la mano
E i suoi poi continuan con grande protervia
Attenti Piero, Carlo e Romano
Per voi va in onda Telekom Serbia

E poi la sparata di fine estate
Sui giudici pazzi. Se Lei mi consente:
ma come le pensa ‘ste cose insensate
che neanche a Benigni verrebbero in mente?

Insomma, è riuscito a rompermi il fiato
Mi sono distratto con cose meschine
Per calmar l’ulcera mi sono sfogato
Ma il mio mestiere non è scriver rime

Così come il suo, se non vado errato,
E’ l’arduo ufficio del governare.
Quel suo contratto andrebbe onorato
E un po’ di silenzio, vorrei lavorare.

Uniti nella diversità

L’Europa che verrà è un’Unione di Stati, dunque la sua solidità dipende dalla uniformità di vedute tra i cittadini dei Paesi membri. Ma se gli europei sono d’accordo nell’avere una politica estera comune, hanno opinioni molte diverse su altri temi importanti come difesa, welfare, giustizia e immigrazione. La nuova costituzione dovrebbe tenerne conto e limitare le competenze dell’Unione alle aree sulle quali esiste una larga convergenza. Altrimenti, si rischia la disillusione degli entusiasti e una accentuata conflittualità tra Stati ricchi e i più omogenei e agguerriti “nuovi entranti”.

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