DOMENICA 23 AGOSTO 2026

Lavoce.info

Se mille poliziotti vi sembran pochi

La risposta al bisogno di sicurezza dei cittadini continua a privilegiare la quantità sulla qualità. Numero di agenti e spesa in questo settore sono più che adeguati alle necessità italiane. Quello che manca, invece, è la volontà di affrontare i nodi che impediscono un loro utilizzo efficace ed efficiente. A cominciare da una chiara divisione di compiti tra le varie forze dell’ordine. E da stipendi che tengano conto della diversità dei compiti svolti.

Niente sgravi dall’Ires

Contrariamente a quanto si lascia intendere, la riforma della tassazione delle società approvata dal Consiglio dei ministri non comporterà una riduzione dell’onere fiscale che grava sulle imprese. Non è neppure vero che ci si adegui a un modello europeo, peraltro inesistente. È vero invece che dalle legislazioni degli altri paesi europei si mutuano le norme più favorevoli per le holding e per i gruppi, senza interrogarsi se il nuovo sistema sia o meno coerente con le proposte di coordinamento elaborate dalla Commissione europea.

Calcio in tv, va in onda la crisi

I diritti televisivi sono stati un fattore scatenante della crisi finanziaria delle squadre italiane. Perché le società hanno dovuto trasferire ai giocatori buona parte di questi inaspettati e improvvisi ricavi. D’altra parte, la necessità di assicurarsi le esclusive ha alzato i prezzi e diminuito la remuneratività delle partite in tv. E tutti ne hanno sopravvalutato il potenziale di sviluppo. Ma se le emittenti possono permettersi di trasmettere in perdita per un breve periodo, alle squadre per pareggiare costi e ricavi non resta che abbassare gli stipendi dei calciatori.

sommario 16 settembre 2003


Il Consiglio dei Ministri approva il decreto attuativo della delega sulla riforma della tassazione delle società di capitali. Formuliamo un primo giudizio: non si riduce il prelievo sulle imprese, ci avviciniamo a un modello di tassazione “alla tedesca”, riservando un trattamento più favorevole alle holding e a quei gruppi che potranno usufruire del consolidamento di utili e perdite di diverse società partecipate, anche estere. Alcune norme sembrano in conflitto con i principi di non discriminazione e comunque non coerenti con il processo di coordinamento proposto dalla Commissione europea.
Il Governo risponde alla domanda di sicurezza dei cittadini assumendo 1.000 nuovi agenti. Meglio sarebbe stato investire in attrezzature e tecnologie, oggi molto più sofisticate che in passato, ricercando al contempo un migliore coordinamento tra le diverse forze dell’ordine.
Riparte anche il Campionato di B. Ma i problemi strutturali del calcio non sono stati risolti e potrebbero riesplodere da un momento all’altro: c’è stato un errore di sopravvalutazione della diffusione della televisione a pagamento. I diritti televisivi sono destinati ad abbassarsi. Con loro gli stipendi dei calciatori. Meglio facilitare questo processo se si vogliono evitare altri clamorosi fallimenti.

4.175 morti su cui riflettere

Dall’indagine ministeriale emerge che il caldo record di quest’estate avrebbe ucciso 4.175 anziani. Riproponiamo ai nostri lettori le riflessioni di Tito Boeri  (Quando la famiglia non basta) , Cristiano Gori (Anziani in cerca di risposta), Chiara Saraceno (Fumo contro la povertà) e Luca Beltrametti (Le soluzioni di Trento e Bolzano) sul problema degli anziani non autosufficienti in Italia.

Ide, molto rumore per quasi nulla

Investimenti diretti esteri e rapporto tra multinazionali e Paesi ospiti sono fra i temi in discussione a Cancun. Un accordo efficace dovrebbe prevedere un aumento della trasparenza delle regole come tetti per gli incentivi. E per le grandi imprese una maggiore tutela, ma anche codici di comportamento. La proposta europea lascia invece ampi margini di discrezionalità. Perché forse il vero obiettivo dei Paesi ricchi è distogliere l’attenzione da problemi per loro più spinosi.

La Pac da coltivare a Cancun

Sotto accusa da sempre, i sussidi all’agricoltura europea resistono nel tempo grazie alle pressioni dei gruppi di interesse. Altissimi i costi per i cittadini europei che finanziano le agevolazioni come contribuenti e come consumatori. Ma anche per i Paesi emergenti che non possono accedere liberamente ai nostri mercati. Wto e Ue, seppure con accenti diversi, sembrano ora disposti a impegnarsi per una loro sostanziale riduzione. Sarà vero?

Cancun, crocevia del benessere

Togliere gli ostacoli che ancora impediscono una piena liberalizzazione del commercio e degli investimenti mondiali. È l’obiettivo della riunione in terra messicana. Difficile raggiungere il necessario compromesso quando i protezionismi vanno per la maggiore, nessuno sembra disposto a fare il primo passo nell’abolizione delle barriere doganali e ad alcuni Paesi si è fatto credere che otterranno solo benefici, senza contropartite. Eppure all’espansione degli scambi è legata la crescita economica dei Paesi ricchi come di quelli in via di sviluppo.

sommario 11 settembre


“Siamo entrati in una fase di deglobalizzazione? Calano i flussi di capitale e gli investimenti diretti e si arresta la crescita degli scambi internazionali. Non è solo per colpa del rallentamento dell’economia mondiale. Conta il ritorno al protezionismo tra le due sponde dell’Atlantico e la mancata riforma delle politiche a difesa degli agricoltori in Europa come negli Stati Uniti. Quella della Politica agricola comune europea è stata una non-riforma. A Cancun occorrerà fare progressi su questo fronte, come pure su quello della riduzione delle barriere commerciali nel tessile-abbigliamento. Al Sud bisogna chiedere l’abbandono di pratiche discriminatorie nei confronti degli investitori esteri e maggiore trasparenza normativa sui flussi di capitale. Sapendo che, se fallisce il negoziato, a pagarne il costo non saranno soltanto i Paesi in via di sviluppo, ma anche la maggioranza degli abitanti del Nord, costretti da una potente minoranza a pagare prezzi più alti per beni che potrebbero essere importati dal Sud del Mondo”.

“De–Globalisation?”

Diminuiscono scambi internazionali, flussi di capitale e investimenti esteri. Perché aumenta l’avversione al rischio di imprese e investitori. E perché sono deboli le risposte di politica economica alle crescenti tensioni internazionali. Ne è una dimostrazione la richiesta di nuove barriere protezionistiche, buone solo per ritardare lo sviluppo dei paesi emergenti e bloccare i processi di riconversione verso produzioni tecnologicamente più avanzate in quelli industrializzati. L’accento sugli ipotetici danni della globalizzazione rischia di portare al fallimento il negoziato di Doha. Ma questo significherebbe perdere un’occasione di rilancio dell’economia mondiale.

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